di Marco Mancini
Non solo Obama. Nella tornata
elettorale del 6 novembre, i cittadini statunitensi di diversi stati sono stati
chiamati a pronunciarsi su alcuni
referendum riguardanti materie eticamente sensibili. I risultati sono
stati, quasi ovunque, un trionfo per i
liberal e una catastrofe per il fronte conservatore.
Il Colorado e lo stato
di Washington hanno approvato la
legalizzazione della marijuana per uso ricreativo: “Yes, we cannabis!”, ha esultato con un gioco di parole
il Manifesto, rivelando in modo che più chiaro non si potrebbe la condizione
di degrado culturale, prima ancora che politico, di certi sinistrati italioti.
Più canne per tutti, insomma. Apprezzabili gli elettori del Massachussetts che,
oltre ad aver rifiutato (ma solo con il 51% dei voti) l’eutanasia legale, si
sono limitati – bontà loro – ad autorizzare l’uso dell’erba per soli scopi
terapeutici.
Ma il tema più scottante, obbligo
di preservativi per gli attori porno a parte, è stato sicuramente quello dei
matrimoni gay. In ben tre stati, Maine,
Maryland e Washington, gli elettori si sono espressi a favore delle nozze tra
omosessuali; in un quarto, il Minnesota, si sono opposti al tentativo di blindare
per via costituzionale la natura eterosessuale del matrimonio. E’ la prima
volta, dopo più di 30 consultazioni popolari sulla materia, che il fronte
omosessualista coglie tali successi. Dopo
decenni di propaganda mediatica e di decisioni politiche e giudiziarie
compiacenti, dunque, anche i cittadini statunitensi paiono ormai assuefatti.
Negli stessi giorni dei
referendum americani, la Corte
Costituzionale spagnola ha
confermato la legge sul matrimonio gay approvata da Zapatero, contro la
quale il Partito Popolare (che ora però si guarda bene dal modificarla) aveva
presentato ricorso ben 7 anni fa. Secondo le indiscrezioni, la decisione è
stata presa con 8 voti favorevoli contro 3. Le norme che consentono gli
sposalizi tra omosessuali, dunque, sono pienamente legittime, nonostante l’art.
32 della Costituzione spagnola parli espressamente del diritto a contrarre
matrimonio in condizioni di piena uguaglianza da parte di “uomo e donna”. Ma i
poveri costituenti post-franchisti non erano stati tanto lungimiranti da
immaginare le nuove frontiere dei fiori d’arancio. Dove si dimostra che, come in ogni totalitarismo che si rispetti,
anche il diritto positivo si riduce a mero flatus
vocis, di fronte all’arbitrio dell’ideologia.
E non si dica che gli iberici
rimangono isolati nella loro fuga in avanti: a fare loro compagnia sono i
cugini “latini” della Francia. Proprio ieri il governo socialista transalpino ha
approvato, tra le dure proteste dei vescovi, un progetto di legge che
modifica il codice civile, specificando che “il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello
stesso sesso”. Presto, dallo stesso codice civile saranno espunte anche le
parole “padre” e “madre”, in modo da consentire agli omosessuali di adottare
bambini. Il presidente Hollande, quindi, mantiene le promesse elettorali: finalmente
un politico di cui fidarsi. Per la verità, i
sondaggi non sembrano dargli troppa ragione in materia di adozioni: ma si sa,
quando la Volontà Generale si esprime, il popolo taccia.
Finché dura, in attesa del nuovo
governo delle sinistre, godiamoci l’eccezione italiana. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha
bocciato, grazie al voto di PdL, Lega e UDC, il testo
base della famosa proposta di legge contro l’omofobia. Il progetto
intenderebbe punire con la reclusione fino a tre anni chiunque inciti a
commettere o commetta “atti di discriminazione” fondati sull’omofobia e sulla
transfobia, estendendo a tali campi le previsioni della legge Mancino. Appare chiara la scivolosa ambiguità delle
parole: opporsi al riconoscimento pubblico delle unioni di persone dello stesso
sesso potrà essere considerato un atto discriminatorio? Si finirà in galera
per aver “incitato” (magari su questo blog) i pubblici poteri a non equiparare
coppie gay e famiglie eterosessuali nell’assegnazione, che so, degli alloggi
popolari?
Nel florilegio
di dichiarazioni che hanno seguito la decisione parlamentare, mi ha colpito
il commento dell’on. Palomba, capogruppo IDV in commissione, il quale si è
scagliato con veemenza contro la “lobby omofoba”, che a suo giudizio avrebbe
affossato la proposta di legge, di cui egli è primo firmatario insieme a Tonino
Di Pietro (non ridete). Proprio così, testuale: la “lobby omofoba”. Luminoso
esempio di come la neolingua omosex,
un po' come nell’orwelliano “1984”, dia luogo a un curioso capovolgimento della realtà
(inutile che vi ricordi a chi è notoriamente associato il criterio
dell’inversione…). Palomba parla, dunque, di “lobby omofoba”. Come se non
fossero i gruppi omosessualisti ad aver piazzato i propri rappresentanti di categoria in
tutti i partiti, perlomeno quelli del lato sinistro dello spettro politico:
Grillini è suo compagno nell’IDV, la Concia si è sistemata nel PD, Vendola si è
addirittura creato un partitino su misura. Come se essi non diventassero sempre
più visibili anche a destra, dove persino il povero Nello Musumeci è stato
costretto ad assumere non so bene quale impegno per i diritti dei gay nelle
recenti elezioni siciliane. Come se tali rappresentanti, numericamente esigui ma notevolmente influenti, non riuscissero a
dettare l’agenda politica italiana e non solo, con l’intento di snaturare
l’istituto familiare, cellula fondamentale della società, in nome del proprio
capriccio ideologico. Il che corrisponde perfettamente all’accezione
negativa del termine “lobby” utilizzata dall’on. Palomba: un gruppo di
pressione che tutela il proprio interesse particolare, anche a scapito di
quello generale. Non sappiamo per quale ragione questo Palomba abbia maturato
una così sincera premura nei confronti delle istanze omosessualiste, ma non dubitiamo che, in generale, i
rappresentanti degli interessi gay sappiano usare argomenti molto
convincenti. Altro che “lobby omofoba”: non fate le vittime con noi, cari
miei. Siamo abbastanza smaliziati da
conoscere la vostra potenza di fuoco, economica, culturale e mediatica.
Ma forse sono vittima di un
pregiudizio. Forse è vero che la potente lobby omofoba si infiltra nei gangli
dello Stato per discriminare i poveri omosessuali indifesi. Forse prima mi
sbagliavo: ora, grazie alle amorevoli
campagne del Ministero della Verità, vedo finalmente la luce. Tutti quanti,
ripetete con me: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è
forza”.
Pubblicato il 08 novembre 2012

Leggere la "Lettera ai romani" sara reato piu presto che tardi.
RispondiEliminaLa legge deve difendere i cittadini in quanto cittadini, non in quanto omosessuali o transessuali.
RispondiEliminabravissimo Mancio!
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