di Marco Sambruna.
Nelle ultime elezioni francesi abbiamo assistito a un interessante
esperimento politico finalizzato alla conservazione del potere al di la
delle sigle, dei partiti e delle leadership: il Potere infatti ha mostrato
quanto sia abile nel clonare se stesso e perpetuarsi con una nuova
fisionomia apparente, ma con gli stessi contenuti politici.
Il Partito Socialista, ossia la realtà politica incaricata di dileguare
l’identità e la sovranità francese, guidato dal machiavellico Hollande
ormai in caduta libera prima delle elezioni ha compiuto due mosse da
maestro: ha eliminato Fillon candidato conservatore favoritissimo
all’Eliseo prima di essere travolto da uno scandaletto tutto sommato
risibile – avrebbe fatto assumere la moglie presso un ente di prestigio –
di cui a tutt’oggi non c’è alcuna sentenza di colpevolezza; ma soprattutto
ha clonato il Partito Socialista trasferendone il programma verso la nuova
formazione politica “En Marche” dell’enfant prodige già consulente Goldman
Sachs, Emmanuel Macron.
“En Marche” non ha fatto altro che raccogliere l’eredità che il Partito
Socialista gli ha trasmesso: un passaggio del testimone, o meglio una
metamorfosi, che ha permesso al Potere mondialista, nichilista e
denatalista di restare saldamente al governo nel paese transalpino e quindi
di garantire la prosecuzione del programma di disgregazione della civiltà
europea: Macron proseguirà il programma di delocalizzazione delle imprese,
di secolarizzazione della società, di dissoluzione dell’identità culturale
che già furono di Hollande. Non bisogna infatti dimenticare che, nonostante
il richiamo al socialismo evochi scenari politici di segno contrario, il
Partito Socialista Francese era libertario sul piano etico, liberalista sul
piano giuridico, liberista sul piano economico, e dunque in virtù di tutto
questo come naturale conseguenza tenacemente europeista.
“En Marche” è esattamente omogeneo a questo profilo politico: infatti è
anch’esso libertario, liberalista, liberista e dunque tenacemente
europeista. Solo i più sprovveduti fra gli elettori, tra cui come spesso
accade i cattolici, hanno pensato che Macron rappresentasse la svolta
rispetto alle politiche mondialiste di Hollande.
LO SCENARIO ITALIANO
Come sappiamo a breve anche in Italia si svolgeranno le elezioni politiche.
I temi più dibattuti si possono riassumere in tre macro categorie:
-
Lavoro e previdenza.
-
Bioetica.
-
Europa ed euro.
In tutti questi ambiti dopo le prime roboanti dichiarazione tese a
smarcarsi il più possibile dal progressismo mondialista, Silvio Berlusconi
ha cominciato a convergere su posizioni così moderate da apparire pressoché
organiche a quelle del PD tanto da configurare uno scenario di tipo
francese in cui il PD clona se stesso in FI e Berlusconi si “macronizza”
cioè si traveste da innovatore ed elemento di rottura col passato mentre in
realtà non fa altro che adeguarsi alle politiche progressiste della
legislatura uscente magari con qualche ridimensionamento strategico.
Insomma esiste un patetico parallelo fra gli ex principi non negoziabili
della Chiesa attuale e quelli di Forza Italia: in entrambi i casi si stanno
verificando clamorosi dietrofront.
In ambito lavorativo e previdenziale gli oggetti del contendere principali
sono due: il job act e la “riforma Fornero”. Sul primo Berlusconi dopo
averne paventato l’abolizione ci ha ripensato: non si parla più di
abolizione, ma semmai di correzione perché a parte qualche emendamento la
legge va bene così com’è (vedi
qui
).
Idem sulla legge Fornero: secondo il leader di Forza Italia “alcune cose
vanno mantenute” tra cui l’età pensionabile (vedi
qui
).
Capitolo bioetica: fermo restando che ormai, tranne qualche posizione
isolata, Forza Italia ha abbondantemente metabolizzato sia l’aborto che il
cosiddetto divorzio breve, resta sul piatto degli ex “principi non
negoziabili” indicati dalla Chiesa solo la questione DAT cioè le
Disposizioni Anticipate Trattamento ossia il biotestamento: mentre nel
centro destra Lega e FdI hanno votato compattamente contro, la dirigenza di
Forza Italia ha lasciato libertà di voto ai propri parlamentari. Di più:
mentre Lega e Alternativa Popolare hanno proposto alla legge più di 3000
emendamenti con l’intento di bloccarne il percorso, Forza Italia non ha
frapposto alcun ostacolo di natura giuridica o procedurale alla legge (
qui
).
Sull’Europa Berlusconi non ha dubbi: il futuro d’Italia è l’Europa. E’ vero
che indica la necessità di un’ Europa liberale e cristiana diversa da
quella attuale, ma l’esperienza storica ci induce a molte riserve circa la
compatibilità fra istanze liberali e cattoliche. E la possibilità di un
eventuale referendum sulla permanenza o meno del paese nella zona euro? per
Berlusconi non se ne parla nemmeno, tanto più che il candidato premier più
probabile nel caso in cui Forza Italia risulti il primo partito alle
elezioni in seno alla coalizione e che Berlusconi risulti ineleggibile, è
Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo, liberale, cattolico e
convinto europeista.
FORZA ITALIA = EN MARCHE ?
Del resto Berlusconi ha già dichiarato di auspicare un prolungamento di
legislatura guidata da Gentiloni e quindi dal PD nel caso in cui dalla
consultazione elettorale non risulti una netta maggioranza in attesa di
tornare al voto (
qui
). E’ un’altra ambiguità: infatti non è chiaro perché prolungare una
legislatura dimissionaria se una nuova coalizione vince sia pure di misura
se non per permettere l’approvazione di alcune leggi rimaste in sospeso.
Come quella dello “ius soli” che verrebbe così realizzata da un governo
agonizzante e non dal nuovo esecutivo che si trova così sollevato
dall’imbarazzo di dibattere su una legge che a più riprese ha dichiarato di
non volere.
Ora se l’ipotesi di un Berlusconi macronizzato che catalizza voti assumendo
le sembianze dell’innovatore, ma il cui programma è mutuato dal PD il
quale, prima di eclissarsi definitivamente similmente a quanto fatto dal
Partito Socialista in Francia, trasmette i suoi cosiddetti valori a una
realtà politica ancora vitale ci si domanda seriamente perché un cattolico,
specialmente se di ascendenze sovraniste e identitarie, dovrebbe votare
Forza Italia.
E’ vero che un tale elettore all’interno della coalizione di centro destra
può votare altri partiti, ma occorre che i voti a loro favore siano
numericamente consistenti o rischiano di favorire indirettamente la
formazione di un governo a guida Forza Italia che su determinati temi, come
visto sopra, non appare troppo combattivo. In altri termini i voti
cattolici possono determinare la vittoria del centro destra, ma se Forza
Italia sarà il primo partito della coalizione sarà esso a trarne beneficio.
In questo caso il partito di Berlusconi potrà infatti esprimere il premier
e a dettare un’agenda politica che le ambiguità berlusconiane sopra
delineate già lasciano intravedere: libertaria in ambito etico, liberalista
in ambito giuridico e liberista in ambito economico.
Insomma la versione italiana di “En Marche”.

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