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23 ottobre 2020

29 aprile 2019

Muller. La morale fatta in casa genera eresia e apostasia

Pubblichiamo un testo del Cardinale Muller a commento del documento di Benedetto XVI sul '68 e la caduta della morale cattolica. Pubblicato su First Things e tradotto da Sabino Paciolla. Abbiamo messo in risalto alcune frasi.

Papa Francesco si compiace della profonda analisi di Benedetto XVI sulle ragioni della crisi degli abusi nella Chiesa, e ringrazia il suo predecessore per aver sottolineato le conclusioni che devono trarre coloro che occupano posizioni di responsabilità. Benedetto XVI ha una ricca esperienza su questi temi: dal suo ministero di sacerdote (dal 1953), come professore di teologia (1957), come vescovo (1976), come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (1981-2005), e come papa (2005-2013).

Nella Chiesa, lo strumento cruciale contro gli abusi sessuali è il Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (2001). Questa legge risale a Giovanni Paolo II e a Joseph Ratzinger, dimostrando che Benedetto è stato ed è la figura più importante nella lotta della Chiesa contro questa crisi. Egli ha la più ampia visione e la più profonda comprensione di questo problema, delle sue cause e della sua storia. Egli è in una posizione migliore di tutti i ciechi che vogliono condurre altri ciechi, non i veri ciechi sui quali Gesù ha misericordia, ma coloro contro cui mette in guardia perché vedono e non vogliono vedere (cfr Lc 6,39; Mt 13,13).

Nella lotta alla pedofilia, Benedetto è la figura più importante nella Chiesa

A 92 anni, Benedetto XVI è capace di una riflessione teologica più profonda dei suoi critici, che non hanno rispetto e sono ideologicamente accecati. Egli è in grado di avvicinarsi alla fonte del fuoco che ha acceso il tetto della Chiesa. Anche il catastrofico incendio di Parigi, in una delle più venerabili case di Dio della cristianità, ha un significato simbolico: Ci fa apprezzare ancora una volta il lavoro dei buoni vigili del fuoco, invece di incolparli per i danni causati dall’acqua nel corso dello spegnimento delle fiamme. La ricostruzione e il rinnovamento di tutta la Chiesa può avere successo in Cristo – se ci orientiamo con l’insegnamento della Chiesa sulla fede e sulla morale.

La recente assemblea dei capi delle conferenze episcopali a Roma (21-24 febbraio 2019) avrebbe dovuto segnare l’inizio di un cammino verso le radici del male dell’abuso. Solo se arriviamo a queste radici la Chiesa in Gesù può riacquistare credibilità come sacramento di redenzione per il mondo, e comunicare ancora una volta la fede che porta la salvezza che ci unisce a Dio. Purtroppo, le conclusioni pratiche tratte da questa assemblea non sono state ancora rese pubbliche, per cui la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti non può ancora mettere in pratica le misure che sono tenute in sospeso.

I resoconti sulle esperienze delle vittime che hanno subito abusi da parte di persone consacrate hanno scosso i partecipanti all’assemblea. Ma anche le analisi generalizzate e non impegnative di alcuni dei relatori ufficiali sono state dolorose. Questa è stata certamente una conseguenza del fatto che l’assemblea non ha permesso ad alcuni dei cardinali più competenti di parlare, come il cardinale Seán O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, o il cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

L’assemblea non ha permesso ad alcuni dei cardinali più competenti di parlare

Ogni processo canonico nei casi di gravi delitti sessuali è costituito da centinaia di pagine di materiale dalle fonti.  Questo produce una conoscenza empirica dei modelli d’azione, che permette di trarre conclusioni sul profilo degli autori e sulle circostanze tipiche. Al contrario, spiegare il fenomeno come “clericalismo” o “pressione sessuale causata dal celibato che si scarica sui bambini”, come legato alla “costituzione gerarchica della Chiesa” e alla “sacralità del sacerdozio”, significa usare parole d’ordine, modelli prefabbricati che hanno origine in un orizzonte ristretto dall’ideologia. Tali spiegazioni minano la tolleranza zero come unica politica corretta.  L’abuso sessuale di adolescenti o anche di seminaristi adulti non può essere tollerato in nessuna circostanza, anche se l’autore del reato vuole scusarsi indicando il mutuo consenso tra adulti. Solo una rigorosa osservanza della disciplina ecclesiastica e sanzioni severe possono scoraggiare i potenziali autori e dare alla vittima la sensazione che la giustizia sia stata ristabilita.

L’accusa di “clericalismo” può essere facilmente rivolta ad altri, ma ironicamente molti di coloro che la usano per attaccare gli altri ne sono essi stessi responsabili:  Chiunque come vescovo esige che i suoi chierici distribuiscano la Santa Comunione a persone non in piena comunione con la fede della Chiesa, o a coloro che hanno bisogno di essere assolti dal peccato grave attraverso la penitenza prima di potersi avvicinare alla comunione, è egli stesso iper-clericale. Egli abusa dell’autorità conferitagli da Cristo per costringere gli altri ad agire contro i comandamenti di Cristo, anche minacciando sanzioni ecclesiali. In questi casi, la regola apostolica – “dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” – vale anche nella Chiesa (Atti 5,29; cfr. la dichiarazione dei vescovi tedeschi del 1875 contro l’ingerenza della Prussia nelle questioni ecclesiali, DH 3115).

Tutti i tentativi intelligenti ma vani di far dipendere i singoli reati da disposizioni generali mancano di basi empiriche: I crimini non hanno origine nella struttura sacramentale della Chiesa, ma la contraddicono. Tutti coloro che lo affermano rivelano solo la propria incapacità e riluttanza a discutere onestamente il contributo e le proposte di Benedetto su questo tema esplosivo. Alcuni ideologi hanno messo in mostra la loro debole moralità e il loro intelletto, e hanno persino potuto riversare il loro odio e disprezzo su una piattaforma (qui si riferisce al portale web, ndr) finanziata dalla Conferenza Episcopale Tedesca. Contro la loro volontà, questi autori offrono maggiori prove a sostegno della diagnosi di Benedetto che un tipo di teologia morale, che per molto tempo non è stata cattolica, è crollata.

L’accusa più tristemente nota è l’affermazione che Benedetto avrebbe ostacolato la lotta di Papa Francesco contro gli abusi – anche se Francesco non sta facendo, e non può fare altro che continuare [ad attuare] le misure adottate dal suo predecessore, e proteggere se stesso e la Congregazione per la Dottrina della Fede contro i perniciosi tentativi di tutti coloro che vogliono minimizzare e nascondere. Benedetto, che dice la verità, non contribuisce a uno scisma, ma lo fanno tutti coloro che reprimono la verità e si nascondono dietro la verbosità psicosociale. Chi, sulle spalle di giovani vittime di crimini sessuali, cerca di sostituire l’insegnamento morale della Chiesa, fondato sulla legge naturale e sulla rivelazione divina, con una morale sessuale autoprodotta secondo il principio del piacere egoistico degli anni Settanta, non solo crea eresia e scisma, ma favorisce apertamente l’apostasia.

Chi, sulle spalle di giovani vittime di crimini sessuali, cerca di sostituire l’insegnamento morale della Chiesa, fondato sulla legge naturale e sulla rivelazione divina, con una morale sessuale autoprodotta secondo il principio del piacere egoistico degli anni Settanta, non solo crea eresia e scisma, ma favorisce apertamente l’apostasia.

Le violazioni dei comandamenti di Dio si sono sempre verificate. Ma la serie di crimini sessuali tra il 1960 e il 1980, commessi da sacerdoti che attraverso l’ordinazione insegnano, governano come pastori e santificano i fedeli nella persona di Cristo (Vaticano II, Presbyterorum ordinis 2), è particolarmente grave. Tali misfatti, al di là del danno causato dai crimini sessuali, danneggiano profondamente la credibilità di tutta la Chiesa e mettono in pericolo la fede delle vittime in Dio e la loro fiducia naturale nei ministri di Cristo. Molti di questi criminali non avevano senso di colpa, e non conoscevano o rifiutavano direttamente l’insegnamento secondo cui gli atti sessuali con adolescenti, o con persone adulte al di fuori del matrimonio, sono moralmente riprovevoli. Chi ha deformato la loro coscienza a tal punto da non saper più quali sono i gravi peccati per cui “né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali …. erediteranno il regno di Dio” (1 Cor 6,9)?

Molti di questi criminali non avevano senso di colpa. Chi ha deformato la loro coscienza a tal punto da non saper più quali sono i gravi peccati? Lo scandalo raggiunge il suo apice quando la colpa non è attribuita a coloro che infrangono i Comandamenti di Dio.

Lo scandalo raggiunge il suo apice quando la colpa non è attribuita a coloro che infrangono i Comandamenti di Dio, ma i Comandamenti stessi sono resi responsabili della loro trasgressione: La causa del peccato diventa Dio, che ci sta presumibilmente sovraccaricando.  Naturalmente, nessuno lo dice direttamente così, ma la Chiesa è accusata di interpretare i comandamenti di Dio in modo obsoleto. Pertanto, si dice, ora dobbiamo inventare (o, come dice il linguaggio eufemistico, “svilupparci ulteriormente”, cioè “falsificare”) una nuova morale sessuale che concordi con le scoperte delle moderne scienze umane, la quale morale “filantropicamente” lascia intatta la realtà fattuale della vita delle persone. Nel fare tali proposte, ciò che è altrimenti facilmente ammesso è convenientemente dimenticato: Vale a dire, che la scienza empirica “oggettiva” senza presupposizioni non esiste, e che l’antropologia di fondo influenza sempre il modo in cui vengono interpretati i dati della ricerca. La morale consiste nel distinguere il bene e il male. L’adulterio può essere buono solo perché una società scristianizzata la pensa in modo diverso da quello che dice il Sesto Comandamento?

La morale consiste nel distinguere il bene e il male. L’adulterio può essere buono solo perché una società scristianizzata la pensa in modo diverso da quello che dice il Sesto Comandamento?

Quando Paolo dice che, come conseguenza della negazione del creatore e del disprezzo dei peccatori per Dio, “Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento.” (Rm 1,27), egli intende ciò di cui sta evidentemente parlando. Come fanno gli esegeti a sapere che dietro l’ovvio significato di queste parole, si intende qualcos’altro, anche il totale contrario? Negli atti immorali, specialmente contro l’amore matrimoniale e la sua fecondità, Paolo rileva una negazione di Dio, perché la volontà del creatore non è riconosciuta come la misura del nostro fare del bene. Per la vita della Chiesa, questo ha un’altra importante conseguenza: Possiamo solo ammettere all’ordinazione candidati che possiedono anche i requisiti naturali, sono intellettualmente e moralmente capaci, e mostrano la disponibilità spirituale a darsi totalmente al servizio del Signore.

Possiamo solo ammettere all’ordinazione candidati che possiedono anche i requisiti naturali, sono intellettualmente e moralmente capaci, e mostrano la disponibilità spirituale a darsi totalmente al servizio del Signore.

Come sottolinea giustamente Benedetto XVI, possiamo allontanarci dalle false vie solo se comprendiamo la sessualità maschile e femminile come dono di Dio, che non serve al piacere narcisistico ma ha il suo vero scopo nell’amore tra coniugi e nella responsabilità per una famiglia. Solo nel più ampio contesto di Eros e Agape la sessualità ha il potere di costruire la persona umana, la Chiesa e lo Stato. Altrimenti genera la distruzione. Solo un punto di vista materialista e ateo vede la rinuncia volontaria al matrimonio nel celibato sacerdotale e nella vita religiosa come causa di crimini sessuali contro gli adolescenti. Non vi è alcuna prova di ciò; i dati statistici sugli abusi sessuali dicono il contrario.

Il punto di vista ateo emerge anche nelle argomentazioni di chi biasima i crimini di abuso sulla base di un “clericalismo” inventato o sulla base della struttura sacramentale della Chiesa. Nella terminologia teologica, il “clero” deriva dalla “partecipazione nel  ministero” (Atti 1,17) che Matthias ricevette quando fu eletto all’ufficio apostolico, che come servitore della Parola (Lc 1,2; Atti 6,4) doveva esercitare nell'”episcopato” (Atti 1,20) e come “pastore” (1 Pietro 5,2). Vescovi e sacerdoti non sono ordinati come “ufficiali” (con stipendio stabile e pensione statale), ma come ministri di Cristo nella predicazione, come amministratori dei misteri nella divina liturgia e nei sacramenti, e per il servizio con il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore. C’è una profonda unità tra il clero e tutti i battezzati nella missione comune della Chiesa. I fedeli laici non devono vedere il clero come funzionari con poteri fissi che invidiano per i “privilegi clericali” che vogliono rivendicare per se stessi.

Tale pensiero è possibile solo in una Chiesa secolarizzata, che è certamente destinata alla perdizione in ogni Paese in cui tale ideologia viene a dominare.  Invece di circondarci di consulenti mediatici, e di chiedere aiuto per il futuro della Chiesa ai consiglieri economici, tutti noi – clero, religiosi e fedeli laici, specialmente i coniugati – dobbiamo concentrarci nuovamente sull’origine e il centro della nostra fede: il Dio trinitario, l’incarnazione di Cristo, l’effusione dello Spirito Santo, la vicinanza a Dio nella Santa Eucaristia e nella frequente confessione, la preghiera quotidiana e la disponibilità a farsi guidare nella nostra vita morale dalla grazia di Dio. Nient’altro offre la via d’uscita dalla crisi attuale della fede e della morale per un buon futuro.

Invece di circondarci di consulenti mediatici, e di chiedere aiuto per il futuro della Chiesa ai consiglieri economici, tutti noi – clero, religiosi e fedeli laici, specialmente i coniugati – dobbiamo concentrarci nuovamente sull’origine e il centro della nostra fede


 

09 febbraio 2019

Se Muller "corregge" Francesco

L'odierno manifesto del cardinale Muller sembra destinato a far parlare molto di sé. Si tratta infatti di un testo che ribadisce alcuni capisaldi fondamentali del cattolicesimo, che secondo il porporato sono attualmente offuscati da una "sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede". Assolve al suo compito, facendo proprio il dettame paolino di trasmettere la fede incorrotta, perché "è compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono". Ricordiamo che il cardinale in questione è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2012 al 2017, incarico che fu di Ratzinger, il che lo pone come voce estremamente autorevole, essendo stato nei fatti la seconda personalità della Chiesa dopo il Papa.

Perché secondo Muller la fede oggi sarebbe offuscata? Non pochi intravedono una critica alla gestione della cosa ecclesiastica da parte di Papa Francesco, il quale sembra, lo dicono i suoi stessi sostenitori, poco interessato alla purezza dottrinale, preferendo una via pastorale non sempre attenta agli insegnamenti. Lo stesso cardinale sembra però agire per motivi più alti, ammonendo tutti, preti, vescovi e laici, ricordando che "oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna".

Certo è che molti punti sembrano diametralmente opposti alla dottrina Bergoglio e fa effetto vedere che ogni affermazione rimanda ad un articolo del catechismo. Facendo qualche esempio, il primo punto spiega esattamente la dottrina sull'unicità della Salvezza in Gesù Cristo. "Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846). Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663). È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale". Recentemente Francesco è andato in Medio Oriente a firmare una dichiarazione nella quale c'è scritto che la diversità fra le religioni è volontà di Dio. Come conciliare questa frase con quanto scritto da Muller?

C'è poi il nodo della salvezza nella Chiesa. "Attraverso di essa l’opera redentrice di Cristo diventa presente nel tempo e nello spazio con la celebrazione dei SS. Sacramenti, soprattutto nel Sacrificio eucaristico, la S. Messa (1330). La Chiesa trasmette con l’autorità di Cristo la divina rivelazione". Dunque, sembra dire Muller, "Extra Ecclesiam nulla salus", con buona pace dei propositi filo luterani nati nel 2017. Il primato dei sacramenti, ribadito nel documento, non sembra collimare con la dottrina professata ormai da vasti settori della Chiesa, che li vedono piuttosto come simboli e non come reale azione divina.

Altro punto critico è quello riguardante la comunione ai divorziati risposati, su cui si combatte una vera e propria guerra interna, dopo la pubblicazione da parte di Francesco della esortazione "Amoris Laetitia". "Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione» (1385). Dalla logica interna del sacramento si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano la santa Eucaristia fruttuosamente (1457), perché in tal modo essa non li conduce alla salvezza. Metterlo in evidenza corrisponde a un’opera di misericordia spirituale".

Che dire? Il cardinale Muller sembra intenzionato ad uscire dal silenzio che si era auto imposto un paio d'anni fa, per denunciare quella che per molti è una deriva morale e dottrinaria della Chiesa. Difficilmente potrà essere liquidato come un facinoroso, come si è fatto con chiunque abbia ribadito i dogmi cattolici negli ultimi anni.

Il testo integrale è reperibile sul sito di Aldo Maria Valli.

(Pubblicato anche su Barbadillo.it)


 

21 luglio 2017

Ratisbona. La verità è ben altra

di Paolo Maria Filipazzi

A proposito dei cinquecentoquarantasette-bambini-abusati-del-coro-di-Ratisbona-quando-c’era-il-fratello-di-Ratzinger.
Innanzitutto va precisato che i fatti di cui si tratta, ai sensi della legge tedesca, sono caduti in prescrizione da decenni e che, dei 49 responsabili, i principali sono morti da tempo. Insomma, parliamo di fatti che non potranno mai essere verificati in un processo e di cui alcuni responsabili non potranno mai dire la loro e difendersi per ovvie ragioni.
Precisiamo poi che l’indagine riguarda violenze avvenute nella scuola Vorschule Etterzhausen, ai tempi in cui era diretta da Johan Meier, preside dal 1953 al 1992 e morto venticinque anni fa. Nel 2010 tal Alexander Probst per la prima volta parlò pubblicamente delle violenze subite fra il 1960 e il 1970 da quest’uomo morto da tempo e sulla base della sua denuncia la diocesi di Ratisbona, all’epoca guidata da monsignor Müller, aprì l’inchiesta, i cui risultati definitivi sono stati esposti nei giorni scorsi.

Ne esce fuori il quadro di un tipico istituto “di una volta”, in cui ancora vigevano le pene corporali, che in Germania furono proibite per legge solo nel 1980. I 547 sono coloro che, ascoltati dalla commissione, hanno affermato di averle subite. Molti di questi racconti urtano sicuramente la sensibilità contemporanea ma, in buona parte, corrispondono ai metodi educativi notoriamente in uso pressoché ovunque fino a pochi decenni fa.
Vi sono poi i 67 che hanno subito molestie di tipo sessuale da parte di 9 persone di cui i due principali accusati erano già morti ai tempi dell’apertura dell’inchiesta e non hanno quindi potuto raccontare la loro versione.
Senza negare la gravità di questi episodi, ci permettiamo di dire che la vicenda ci sembra avere una portata, tutto sommato, molto più circoscritta di quella che i titoli di TG e giornali chiaramente cercano di dare a intendere.
Fatto sta che c’è una parolina che a un certo punto spunta fuori, appositamente per rendere più succoso il tutto: Ratzinger.

Eh, già… La scuola suddetta era, infatti, quella in cui studiavano i membri del Regensburg Domspatzen, noto coro di voci bianche di cui all’epoca era maestro Georg Ratzinger, fratello dell’attuale Papa emerito. Quest’ultimo non è stato mai minimamente sfiorato dall’accusa di abusi sessuali. Dalle testimonianze che si leggono nel rapporto finale, risulta un quadro in cui alcuni allievi lo ricordano con apprezzamenti positivi e in qualche caso con affetto e altri ne rievocano soprattutto il carattere burbero che lo portava qualche volta a mollare qualche schiaffone. Ci sono anche passaggi che fanno sinceramente sorridere, come il racconto di un aneddoto in cui, mentre il maestro strilla arrabbiato, gli cade la dentiera… Per le percosse che, ripetiamo, erano tipiche dei metodi educativi “di una volta”, l’anziano sacerdote si era scusato sette anni fa, subito dopo le prime denunce. In sintesi, si tratta davvero di pochissima cosa.

Tuttavia, sembra proprio che si sia voluto a forza accostare il nome Ratzinger ai casi di abusi sessuali. E così l’avvocato Ülrich Weber, incaricato dalla diocesi di Ratisbona di condurre l’inchiesta, ha accusato, nella conferenza stampa dei giorni scorsi, il sacerdote, oggi 93 enne, di “aver chiuso gli occhi e non aver preso misure a riguardo”.

In realtà, a leggere il rapporto, le informazioni a riguardo sembrano assai confuse. George Ratzinger avrebbe ricevuto notizie in tre occasioni, molto distanziate nel tempo, nel 1969, nel 1979 e nel 1993. Di cosa abbia effettivamente avuto notizia, in realtà, non si capisce. Nel rapporto si parla genericamente di “violenze” senza precisarne la natura. L’avvocato Weber afferma che il sacerdote non capì che si trattava di abusi sessuali e pensò probabilmente ad un semplice eccesso nei metodi correttivi, cosa che il diretto interessato aveva già affermato nel 2010. A pag. 380 si afferma che egli “non fosse il contatto preferito per riferire di violenze sessuali considerato il suo carattere” e a pag. 381 si riporta l’affermazione di un ex corista che definisce “impensabile” fare discorsi inerenti il sesso con lui, descritto come un vero puritano. Diciamoci la verità: da quello che si ha in mano, a carico di Georg Ratzinger non c’è nulla di nulla.

Ma tant’è: la sera di martedì scorso, il nome “Ratzinger” era stato pronunciato vicino alle parole “abusi” e “sessuali” e tutti i TG hanno potuto urlare il titolo: “Abusi sessuali: il fratello di Ratzinger sapeva!”. Cosicchè tutto l’Occidente è andato a letto inorridito per il 547 bambini violentati dal fratello di Ratzinger. Con in più il non detto che però era l’unico e il solo motivo per cui la notizia era stata data: l’Emerito poteva forse non sapere?
Il tutto, guardacaso, a stretto giro di posta dal necrologio che Benedetto XVI ha dedicato al defunto cardinal Meisner e che ha creato scompensi nervosi a-chi-sappiamo-noi… E già che c’era, l’avvocato Weber si è sentito in dovere di attaccare anche il cardinal Müller, vale a dire colui che dispose l’apertura dell’inchiesta. Probabilmente fingeva…

Del resto, subito dopo che gli era stato suonato il chitarrino, nelle scorse settimane, qualcuno farfugliò che il motivo del siluro fosse che “non aveva fatto abbastanza contro i preti pedofili”. Nessuno era stato in grado di precisare la cosa. Ora forse capiamo. D'altra parte, si sa, quando vuoi fregare un prete, l’accusa di pedofilia è l’asso pigliatutto…