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25 giugno 2012

A Dio spiacente e a' nemici sui

di Federico Catani
Circa un anno fa, ebbi l'incoscienza di pubblicare un post di successo in cui festeggiavo la fine dell'era Tettamanzi a Milano e la nomina di un nuovo cardinale, Angelo Scola. Pur sapendo bene che l'ex Patriarca di Venezia non era certamente San Carlo Borromeo o il beato Ildefonso Schuster, gioii, insieme a molti altri, perché sulla Cattedra di Sant'Ambrogio tornava a sedere un vescovo cattolico o almeno filo-cattolico. Mi sono sbagliato. Dicono che riconoscere i propri errori è segno di onestà intellettuale e io lo faccio, mi batto il petto e recito il Confiteor: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Il motivo di questa presa di distanza dall'arcivescovo meneghino? La lettera scritta da don Julian Carròn, successore di don Luigi Giussani alla guida di Comunione e Liberazione, pubblicata indebitamente da Gianluigi Nuzzi nel suo "Sua Santità" e poi ripresa dal Fatto quotidiano.

 

03 luglio 2011

Bye bye Tettamanzi!

di Federico Catani
Il cardinale Angelo Scola, da poco nominato arcivescovo di Milano, non è certamente un uomo da invidiare. Chiunque si trovasse al suo posto si metterebbe le mani tra i capelli. E non solo perché la diocesi di Sant'Ambrogio e di San Carlo è la più grande del mondo. Ma perché, più semplicemente, dal 1954 (quando morì il grande beato cardinal Schuster) non ha più avuto un pastore cattolico. Dal 1979, poi, con l'arrivo dell'eretico Martini (basti ascoltare o leggere alcune sue dichiarazioni per averne la conferma), la Chiesa di Milano non solo non è stata più cattolica, ma forse nemmeno più cristiana, bensì il centro di un vago filantropismo senza Dio, oltre che laboratorio culturale del cattoprogressismo ulivista.

L'arcivescovo uscente, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che non pochi avrebbero voluto Papa nel 2005, è stato il degno erede di Martini. Forse le sue posizioni sono state meno spinte, ma probabilmente più subdole e dannose. Con la scusa del solidarismo, dell'amore fraterno, della carità e del "volemose bene", Tettamanzi ha trasformato la Chiesa milanese in una sorta di agenzia umanitaria, dove i preti hanno il ruolo di assistenti sociali. Non è un caso quindi che nella città meneghina i seminaristi siano pressoché scomparsi. Se devo diventare prete per fare volontariato o servizio civile, perché mai dovrei rinunciare a una moglie, a dei figli e ad altri piaceri della vita? Si potrebbe fare il tutto (e anche meglio) da laico.

Inutile ricordare le "imprese" più importanti del decennio tettamanziano. La richiesta a gran voce di una moschea per gli infedeli (pardon, per i fratelli islamici), il silenzio assordante tenuto quando i figli di Allah, nel gennaio 2009, hanno pregato provocatoriamente davanti al Duomo, le dichiarazioni d'amore verso i rom, le strizzatine d'occhio al compagno Pisapia, le feste insieme a "pretesse" e altri fenomeni da baraccone di qualsiasi setta protestante, l'indifferenza verso i cosiddetti valori non negoziabili tanto cari al Papa regnante, l'ostilità mostrata ai cosiddetti "atei devoti", la pessima riforma del rito ambrosiano (criticata dal cardinal Biffi), l'avversione nei confronti di ogni forma di pur tenue amore per la santa Tradizione cattolica, specie in campo liturgico e tanto altro ancora. Però, il suo maggiore merito è stato senza dubbio quello di essere riuscito, da Principe della Chiesa cattolica e Arcivescovo, a tenere omelie lunghissime e interminabili discorsi alla città senza mai pronunciare il nome di Gesù, come scrisse in un bell'articolo Antonio Socci nel lontano 2004. 

Forse proprio per questo Tettamanzi è stato così corteggiato dai giornaloni radical-chic come Repubblica e difeso a spada tratta dal quotidiano "cattolico" Avvenire (che però non si è mai fatto in quattro per sostenere Benedetto XVI). Si, perché ha distrutto la fede o, meglio, ha continuato, in buona compagnia, l'opera di dissolvimento del cattolicesimo, cercando di annacquarlo in un umanesimo senza Cristo e perciò ben accetto ai poteri forti radicalmente anticlericali, anticattolici e anticristici. 
Non si sentirà la mancanza per la sua assenza. Anzi, speriamo che il porporato, che ha confuso il rosso cardinalizio del martirio con quello della festa dell'Unità, si riposi e si dedichi alla preghiera e alla meditazione. Insomma, pensione vera e non finta come quella del cardinal Martini che ancora continua a romperci le balle con i suoi pensieri "illuminanti".
Quanto a Milano, per ritornare allo splendore di guide come Ambrogio, Carlo Borromeo e Ildefonso Schuster, che sapevano esercitare la carità (e che carità!) senza rinunciare a una sola virgola di Verità, ce ne vorrà. Ma forse questa è l'alba di una nuova primavera.