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21 settembre 2016

Schiavi della droga? Al potere conviene

di Paolo Inselvini

É approdata in questi giorni in Parlamento la proposta di legge che tratta la legalizzazione della cannabis ad uso ludico-ricreativo. La sua eventuale approvazione rappresenterebbe, soprattutto se inserita in questo contesto storico, una vera e propria catastrofe per la nostra Nazione, per la nostra gente ed in particolare per i più giovani. I media di regime ed i politici in malafede spacciano, è proprio il caso di dirlo, questa proposta come una vittoria della libertà, come una grande fonte di guadagno per le casse dello stato e come sicuro e duro colpo inferto alla criminalità organizzata.

Tuttavia, per persone che ancora possedessero qualche tipo di ideale o semplicemente del sano buon senso, è doveroso analizzare le gravi conseguenze che avrebbe l'approvazione di questo disegno di legge.

Soffermandoci, innanzitutto, su quello che rappresenta un pilastro della propaganda antiproibizionista, è opportuno quantomeno dubitare della tesi secondo cui un mercato della cannabis gestito direttamente dallo stato indebolirebbe la criminalità organizzata. Coloro che producono tali falsità dovrebbero ascoltare e seguire gli insegnamenti di esempi come Paolo Borsellino, il quale ha donato la propria vita per la lotta alla criminalità e la difesa della Giustizia. Egli fu chiaro su questo argomento, sottolineando tutti i limiti della legalizzazione della cannabis come opposizione alle mafie. É un grande peccato, però, che moltissime persone si ricordino di Eroi come Borsellino solo il giorno della morte, giusto il tempo di scrivere un post, per poi dimenticarseli fino all'anno successivo.

Ad una persona in buona fede, inoltre, risultano abbastanza pacifiche anche le conseguenze negative che la cannabis ha sul corpo, sulla psiche e sulle relazioni delle persone. Pochi giorni fa un ragazzo americano ha ucciso i propri genitori perché colpevoli di aver chiamato la polizia a seguito del marijuana-party da lui organizzato. Questo rappresenta un caso emblematico dei tanti casi in cui si sono commessi atti inconsulti dovuti direttamente o indirettamente all'uso di droga. Come se non bastasse, come affermano la maggior parte degli operatori del settore, coloro che fanno uso di droghe più letali della cannabis hanno molto spesso iniziato da essa che, sociologicamente e psicologicamente, rappresenta una porta d'ingresso al mondo delle droghe. 

Già queste semplici motivazioni basterebbero per ritenere quantomeno una grande sciocchezza la legalizzazione della cannabis. La questione centrale, però, è ancora una volta di tipo culturale. Qual è il modello di vita che vogliamo offrire ai giovani? Vogliamo che passino le proprie giornate a farsi le canne estraniati dalla realtà o vogliamo che lucidi, interessati e liberi lottino per il proprio futuro? La legalizzazione incentiverebbe uno stile di vita assai discutibile se non inaccettabile spingendo i giovani più fragili a rifugiarsi nella droga, una demoniaca compagna che cerca di ammaliare coloro che non sanno resisterle.

Uno stato serio avrebbe il compito di difendere i più deboli, mentre questa proposta di legge, se approvata, spingerebbe i più deboli ad arrendersi scegliendo la strada più facile quanto sbagliata. Il mondo in cui viviamo è complicato, spesso crudele e ingiusto e coloro che si trovano in situazioni di degrado sociale e di malessere psicologico andrebbero allontanati da comportamenti negativi come l'uso di droga.

Dall'altro lato, differentemente alle situazioni di degrado, vi sono anche coloro che fanno uso di droghe ed in particolare di cannabis solamente perché hanno bisogno di trasgredire e provare emozioni diverse e nuove in un mondo che può dargli già tutto, in un mondo senza più regole ne divieti, se non il divieto di avere divieti. La cosa più grave è che, se fosse approvato il disegno di legge, tutto questo sarebbe avvallato dalle istituzioni.

In questa realtà sarebbe necessario, invece, proporre un modello di vita differente. Davanti ad una realtà ingiusta ed omologante i giovani dovrebbero combattere per riprendersi il futuro e la propria libertà.

A qualcuno, però, conviene che i giovani siano schiavi della droga. Di fronte al consumismo, all'individualismo ed al capitalismo sfrenato sarebbe vitale per i giovani riscoprire una dimensione spirituale, la bellezza della comunità e del sano rapporto con la natura. Purtroppo, anche da questo punto di vista, a qualcuno conviene maggiormente che i giovani continuino ad ignorare tutto ciò che di bello e di vero vi è nella vita.

Qualcuno vuole che i giovani perdano la propria libertà perché questo, che lo si ammetta o meno, è quello che succede a coloro che fanno uso e diventano dipendenti dalla cannabis o da altre droghe. L' approvazione di questa folle proposta sarebbe un ulteriore passo verso la realizzazione di un mondo composto da una massa di individui controllabili e manipolabili. Questo è ciò che il potere vuole. Se, invece, vogliamo che i giovani siano liberi, indipendenti e capaci di prendersi il proprio domani dobbiamo proporre modelli di vita alternativi e pregare, pregare molto, che i parlamentari non barattino il futuro delle prossime generazioni in cambio di qualche milione in più nelle casse dello stato ed in cambio della possibilità di fumarsi qualche canna libera che gli permetterebbe di partorire altre leggi inaccettabili come questa.
 

02 settembre 2016

Natalità. Non è una questione di soldi


di Paolo Inselvini

Il cosiddetto “fertily day” e l'annessa campagna lanciati dal ministero della salute hanno infiammato orde di contestatori che hanno marchiato questa iniziativa come bigotta e retrograda.
Al netto della solita sudditanza alla lingua inglese, della strutturazione superficiale e degli slogan rivedibili, ho ritenuto subito l’iniziativa in parte condivisibile.
La denatalità è, infatti, uno dei più grandi problemi che colpiscono l’Italia e, come sostenuto da sociologi ed economisti, porterà il nostro Popolo ad un’inesorabile e lenta morte.

Non è, però, mio intento difendere l’indegno governo Renzi. Credo, anzi, che questa campagna rappresenti l’ipocrisia di un esecutivo che la Famiglia sta cercando di distruggerla da un punto di vista culturale, antropologico ed economico; un governo che la natalità non la sta certo favorendo. Con un pizzico di malizia, mi viene, inoltre, da pensare che questa non sia altro che una battaglia di retroguardia di una parte di governo che cerca di recuperare i pochi voti che aveva e che ha perso a causa della sua incoerenza. E’ poi pacifico che non potrà essere solamente questo tipo di iniziative a spingere gli italiani a ricominciare a fare figli. Ci sono, infatti, condizioni economiche sfavorevoli per coloro che volessero crescere un figlio, mentre coloro che hanno il coraggio di avere figli invece che essere tutelati vengono maggiormente vessati. Queste sono sicuramente situazioni inaccettabili e vanno risolte attraverso politiche serie e lungimiranti.

Guardiamo però in faccia la realtà, la società e noi stessi. Il problema centrale della denatalità non è quello economico. Non è vero che non si fanno più figli perché c’è la crisi, c’è precariato, non c’è lavoro. Il vero problema è di tipo antropologico e culturale. Non si fanno più figli a causa dell’egoismo e dell’individualismo che governano le nostre vite. In una società fondata sul consumismo, sul materialismo, sui falsi miti del progresso spacciati come verità dai media di regime, non c’è spazio che per l’io ed i suoi desideri. In questa società, nella quale le relazioni di coppia sono viste solamente come un mezzo per arrivare alla propria felicità e all’appagamento delle proprie pulsioni, non c’è spazio che per l’io ed i suoi desideri.

Di conseguenza è falso, in molti casi, il fatto che non si facciano più figli per motivi di carattere economico. Gli italiani, ed in generale tutti i cittadini occidentali, decidono di non fare più figli perché questo toglierebbe loro anni di divertimento, non permetterebbe, a dire di molti, di fare carriera, non permetterebbe loro di realizzarsi a pieno, non permetterebbe loro di comprarsi ogni anno l’i-phone nuovo.

Tutto ciò è dovuto alla distorta visione del mondo, della realtà e della vita che sono state propagandate soprattutto negli ultimi decenni. Per fare figli serve fare molti sacrifici, non solo economici, è necessario donarsi in modo incondizionato e disinteressato, è indispensabile essere consapevoli della grande bellezza e delle grandi responsabilità che comporta questa scelta.
E’ evidente che la società attuale abbia abbandonato da tempo tutte queste caratteristiche essenziali.
Di conseguenza i figli, o non si vogliono proprio o li si vuole come e quando decidiamo noi, del sesso e del colore di capelli di cui li desideriamo. Insomma, i figli ci servono solo quando diventano un nostro desiderio, un qualcosa che ci manca fra le mille che questo mondo moderno può fornirci.

Cosi ci è stata data la possibilità di creare i nostri figli attraverso provette e uteri in affitto e, come se non bastasse, la possibilità di sceglierli su dei cataloghi. In questo modo i pochi figli che nasceranno saranno fatti su misura e potranno davvero renderci felici. Questo è, purtroppo, quello a cui ci sta portando questa società: un figlio rappresenta una delle tante cose che questo mondo può offrirci, perciò, o ce lo offre con le modalità, i tempi e le condizioni che ci aggradano o possiamo farne a meno. Questo è quello che, come previsto incredibilmente da romanzi distopici del secolo passato, il potere vuole per noi e noi, schiavi, continuiamo ad ubbidire docilmente.

La Vita, una nuova nascita, non sono più viste come un dono, ma solamente come un peso o come un desiderio da esaudire. Fino a quando continueremo a credere che queste possano essere davvero le condizioni per portarci alla felicità ed alla vera libertà, fino a quando non torneremo a vedere la maternità e la paternità come una ricchezza ed un dono immenso, noi italiani continueremo a non fare figli. Ben vengano, quindi, campagne di sensibilizzazione, se fatte con sincerità, se seguite da fatti e soprattutto se contestate dai più grandi sponsor del politicamente corretto e del progressismo.

Per tornare a fare figli, però, ci vuole un cambiamento radicale nello spirito e nella concezione della vita. Sperando e soprattutto continuando a lottare affinché questo possa accadere, nel frattempo, di fronte a molte coppie in carriera che ritengono di intralcio fare figli, continuerò a preferire quelle coppie che, nonostante le difficoltà, continuano a fare sacrifici quotidiani per crescere ed educare i più grandi doni della propria vita.
 

06 aprile 2016

Riscoprire i valori eterni

di Paolo Inselvini

Oggi non serve più credere in qualcosa, avere fede ed ideali eterni, tradizioni e legami forti.
“Non ha senso”. Dicono. “La vita è una, bisogna viverla al massimo, senza limiti”.
Cosi la fede in Dio è stata sostituita dal culto dell’io, la fedeltà alla Terra ed alla comunità dalla sottomissione alle cose materiali e l’amore per la famiglia dalla ricerca del piacere. Al posto delle idee, degli ideali e dei dogmi trionfano le logiche di mercato, gli egoismi e gli orizzonti delle tecnoscienze. Questo è il progresso! L’uomo, liberato dalle catene che lo hanno sempre imbrigliato e limitato, può finalmente autodeterminarsi e plasmare la realtà ed il mondo come meglio crede. Tutto ciò, però, non corrisponde affatto ad una crescita dell’uomo! Come Chesterton diceva “ il vizio del moderno concetto di progresso è che è sempre qualcosa che ha a che fare con legami spezzati, confini cancellati e dogmi rifiutati”.

L’ uomo, infatti, si sta ribellando a quelli che rappresentano gli elementi più importanti e profondi della sua natura, abbandonandosi ad un passivo nichilismo che lo porterà inevitabilmente all’autodistruzione! Nel momento in cui si abbandonano le certezze, o quantomeno la ricerca di esse, nel momento in cui si rifiutano le leggi naturali e le proprie radici, nonostante il sistema cerchi di convincerci del contrario, l’uomo diventa solo ed alla ricerca di qualcosa che non troverà mai.

I due assassini romani, che qualche settimana fa hanno ucciso per vedere che effetto avrebbe fatto, sono l’emblema della dis-umanità che si sta plasmando. Rappresentano il perfetto frutto di una società che si fonda sulla fede nel nulla, sul culto dell’io e sulla ricerca spasmodica del piacere. La ricerca della morte, apparentemente insensata, è la conseguenza di una vita dominata dagli eccessi e dall’unica vera regola, quella di non avere regole. Ma i casi di cronaca non sono i soli a mostrarci dove si stia dirigendo la nostra società. Viviamo, infatti, in una società nella quale la Vita viene tranquillamente buttata nella spazzatura, una società nella quale la cultura dello sballo regna sovrana e nella quale le cose materiali vengono ritenute di maggior valore rispetto ai legami famigliari, comunitari e culturali.

L’ uomo che non crede in nulla, credendosi erroneamente libero, può dedicare la sua vita alla ricerca incondizionata della realizzazione dei propri desideri e dei propri piaceri. Mai, però, potrà trovare davvero sé stesso e quello che sta cercando. La sua vita rimarrà sempre incompleta. Non è nel successo, nella ricchezza, nella droga, negli eccessi sessuali e in tutto ciò che è effimero che si può trovare il senso della nostra esistenza! E’ solo dedicando la nostra vita a qualcosa di più alto che possiamo realizzare noi stessi. Solo sposando e difendendo valori eterni, solo ricercando il giusto ed il vero possiamo dare senso alla Vita.

E’ necessario ricominciare ad avere una visione verticale, a riappropriarci della convinzione che un filo ci colleghi a coloro che furono e a coloro che saranno. E’ indispensabile ricominciare ad occuparsi della cura del proprio spirito. E’ essenziale ricominciare a sentirsi parte di una comunità, disposti a sacrificarsi per essa e per coloro che ne fanno parte. Dobbiamo ricominciare a ricercare la Verità, partendo da quelle verità naturali che ci vengono date. Solo cosi possiamo ricominciare a riempire il nostro cuore, facendolo battere di nuovo. Solo ritornando a credere possiamo davvero essere uomini liberi. Lasciamo la cultura e la fede nel nulla e rifondiamo la nostra società e la nostra esistenza su quei pilastri che per millenni hanno sostenuto l’Europa e l’hanno resa faro di civiltà! Ricominciamo ad essere coloro che hanno visto eppure hanno creduto!