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20 marzo 2018

La danza delle streghe

di Razzullo
(I titoletti sono tratti dalla canzone di Gabry Ponte ed Enrico Ruggeri, non stiamo evocando nulla)

Spiriti Potenti, vi invochiamo: vegliate su Noi che stanotte balliamo.
Stiamo ballando da un anno e passa, in verità. Viviamo in tempi difficili per fare i genitori. Le trappole sono sempre in agguato, epperò un po’ di furbizia bisogna pure imparare a conoscerla e adoperarla. Il primo sbaglio che mamma e papà possono fare è quello di credere di vivere nel migliore dei mondi possibili, che nient’altro aspettava se non l’avvento del loro prezioso fagottello. Va e viene dalle homepage dei giornali internazionali un altro caso aveva ciclicamente aveva già smosso le coscienze. Dice che Elsa di Frozen diventerà lesbica. Un oceano di clic indignati ha scosso il web e le buone coscienze dei globalisti che altro non aspettano per avvalorare ogni loro fesseria. Con somma umiltà, io vi dico: lasciate che Elsa indulga all’amor saffico, lasciate che si strusci con somma voluttà attorno a un pupazzo di neve, che incanti gli orsi polari e insegni loro a bere té e sgranocchiare pasticcini. Più strillate, più farete il gioco. Se non vi piace il cartone, non portateci i vostri figli. Se non siete in grado di negare ai bambini il compimento del loro capriccio, fatevi una domanda e datevi una risposta. Il problema, allora, sareste voi.

Quando è notte il lupo grida all’ombra della Luna: la danza delle streghe non porta mai fortuna. 
 Le fortune di un prodotto culturale si dimostrano, oltre a quanto incassano al botteghino, anche dal clamore che riescono a suscitare. C’è poco da sfasciarsi il cervello; finché le provocazioni avranno successo, state pur certi che si continuerà ad aver a che fare con dibattiti così cretini. Anzi, più sono melensi e stupidi quei dibattiti, più ci fate la figura dei bacchettoni scemi. È un cul de sac, non se ne esce. Vale al cinema quanto a scuola, ovunque. Voi vi giocate le transaminasi, loro incassano. E va a finire pure che diventate i loro più affezionati clienti. Vi accendono e vi spengono a loro piacimento, perché sanno dove andare a parare per fare un po’ di casino. Appena scema la notorietà, la fama, l’attenzione su un film, su un cartone, su un’azienda ecco che arriva il bailamme mediatico pronto a riportare in auge il buon nome perduto. Nel bene o nel male, purché se ne parli, purché si diventi trend topic, purché ci si indicizzi ottimamente su Google. Però, direte voi, quelli che rischiano di rincretinirsi sono i nostri figli. Giusto, e qui entrate in gioco voi. E dovete smetterla, una volta e per tutte, di delegare agli altri i compiti vostri.

Fuochi e spiriti ballate, dentro al cerchio della Luce. Tramontate stelle, anime sorelle!
Quello del genitore è l’unico mestiere in cui l’essere omaggia il fare. Non si è genitori – piuttosto facile, in teoria, sarebbe l’ottenere meccanicamente una gravidanza -, si fa il genitore. E in quest’ottica, che educazione volete dare ai vostri figli? Come impostare la loro crescita, a quali stelle polari ancorarla? È una domanda fatale, non una sciocchezza a cui rispondere in venti righe. Pensateci: volete farne dei piccoli Einstein cosicché il mercato del lavoro si accorga di loro e ne faccia dipendenti meno precari degli altri oppure volete farne degli aperti mentali in grado di tollerare tutto? Volete che imparino subito l’inglese, che siano da subito membri produttivi della comunità oppure che siano dei buoni cristiani, dei consumatori integerrimi o degli ottimi padri e madri? Comunque la pensiate, smettete di affidare ad altri il compito che invece tocca a voi. Non affidatevi alle babysitter con le fregole umanitarie e lo stipendio statale: se darete ai vostri figli gli anticorpi giusti non avrete nulla da temere. Spegnete la tv dei cartoni didattici, bruciate i libri di favolette d’ammore e di auto aiuto psicologico. Iniziate a studiare voi, imparate – prima di loro, voi – a riconoscere e amare la Bellezza.

Dodici rintocchi squarciano la notte scura, la danza delle streghe signore di paure.
 Riaprite i vecchi libri di fiabe, quelli dei fratelli Grimm per esempio. Oppure il Pentamerone di Basile. Leggetegliele, anche (anzi, soprattutto!) quando parlano di morte e quando dicono parolacce. Rispondete a ogni loro perché, tutti. Non abbiate paura di traumatizzarli: se le cose non gliele dite voi, prima o poi lo farà qualcun altro. Non indulgete a nessun luogo comune. Non vi azzardate ad accostare Cenerentola alla resilienza. Insegnate loro a cercare la Bellezza e fatelo abbracciando la tradizione. Portateli al museo, non credete che non ci sia alternativa agli studios, alle favolette globalizzate, alle storie delle multinazionali. Invece che al cinema a far la gara con le altre mamme a chi ha l’amore più grande, prendetevi una domenica in campagna, insegnate ai vostri figli il nome degli alberi. Ricordatevi di spiegar loro da dove venite. E che c’è più vita in un verso di Tirteo che nell’opera omnia della Rowling.

Dalle tenebre sorgete, lento il fuoco nero brucia. Spettri nel castello fate il vostro ballo.
 Considerate che il vero pericolo di Frozen, per esempio, sta nel rifiuto di sé, nelle fantasticherie patetiche e non nelle eventuali sue tresche amorose. Cresceteli magari nella poesia, nell’epica, insegnategli la pietas con Virgilio, il valore con Omero. Insegnate loro che gli animali sono importanti, ma non sono più importanti di Dio. Tocca a questa generazione di genitori il compito di riparare alle scemenze morenti di quelle che l’hanno preceduta. Lasciate che i pallidi fantasmi di una civiltà eterna si materializzino e, finalmente, mettano in fuga le streghette e tutte le loro sciocche malìe. Insegnate loro, ai vostri marmocchi, che non è vero che tutto sia giusto perché lo dice una maestra, lo dice la tv o internet. E che l’unico modo che riconoscere il Vero sia nell’ammaestramento al Bello. Così ne farete uomini e donne.

 

11 aprile 2015

Caccia alle streghe e Inquisizione, fra bugie ideologiche e realtà


di Francesco Filipazzi

L’immaginario comune è graniticamente soffermato sull’idea che l’Inquisizione abbia compiuto un bagno di sangue senza precedenti durante il fenomeno della caccia alle streghe, durante tutto il Medioevo. In realtà questa è una bufala letteraria e cinematografica, che nasce dalle menzogne diffuse ad arte nel corso dei secoli da una serie di avversari della Chiesa e degli stati cattolici. Gli inglesi inventarono infamie riguardo l’Inquisizione spagnola, mentre illuministi e protestanti si sono impegnati nell’invenzione di altre bugie ai danni della Chiesa, del Vaticano e dell’Italia.
A sfatare tutta questa costruzione artificiosa sono intervenuti negli ultimi anni molti storici di varia estrazione, così come molte pubblicazioni fanno luce sulla grossolanità delle accuse mosse alla Chiesa e agli stati cattolici. Una di queste è “Caccia alle streghe – Verità, Leggende, Falsificazioni”, scritto da Francesco Agnoli per i Quaderni del Timone. Una pubblicazione che contiene un compendio molto importante, con tanto di indicazione di testi di approfondimento di storici di fama, riguardo la storia della magia e la verità dei fatti storici.
In primo luogo va ricordato che il cristianesimo e la Chiesa hanno avuto il ruolo di sradicare le superstizioni e le credenze magiche dall’Europa. Nel mondo pagano, che fosse greco-romano, celtico o germanico, l’idea che magia e stregoneria potessero aiutare a regolare la propria vita era abbastanza comune. Da ciò derivavano azioni abbastanza varie, dalla preparazione di filtri magici totalmente inutili, alla distillazione di veleni e pozioni dannosissime, per giungere alle pratiche abortive e a omicidi rituali di vario genere. Il cristianesimo ha quindi posto un freno a queste pratiche, che nel mondo germanico prevedevano anche il rogo delle streghe per nutrirsi della loro carne. Nel 1080, ricorda Agnoli, “Gregorio VII scriveva al re Harald di Danimarca di non credere che gli fosse permesso di perseguitare le donne accusate di provocare maltempo, tempeste e alcune malattie, processandole in base ad un uso barbarico, e lo avvertiva che se avesse fatto del male a un’innocente avrebbe suscitato il castigo divino”.
La tesi del cristianesimo, di fronte ad accuse di azioni soprannaturali, fu per tutto il Medioevo quella di negare la realtà di tali azioni e quindi l’invito era di non processare persone per stregoneria, visto che la stregoneria non esisteva. Il fenomeno della cosiddetta caccia alle streghe risale al Rinascimento, quando lo studio dei classici e del mondo pagano portarono a riscoprire anche certe pratiche, come l’alchimia, l’astrologia o l’evocazione degli spiriti, che coinvolsero anche gli strati della popolazione considerati più colti. La persecuzione ai danni di streghe e stregoni coinvolse però in buona parte le zone in cui la Chiesa e i governi statali avevano meno controllo, in quanto frutto di rabbia popolare. Inoltre la maggior parte delle condanne ai roghi e le persecuzioni vennero portate avanti in Germania, in terra protestante, dove l’eresia luterana aveva instillato nella pratica religiosa un fanatismo senza precedenti. Va ricordato che il tanto santificato Lutero scriveva che i bambini handicappati erano posseduti dal demonio, così come spiegava che i cattolici erano servi di Satana. Diede quindi inizio ad un’ossessione per la possessione demoniaca da parte sua e dei luterani che portò all’unico vero bagno di sangue della vicenda della caccia alle streghe. La furia dei roghi si scatenò anche in Svizzera, terra dell’eresia calvinista, assieme alle altre zone dove prese piede il calvinismo.
Per quanto riguarda l’Inquisizione, in realtà il ruolo avuto sia da quella Spagnola che dal Sant’Uffizio, fu quella di regolare e limitare i danni fatti dalle giurie popolari e dai tribunali civili. I casi di condanne annullate da parte degli inquisitori sono molteplici, proprio perché la teoria portata avanti dai cattolici era che condannare qualcuno per stregoneria voleva dire credere nella stregoneria e ciò era inaccettabile. Le condanne comminate dalle inquisizioni sono state ben poche e spesso per reati che, pur connessi alla stregoneria, comprendevano infanticidio e avvelenamento ed erano quindi reati comuni, ammantati di un’aura mistica, ma pur sempre porcherie.
Il Quaderno di Agnoli fornisce poi anche numeri molto interessanti per capire il fenomeno. Su 110 mila processi in 3 secoli, 50 mila furono in Germania. In Spagna e Italia i processi furono circa 5.000, per un totale di 10 mila, mentre in Svizzera furono 9 mila. Un dato decisamente sproporzionato, se confrontiamo dimensioni e popolazioni. Inoltre nei due paesi cattolici le condanne furono ben poche ogni anno, se contiamo che su 2.000 processi gestiti dall’Inquisizione spagnola, le condanne furono solo…11!
Se qualcuno ha voglia, vada a confrontare i numeri delle condanne a morte emesse al giorno d’oggi, da paesi anche civili, come gli Stati Uniti. Oppure controlli il numero di morti in pochi mesi di Terrore francese. Oppure controlli il numero annuale di aborti in un qualsiasi paese "civilizzato".

Siamo quindi di fronte, come sempre, come nel caso delle Crociate o di altri fantomatici crimini della Chiesa o dei cattolici, di fronte a mistificazioni ridicole ed ideologiche, che possono essere smontate senza troppa fatica.