Chi non ricorda l’eccentrico
professore che salta sulla cattedra dinanzi agli scolari ingessati, figli di
papà, rampolli dell’alta borghesia statunitense recitando versi di Walt Whitman?
O chi potrebbe dimenticarsi il medico genio-ribelle Patch Adams o il padre
immaturo e ridicolo travestito da donna di Mrs Doubtfire? Tutti personaggi borderline o meglio outline, caratterizzati dall’estrosità e da quella insana voglia di
rivoluzione che tende al sovvertimento di ogni regola e di ogni norma. Da
sempre è stato considerato dalla critica cinematografica statunitense l’emblema
della comicità made in USA. Anche nei talk-show vestiva i panni del comico
sregolato e incontenibile, un po’ come il Benigni italiano. Il sorriso sempre
sulle labbra, la battuta pronta e…una tristezza profonda.
Impiccato a 63 anni con una cintura attorno al collo, così lo ha trovato lo scorso 11 agosto una sua assistente. I giornali e la superficialità mondana hanno trovato subito l’alibi: aveva problemi economici…! Motivazione poco credibile dato che il fondo economico di Williams sembra ammontasse a 130 milioni di dollari (mica male!). Pensano di aver trovato la risposta per tutto, la risposta ai mali di questo mondo ossia i soldi e la povertà! Date un milione di dollari a tutti e avrete fatto felice l’umanità. Poveri illusi.
Impiccato a 63 anni con una cintura attorno al collo, così lo ha trovato lo scorso 11 agosto una sua assistente. I giornali e la superficialità mondana hanno trovato subito l’alibi: aveva problemi economici…! Motivazione poco credibile dato che il fondo economico di Williams sembra ammontasse a 130 milioni di dollari (mica male!). Pensano di aver trovato la risposta per tutto, la risposta ai mali di questo mondo ossia i soldi e la povertà! Date un milione di dollari a tutti e avrete fatto felice l’umanità. Poveri illusi.
Ma se ci togliessimo i paraocchi,
e cercassimo di guardare alla realtà, scopriremmo che quell’uomo era al secondo
divorzio consecutivo, era ricaduto nel dramma dell’alcool e in una profonda depressione
che lo hanno portato alla disperazione più cupa e senza ritorno, nonostante i
soldi e il successo.
Intanto il bollettino di morte
hollywoodiano continua a crescere, e vi si aggiunge un personaggio che mai ci si
sarebbe aspettati, un comico! Grande lo scalpore quando nel 2010 fu la volta di
Heath Ledger, bello e maledetto, morto per overdose, anch’egli padre di
famiglia, stella del cinema lanciata a tutta velocità nel cielo del successo.
Di recente, il 2 febbraio scorso, è stato anche il caso di Philip Seymour
Hoffman a 46 anni, mentre girava la trilogia di Hunger Games, anch’egli trovato
morto nel proprio appartamento: anche lui lasciava moglie e figli. In una
intervista a “The Post” aveva dichiarato: “Non c’è piacere che io non mi sia
fatto venire a nausea”. Se per curiosità
andaste a leggere i titoli di giornali, vi accorgerete che le risposte dei
media per questi tre casi di suicidio sono del tutto identiche, “Nessuno se
l’aspettava, non era premeditato, aveva problemi di soldi ecc…”. Banalità e
luoghi comuni che ci impediscono di riflettere più a fondo e scorgere il motivo
che porta molte persone non solo all’autodistruzione ma anche all’annientamento
di coloro che gli sono vicini.
Ora non voglio soffermarmi sulla
povera anima di Robin Williams, ma questa serie di tragedie può e deve divenire
lo spunto per porci qualche sano interrogativo e prendere il polso di una
umanità che sta inesorabilmente perdendo il battito. Un mondo che propugna in
maniera disperata l’eutanasia, che trova nella “dolce morte” la soluzione al
proprio non senso. La morte diviene così la risposta ai mali dell’uomo perché
non trova più delle ragioni valide per vivere. Ma questa è solo una faccia
della medaglia, perché dall’altra parte vediamo l’oblio della morte, il rifiuto
della sofferenza, il maldestro tentativo di coprirci gli occhi e la coscienza
con una felicità a buon mercato.
Quanti giovani, anche cattolici, si
sono bevuti appassionatamente il tormentone di quest’anno, “Happy” di Pharrell
Williams? Tutto il mondo in moltissime città si è lasciato contagiare
dall’“allegria”, dalla “felicità”, quella che ti può dare un balletto di 3
minuti e mezzo, in cui ci autoconvinciamo in uno spasmodico mantra che siamo
felici, “because I’m happy!”. Ma certo! Ecco la soluzione! basta credere di
essere felici, farsi una risata, pensare positivo, essere ottimisti, non
pensare alle cose brutte, ballare un pochino per strada e sorridere a tutti:
perché non ci ho pensato prima? Ma perché questa bella ricetta non ha
funzionato anche con Robin Williams, specialista in risate, battute e scherzi?
Qualche giorno fa ad Ancona un
padre ha ucciso la figlioletta di 18 mesi perché “gli mancava l’amore”. Per non
parlare della tragedia di Carlo Lissi, magistralmente considerata da Maurizio
Blondet sul proprio giornale “Effedieffe”. Insomma, il non senso permea questo
mondo di morti che camminano, belli fuori ma marci dentro. Generazioni di
disperati, intenti a cercare la felicità nella ricchezza, nella vanagloria, nel
sesso, ora nella più perversa sessualità polimorfa. La materia immonda e
putrida nella quale si dibatte questa triste umanità ha chiuso il Cielo sopra
di essa, e non c’è via di uscita. Ma i cattolici, in tutto questo, i giovani
cattolici intendo, dove sono? Cosa fanno? Come reagiscono? Anche loro girano
per strada con gli auricolari come degli zombie alienati, storditi dai rumori,
dal divertissement, per non vedere,
per non pensare alle cose di lassù, alla Morte, al Giudizio, all’Inferno e al
Paradiso? La domanda più giusta allora sarebbe: ma i cattolici credono ancora
che ci sarà un giudizio? Chi si oppone a questo non senso? Qualcuno sa dare
loro una risposta?
Certamente al male di vivere che
attanaglia l’uomo da sempre non è sufficiente la teologia della “ciòia” o della
“iòia”. La teologia del sorriso e della felicità a buon mercato non serve a
nessuno. Non basta dire per favore, grazie e scusa per rendere il mondo
migliore. C’è voluto il Sangue del Figlio di Dio per riscattare l’umanità dal
debito di Adamo. La risposta, dunque, cari cattolici, è quella di sempre, quella
dei santi, è quella che la Madonna ha ripetuto costantemente in tutte le sue
apparizioni fino a Fatima: “Penitenza, penitenza, penitenza!”. San Francesco ha
avuto parole di fuoco per i fedeli cattolici che si abbandonavano alle mode del
mondo: «Tutti quelli che non vivono nella penitenza… e si abbandonano ai vizi e
ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri
della loro carne… e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali
e alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: costoro
sono prigionieri del diavolo del quale sono figli… Essi vedono e riconoscono,
sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima… Credete
di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà
il giorno e l’ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si
ammala, la morte si avvicina e così si muore di amara morte. E in qualsiasi
luogo, tempo e modo l’uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza
e dato soddisfazione, se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce
l’anima di lui dal suo corpo… I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto
il corpo e l’anima in questa breve vita e andranno all’inferno, dove saranno
tormentati eternamente. Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li
preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino amore
queste fragranti parole del Signore Nostro Gesù Cristo… E coloro che non faranno
questo, dovranno renderne ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale
del Signore Nostro Gesù Cristo» (San
Francesco, lettera a tutti i fedeli).
Guardiamo con fiducia, dunque, al
Crocifisso, meditiamo la Passione, seguiamoLo sulla via della Croce, facciamoci
santi! Non ci possono essere vie di mezzo o scorciatoie senza dolori. La via è
tracciata, dobbiamo solo intraprenderla, e mentre attraversiamo la città
distrutta di questo mondo disseminata di cadaveri, recitiamo un Eterno Riposo
per quelle povere abbandonate, anche per quella di Robin Williams…
Pubblicato il 20 agosto 2014

Ottimo quest'articolo, complimenti all'autore.
RispondiEliminaMagari quegli smidollati dei nostri parroci parlassero così nelle prediche, invece di limitarsi al biglietto sull'autobus e al non perdonare le offese
Sui quotidiani e sui siti d'informazione ho letto molti più articoli in cui si parla della depressione di Williams senza tante sciocche speculazioni su motivi riduzionistici. Che anche una persona di successo professionale possa soffrire di depressione fino ad uccidersi non meraviglia nessuno a parte gli sciocchi. Farne un argomento per questa tirata moralistica e ideologica è davvero di pessimo gusto. Quanto alla "teologia del sorriso" dobbiamo leggerci un'occulta frecciata a Papa Francesco? Sarebbe nel vostro stile.
RispondiEliminahttp://www.lettera43.it/cronaca/ancona-confessa-l-omicidio-della-figlia-l-ho-uccisa-io_43675138566.htm
RispondiEliminaOmicidio mistico...
Non del tutto condivisibile l'articolo, Robin era una bella persona peccato non conoscesse l'amore di Cristo.
RispondiEliminaHo la sensazione che i cattolici, e soprattutto quelli che si professano più ortodossi e tradizionali, siano nello stesso posto in cui si trovano tutti gli altri, e che si comportino come e peggio di tutti gli altri. ;)
RispondiEliminaGrazie per aver espresso le tue sensazioni, ma preferiamo ragionare sui fatti ;)
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