di Roberto de Albentiis
Pellicola del 2013, uscita in
Italia a dicembre dell’anno scorso, diretta e sceneggiata da Uberto Pasolini
(alla sua seconda esperienza con un lungometraggio) e interpretata da Eddie
Marsan (“Gangs of New York”, “V per Vendetta”, “Il segreto di Vera Drake”,
“Happy Go Lucky”), è una co-produzione italiana e inglese dal tono drammatico
che racconta una storia singolare: John May (interpretato da
Marsan) è un impiegato comunale in uno dei municipi londinesi che si occupa di
rintracciare possibili parenti e amici di persone morte in totale solitudine,
come anziani, malati, alcolizzati.
Persona timida, meticolosa
e sola (orfano,
separato, vedovo? Nel film non viene detto esplicitamente), May svolge il
suo compito in maniera discreta eppure appassionata: è lui a entrare nelle
case di queste persone, è lui a scrivere l’elogio funebre e ad accompagnarle
(lui solo) in chiesa e al cimitero, è lui, una volta tornato a casa e consumata
la sua magra cena, a catalogarne le foto in un suo personale album.
Un giorno riceve un avviso
dal suo nuovo superiore: a causa dei tagli a bilancio e personale, il suo
ufficio è smantellato e lui è licenziato; in preda al dispiacere, è tuttavia
risoluto a portare a termine il suo ultimo caso, quello di Billy Stoke, un anziano
alcolizzato peraltro suo dirimpettaio.
Messosi al lavoro, ne riesce
a trovare un collega e degli amici e perfino una figlia (con cui sembra
iniziare un rapporto di timida amicizia), e, trattandosi del suo ultimo caso, è
deciso a organizzargli il più bel funerale possibile, offrendogli anche il suo
lotto personale al cimitero; riuscirà nell’intento, ma non potrà vederlo a
causa di uno sfortunato destino.
Se il film ha un ritmo lento
(e che però non annoia di certo), il finale è drammatico, se non tragico; non
svelo nulla per non fare spoiler, ma, credetemi, merita davvero: regala un
senso a tutto il film e fa commuovere e, tra una lacrima e l’altra, a me ha
davvero fatto pensare alla foscoliana “corrispondenza di amorosi sensi”
e, soprattutto, alle due parole del Credo che recitiamo ogni Domenica a Messa exspecto
resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi, aspetto la
resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà!
In questo film non ci sono
preghiere o riferimenti a Dio (per quanto si vedano quattro cerimonie funebri
cristiane cui partecipa John, due presbiteriane, una cattolica e una
ortodossa), e certo questa caratteristica è condivisa con tanti altri film
moderni e contemporanei, ma, a differenza di questi ultimi, tutta la
pellicola è pervasa di un forte senso esistenziale e religioso.
Tutto il bene (anche
compiuto in maniera solitaria, come fa John) che avremo fatto nella nostra vita
troverà un giorno, l’Ultimo Giorno, significato e ricompensa agli occhi di Dio (quel Dio che, come detto, non viene
nominato nel film, ma di Cui si avverte eccome la presenza!) e dei Santi,
Santi che, in vita, erano magari anche persone sole come quelle mostrate nel
film e che, dopo la morte, sono state fatte degne di essere ammesse alla
visione beatifica di Dio.
Durante una delle Missioni
Giovani cui avevo partecipato alcuni anni fa, durante l’Adorazione Eucaristica
notturna, ricevetti da uno dei sacerdoti un bigliettino con scritto il compito
assegnatomi, ovvero pregare per i vivi e i defunti, compito che ho sempre
cercato di svolgere nella maniera migliore possibile; ebbene, arrivato ieri
sera al finale di questo film, ho ripensato a questo personale impegno con più
forza e mi sono ripromesso di adempiervi ancora meglio!
Bello, intenso, delicato,
consiglio a tutti la visione di questo film, per vedere una storia commovente
e, anche, per pensare alle realtà ultime e al modo per prepararci e
raggiungerle al meglio.

Leggete i commenti
RispondiEliminahttp://www.mymovies.it/film/2013/stilllife/forum/?pagina=1