di Giuliano Guzzo
La decisione di definire le unioni civili “formazioni sociali
specifiche” – che, conoscendo l’andazzo, potrebbero diventare presto
F.s.s. – ha amareggiato non poco il mondo Lgbt: «In effetti la definizione non è entusiasmante, ma rimane nella premessa la dicitura Unioni Civili», commenta sul proprio profilo Facebook,
nel tentativo di arginare la delusione, Franco Grillini, presidente
onorario dell’Arcigay. Coloro che più di tutti, però, dovrebbero
sentirsi offesi da questa mossa, sono i contrari al riconoscimento delle
unioni civili e, in particolare, i cattolici.
Per due ragioni, una più legata all’attualità e l’altra di carattere
storico. La prima è dovuta al fatto che questa espressione “formazioni
sociali specifiche” è farina del sacco proprio dell’area cosiddetta
cattolica del Partito Democratico che, pur di non far affondare
l’istituto delle unioni civili ha pensato bene di cambiargli il nome. Ma
le parole dicono fino ad un certo punto del male reale che poi
effettivamente nascondono: anche Little Boy, per dire, sarebbe un nome simpatico, non fosse stato quello della bomba atomica.
Un secondo motivo, stavolta di carattere storico, per cui i cattolici – e più in generale coloro che si riconoscono come pro-life – farebbero
bene a diffidare dell’espressione “formazioni sociali specifiche” è che
sono decenni che si fanno prendere per i fondelli a suon di giri di
parole. Come non ricordare l’aborto procurato, divenuto
prima interruzione volontaria di gravidanza e quindi Ivg? Non si tratta
di cosa di poco conto, se si pensa che detta manipolazione
linguistica venne denunciata nientemeno che da san Giovanni Paolo II
(1920-2005): Evangelium Vitae, n. 58. E con la fecondazione extracorporea sbrigativamente definitiva Fivet,
come la mettiamo? E l’utero in affitto, che si vorrebbe sempre più
definire Gestazione Per Altri, quindi Gpa? Il giochino è insomma sempre
quello e puntualmente, in molti, ci cascano. Per cui, se da un lato bene
fanno – dal loro punto di vista – i militanti gay che aspirano alle
nozze a dichiarare di sentirsi presi in giro dall’espressione
“formazioni sociali specifiche”, dall’altro i primi a protestare
dovrebbero essere proprio i cattolici, i quali invece crederanno d’aver
vinto la battaglia per la famiglia per il semplice fatto che, pure lei,
ha cambiato nome: ora si chiama “mediazione politica”.
http://giulianoguzzo.com/2015/09/04/formazioni-sociali-specifiche-tre-parole-per-un-inganno/
Pubblicato il 07 settembre 2015

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