di Giuliano Guzzo
C’è chi si ferma alla Ford Focus, al bagaglio a mano sull’aereo, alle scarpe nere anziché rosse, al «buonasera» o al «buon pranzo», e chi – senza per questo vantare alcuna capacità superiore – cerca di andare più in profondità. Ebbene, anche se ci soffermiamo sulle ultime settimane del regno di Papa Bergoglio scopriamo che tutto è, questo Pontefice, fuorché un rivoluzionario della dottrina o del Catechismo. Ricordate lo scorso 4 ottobre, ad Assisi? I media s’attendevano dal Papa una svolta storica, un gesto eclatante di rottura con il passato, magari una svendita francescana di tutti beni della Chiesa, come fra le righe ipotizzava la Repubblica. Peccato che non solo Bergoglio abbia deluso le aspettative, ma abbia scelto di prendersela senza mezzi termini con la mitologia politicamente corretta di San Francesco quale hippie ante litteram: «Quel san Francesco non esiste, non esiste», ha ammonito.

