di Franciscus Pentagrammuli
Nell'anniversario dell’assassinio di Luigi XVI, re della più
antica dinastia cristiana d’Europa, erede di Carlo Magno, discendente di san
Luigi, è inevitabile il meditare sulla caducità della vita e della gloria
umana: tutto ciò che è sulla terra, non vi è che per morire, il brigante come
il santo, il re come il miserabile, l’onore come la vergogna, l’oscurità come
la gloria. Tuttavia, se pure questa meditazione possa, alla luce della
ragione naturale, sembrare veritiera, ancorché sconsolante, essa si rivela
gravemente incompleta alla luce della religione cattolica, fondata, come disse
il cardinal Pie, “interamente sul dogma dell’espiazione, della redenzione
attraverso il dolore”. Vediamo dunque se sia possibile, attraverso le dottrine
della nostra santa religione, di meglio comprendere i misteri del dolore, della
sofferenza, dell’infamia immeritati, i quali sempre ed ovunque sembrano
macchiare e rovinare la creazione; ciò, tenendo dinanzi gli occhi l’immagine del Re Luigi.