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27 febbraio 2018

La cantata. Tracollano le mitiche ONG!

di Razzullo
Pensate un po’che figata sarebbe se, su un maxischermo gigante magari in mondovisione, qualche buontempone proiettasse il faccione di bronzo di Carmelo Bene che urla il gelido requiem: “Me ne fotto del Rwanda. Io lo dico, voi no”.
Il tracollo del mito delle Ong è inevitabile. I buoni borghesi, i bravi ragazzotti del Wyoming, le sensibili squinzie dell’Essex e di Roma Nord non possono dare lezioni di superiorità morale proprio a nessuno. Come se non bastasse il caso Oxfam , il Sole 24 Ore riporta la notizia dello scandalo che ha travolto Plan International mentre nei giorni scorsi, come rivela tra gli altri Il Giornale , è venuto a galla che uno degli uomini più buoni del pianeta, tale Peter Newell, già consulente all’Unicef, che alla difesa dell’infanzia (avrebbe) dedicato la vita, in realtà sarebbe invischiato in un vomitevole giro di pedofilia.
Finita qui? Manco per sogno. In Uganda sta venendo fuori uno scandalo che al confronto la nostra vecchia Tangentopoli è una barzelletta perché l’Ong Acnur è accusata di aver rastrellato fondi di cui non s’è saputo più niente, a fronte di un’emergenza umanitaria dichiarata per un numero di rifugiati superiore a quello reale. Al conto, secondo la Bussola Quotidiana , ne mancherebbero poco meno di 20mila. Insomma, ce n’è da far stramazzare un toro.

Pensate che figata sarebbe se, a ruota, su quel maxischermo un altro buontempone lanciasse a loop “Io fossi Dio” di Giorgio Gaber: “Infatti non è mica normale che un comune mortale/ per le cazzate tipo compassione e fame in India,/ c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna,/ che viene da dire:"Ma dopo come fa a essere così carogna?").
Non ne parla nessuno, però. Perché tutti questi scandali al sole arrostiscono (insieme alla credibilità delle singole associazioni coinvolte) la pseudospiritualità petalosa e decadente dell’Occidente. Quello che, per capirsi, è diventato così pigro da associare alla salvezza dell’anima, la donazione di qualche spicciolo.
Immaginate cosa accadrebbe se, d’incanto, scoprissimo tutti il bluff che è la religione piccolo borghese del pietismo, il culto pseudospirituale. Chissà che succederebbe se, di punto in bianco, dovremmo essere costretti a rinsavire e a sostituire il santino del superbuono internazionale Bob Geldof con quello del supercafone pugliese Padre Pio (non a caso, odiatissimo dalle lobby della bontà arcobaleniste che tentano da tempo di screditarne l’immagine).
Si gelerebbero i salotti buoni, quelli mediocri e quelli piccini picciò della borghesia d’ogni provincia mondiale. Che terrore, per la buona sciura, venire a sapere che non sarà dando due euro al ragazzotto di colore al supermercato che eviterà qualche annetto di purgatorio. Che sgomento, per i suoi figli, quando scopriranno che per nulla si sono sorbiti ore e ore di concertacci coi mai abbastanza maledetti bonghi, che sono andati in giro vestiti di robaccia equa e solidale quando non serviva praticamente a niente.
Il terrore che proveranno quando scopriranno che Gesù Cristo non è quella sottospecie di Dawson, ma ancora più fesso, che si erano immaginati. Che è “venuto a portare la spada”. E che aveva ragione quando urlò che il Regno dei Cieli sarebbe stato dei poveri di spirito. Degli umili, di chi ha creduto senza seguire i falsi idoli e le assurde superstizioni del tempo sciagurato che c’è toccato in sorte di vivere.
Pensate che figata sarebbe se, tra tanta musicaccia pseudo impegnata, tra tanta fuffa gentile e sensibile, tra tanta robaccia compassionevole e autocompiaciuta, un glorioso squinternato alzasse il dito sul Re Borghese nudo nella sua boria di chiffon e facesse risuonare altissimo l’antica canzone: 

“A lu suono de grancascia\ viva viva lu populo bascio\ A lu suono 're tammurrielli\ so' risurte li puverielli \ A lu suono 're campane \ viva viva li pupulane\ A lu suono 're viulini\ morte alli giacubbine”. 

 

20 febbraio 2018

Ci siamo giocati le Ong!

OVVERO: CHI È SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA SCUSA
di Razzullo
Chi è senza peccato, scagli la prima scusa. Ci siamo giocati anche le Ong. Dio sia lodato!
Sono settimane convulse, in cui è uscito fuori che le associazioni internazionali dei più buoni si sono macchiate di peccati orgiastici e libidinosi. L’aristocrazia dei buoni sentimenti che avrebbe sfogato la sua lussuria su poveri terremotati, su gente che aveva bisogno d’aiuto, su quelle persone che a noi – in quegli spot del terrore – chiedono continuamente di aiutare.

È di qualche giorno fa l’intervista al Guardian rilasciata da tale Mark Goldring, capo dei capi di Oxfam, l’organizzazione non governativa inglese finita nello scandalo delle orge ad Haiti. Ha detto, citazione testuale dal sito Rai che riporta la notizia, che “gli attacchi contro l’Ong per gli scandali sessuali ad Haiti e in altri Paesi sono sproporzionati rispetto al livello delle colpe”.
Ma quali sono queste colpe? Libero Quotidiano ha rivelato che ad Haiti si celebravano festini a cui partecipavano prostitute minorenni che, poi, venivano gratificate con regalie, pigliate proprio dai soldi già stanziati per aiutare la popolazione. Praticamente, fossero vere le accuse, i nobili d’animo e d’intenzioni pretendevano sesso in cambio di cose che altri, i poveri minchioni desiderosi di alleviare le pene di quei poveri disperati, avevano ordinato loro di consegnare, gratuitamente. Uno schifo. Ma non si può dire.

Se uno fosse povero di spirito cederebbe immediatamente alla tentazione di chiedersi cosa sarebbe mai accaduto se, invece delle anime belle e pietose del volontariato laico e politico, ci si fosse imbattuti in una congrega di missionari cattolici. Se fossero stati i preti, anziché quelli delle Ong, chi avrebbe mai avuto il coraggio di dire – urbi et orbi – che “gli attacchi sono sproporzionati alle accuse”?

La Chiesa, negli ultimi decenni, s’è ritrovata a dover chiedere scusa di tutto. Dallo scempio vergognoso dei preti pedofili fino alla Caccia alle Streghe a presunte complicità (mai provate) nei peggiori crimini della storia dell’umanità. Una Quaresima che dura da cinquant’anni. Da quando s’è messa in mano alle squinzie schitarrose, lasciando Pergolesi a marcire nella polvere.

Dalla sua perdita di credibilità, innegabile e incontrovertibile, hanno tratto vantaggio le associazioni internazionali di marca globalista intrise di protestantesimo a intermittenza. Il primato spirituale della bontà – complici anche gli insegnamenti di certi laici cretini messi ad ammaestrare, senza averne titolo né capacità, i più giovani, come già vi ho raccontato – appartiene a loro. Che adesso amministrano il culto laico della carità, della bontà.

Se non ci credete che siano le Ong ad avere il primato spirituale considerate che da qualche tempo diverse sigle chiedono ai vecchietti di inserirli nei loro testamenti. Chissà, donare qualcosa a uno sperduto villaggio africano magari salverà l’anima. Eppure era stato questo l’attacco principe alla Chiesa di Roma: arricchirsi sulle spalle dei gonzi preoccupati dal bruciacchiarsi le natiche all’Inferno. E poi, i preti usano quei soldi per fare la bella vita. A questo punto, uno che è davvero cattivo potrebbe gigioneggiare chiedendosi se non abbiano fatto così anche quegli operatori umanitari che ad Haiti hanno speso i denari dati loro dai gonzi con la superstizione di lavarsi la coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini mandando soldi al terzo mondo.

Chi è senza peccato, scagli la prima scusa. E comprenda che, forse, è arrivato il caso di ripensarla questa spiritualità contemporanea, tutta sciocchezze e darsi (pelosamente e petalosamente) agli altri. Basta, con l’inglese, basta con le chitarre, basta con la spiritualità imbecille da indignados in servizio permanente effettivo. Si torni al latino, alla grandezza, al Sacro.


 

04 maggio 2017

Ong, tutto molto trasparente


di Giuliano Guzzo

Perché prendersela tanto con le Ong? Perché insistere con l’avanzare populisticamente sospetti sulla loro attività? Dopotutto, non si capisce dove stia questa mancanza di trasparenza. Vi sono infatti Ong che da una parte svolgono la loro attività filantropica e, dall’altra – in almeno tre casi, quelli di Jugend Rettel, Sea Watch e Sea Eye –, si rifiutano di comparire di fronte alla Commissione difesa del Senato (fatto «motivo di preoccupazione», secondo Nicola Latorre del Pd, mica della Lega).

Vi sono altresì casi di Ong che, come per magia, da un anno all’altro vedono le proprie donazioni schizzare in alto alla grande – com’è avvenuto dal 2014 al 2015 per Moas, passata da miseri 55.454 euro di donazioni a 5.702.289 –, ma che non rendono disponibili sui loro siti internet, sempre in omaggio alla trasparenza, i dettagli di queste generosissimi contributi. Che le Ong siano un universo dove la trasparenza è proprio di casa, del resto, lo si sa da anni; basti dire che la necessità di maggiori controlli venne auspicata già nel luglio 2012 dalla Corte dei Conti, che monitorò 84 progetti in 23 Paesi trovando di tutto (soldi mai arrivati, progetti fermi o in ritardo da anni, rendiconti spariti), eppure i grandi media tacciono o minimizzano.

Insomma le Ong possono fare un po’ quello che gli pare, godono di un’immunità di fatto, ma chi osa criticarne alcune – come il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro – no, e infatti viene chiamato a comparire davanti al Csm. Poi vi sono i giornali che difendono a spada tratta le Ong, come Repubblica, con il figlio dell’editore nel Consiglio direttivo immaginate un po’ di che cosa? Di una Ong naturalmente. Nel frattempo ieri, il nostro Premier ha ricevuto a Palazzo Chigi George Soros, sostenitore della bontà dell’immigrazione di massa e finanziatore delle associazioni per i diritti degli immigrati (la American Civil Liberties Union, solo nel 2014, ha ricevuto dalla Open Society di Soros 50 milioni di dollari). Tutto chiaro, insomma. Anche troppo.

https://giulianoguzzo.com/2017/05/04/ong-tutto-molto-trasparente-anche-troppo/

 

02 maggio 2017

Ong sul Mediterraneo, le intoccabili


di Giuliano Guzzo

Tutti contro Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania reo di indagare su alcune Ong che, sul Mediterraneo, avrebbero collaborato con gli scafisti. Sono difatti giorni che quest’uomo e la sua tesi vengono ridicolizzati, quasi fossero farneticazioni. Roberto Saviano ogni mezz’ora scrive un post su Facebook per sottolineare il «forse» che echeggia nelle dichiarazioni del magistrato (qualcuno gli spieghi che significa la parola prudenza), Avvenire ringhia («Basta fuoco sulle Ong», titolava l’altro giorno), mentre Repubblica ieri scriveva che costui «dice di essere in possesso di “evidenze”», con virgolette che odorano di presa per i fondelli lontano un miglio.

Il punto è che il procuratore di Catania, delle evidenze (senza virgolette, eh) su certe Ong, le possiede davvero – e pure pesantissime (documenti, telefonate per accordarsi sulle modalità di recupero marittimo dei migranti, chiamate agli scafisti affinché inviino gommoni anche se in condizioni precarie, rischiando di far annegare centinaia di persone) -, ma non è questa la sua “colpa” più grave. Il vero motivo per cui questo magistrato è nel mirino dei cecchini del buonismo è che (insieme al Parlamento) oggi indaga sullo sbarco continuo degli immigrati, fenomeno che più di qualcuno, a quanto pare, ritiene aprioristicamente una manna.

Poco importa la connessione indiscutibile tra il numero dei migranti diretti sulle coste italiane e quelli che annegano tra le acque – più ne partono più ne muoiono, ma non lo ricorda nessuno –; e poco importa che più aumentano gli arrivi e più si complica la possibilità, per il nostro Paese, di accogliere degnamente queste persone (tra le quali, comunque, i profughi sono un’esigua minoranza). L’importante è che gli arrivi di migranti continuino perché son risorse, coloro che ci pagheranno le pensioni, la nostra assicurazione sul futuro. Non è una provocazione, ma il ragionamento di tanti. Ecco perché per chi non osanna le Ong – o osa sospettare che qualcuno, in tutto ciò, speculi – scatta la fatwa.


https://giulianoguzzo.com/2017/04/28/ong-sul-mediterraneo-le-intoccabili/