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12 maggio 2018

#MetGala. La Chiesa e il rapporto con la bellezza perduta

di Andrea Michele Gazzola
Ormai è noto. Lo scorso 26 febbraio, la Santa Sede ha aperto gli armadi di casa e concesso, dopo oltre due anni di suppliche, al curatore Andrew Bolton, di poter esporre al Metropolitan Museum of Art di New York un numero di 40 tra oggetti e paramenti sacri. Ovviamente accostati alle realizzazioni di numerosi stilisti, a partire da Coco Chanel fino a Balenciaga e Versace, dove vi è una chiara ispirazione, se non copiatura, dei più pregevoli manufatti delle migliori sagrestie.

Così, pochi giorni fa tutto il gotha dello spettacolo e della moda è accorso ad una delle serate più mondane: un gala benefico per sostenere le attività del Costume Institute e l’inaugurazione appunto dei 5.500 metri quadrati dell’esposizione, visibile da maggio ad ottobre, dal titolo: “Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination“ (Corpi Divini: la moda e l’immaginario cattolico).

Cattolico, appunto. Ma tra il clamore suscitato per le mise di alcune star al limite del blasfemo, è andata in scena forse la più grande e a tratti certamente involontaria attestazione di "devozione" nei confronti della Tradizione, Cattolica appunto, tridentina per di più!

Solo e solamente cattolica non certo protestante o filobergogliana. Manifestazione in se ovviamente difettosa e mancante, se non a tratti da dimenticare, ma umanamente involontaria e sincera perché nell’imitazione si cela inequivocabile la stima e la volontà di voler essere qualcosa che non si è. 

Per i più potrà sembrare uno sfregio, frutto della mondanità che crede di servirsi, oggi, anche dei mezzi propri della divina liturgia, invece, nonostante i reiterati tentativi di depauperare la Santa Liturgia da parte di molti all’interno della Chiesa, Essa rifulge da oggi anche per mano di coloro che tutt’altro hanno che dei servitori della Santa Chiesa; ciò non fosse per screditare ulteriormente le sciatterie di parati illecitamente confezionati in plastica e di bassa fattura, frutto delle aberranti teorie sessantottine di una “chiesa povera”, non oltre specificato cosa. Ma la meraviglia e lo stupore di tutto ciò non sono nuovi.

Il potere esercitato dagli oggetti liturgici ed ecclesiastici in genere va con strabilio da sempre ben oltre il sacro e le persone del sacro. Il paramento nasce da umane necessità tanto quanto le rappresentazioni bibliche all’interno delle chiese, ad esempio l’opera di Giotto nella Basilica di Assisi. Se non rispondessero ad una funzione non avrebbero motivo d’essere dove sono, chiaro sia che per decorazione avrebbero potuto fare qualsiasi altra cosa. Dunque la necessità ne prescrive la presenza e ne obbliga l’utilizzo, la funzione del parato e degli oggetti sacri non è fine a se stessa, ma complementare nel veicolare il messaggio.

Ora il problema, dalla riforma liturgia si è voluto accantonare non degli “oggetti” ma delle necessità provocandone un immenso quanto inspiegabile vuoto, concretamente visibile ed espresso nelle chiese vuote di fedeli. Ciò che accade oggi al Gala non è altro che la profana e parziale realizzazione dei capolavori prelevati dalle sagrestie vaticane: meravigliare, affascinare, destare emozioni e raccontare significati antichissimi che dalla riforma post-conciliare ad oggi sono stati accantonati, nascosti, bistrattati finendo nel migliore dei casi musealizzati, in Vaticano.

La differenza tra un museo in stato Vaticano o all’estero non esiste perché la funzione non viene espressa in nessuno dei due casi. Le emozioni che desterà, ai visitatori, il triregno di Pio IX, saranno solo una parte di quelle che un turista o pellegrino in visita a Roma poteva vivere nel vederlo sulla testa del legittimo portatore con tutto quanto ne conseguiva di seguito. Sarà questa l’ennesima occasione verso la riscoperta della vera chiesa ?! Qualcuno si accorgerà che le contraddizioni attuali altro non sono che il frutto di errate teorie che hanno spinto la sposa di N.S. ad un ciarpame di sciatteria accompagnato da menestrelli in chitarra ?!

Certamente il Gala tutto è tranne che l’intenzionale oscuramento della bellezza voluto dalla chiesa di Roma da cinquant’anni ad oggi. Bellezza copiata già nel 1955/56 quando l’atelier delle Sorelle Fontana produsse per un film di Fellini, che non fu mai girato, il modello cosiddetto “Pretino”. Si trattava di un abito per Anita Ekberg, lunghezza da abito da cocktail, che nient’altro era che una talare filettata cremisi, abbottonata al femminile e completata da un saturno con tanto di nappe. Le tre stiliste temettero la scomunica, ma qualche tempo dopo ricevettero udienza presso il Santo Padre, Pio XII con la famiglia e le maestranze dell’azienda.

Bellezza in dialogo già alcuni secoli prima, dove era usanza tra le nobildonne donare i propri abiti realizzati con i tessuti più preziosi, alla chiesa, per farne confezionarne parati. Dunque niente di nuovo, se non un ancor più chiaro ritorno tramite la bellezza dalla tradizione cattolica di sempre attraverso i secoli, perché si sa, il brutto non ha mai suscitato interesse e non ha mai prodotto niente in nessuno. 

Accuse verso il brutto della chiesa “moderna” che furono già malcelatamente mosse nel 1972 da Federico Fellini nel film “Roma” dove una quasi rassegnata, ma battagliera principessa dell’aristocrazia nera (i più acuti sapranno leggerci una similitudine con un’assai nota principessa difenditrice della tradizione tridentina), esprime il suo scetticismo nei confronti del futuro imperante. La principessa ospita nel suo palazzo una sfilata sacra alla presenza di un cardinale amico di famiglia. Tra le uscite, fantasiose monache à la page che si scontrano con chierici coperti di cotte gricce nella chiara esasperazione di mons. Enrico Dante, fino a giungere alle più dichiarate intenzioni moderniste, “nuovi tessuti !”, profetiche anticipazioni del raccapricciante piviale indossato per l’apertura della Porta Santa del 1999. Saggio invece lo stizzito commento di una  Badessa, seduta fra i blasonati ospiti e certamente ‘old school’: “È il mondo che deve seguire la Chiesa, non il contrario”. Forse è davvero giunto il momento che anche i duri d’orecchie ascoltino. 


 

09 maggio 2018

Met Gala. Se il New York Times invoca la Chiesa tridentina

L'esibizione mondana di abiti e costumi ispirati ai paramenti sacri, andata in onda al Met Gala con la collaborazione di alcuni alti prelati, ha suscitato alcune critiche da parte del mondo cattolico. Questa cafonata in effetti è stata, nei fatti, una vera e propria banalizzazione del sacro e della simbologia liturgica cristiana, condita da venature di blasfemia, con una dimenticabile Rihanna vestita da papessa mezza nuda e alcuni utilizzi decisamente fuori luogo delle simbologie mariane. C'è però un però, come si suol dire.
Al Met Gala la simbologia cattolica "ispiratrice" che più ha fatto notizia non è quella attuale e post conciliare, ma quella tradizionale e tridentina. Sembra che il mondo moderno sia in qualche modo incuriosito da qualcosa che probabilmente percepisce come andato perduto, mentre ignora i paramenti liturgici formato accappatoio spacciati per casule, per giunta acrilici. Un fenomeno di costume, certo, ma indicatore del fatto che la retorica pauperista e fautrice del brutto, in ambito liturgico non ha grande fondamento.
L'abito di Rihanna ad esempio aveva un valore di decine di migliaia di dollari, molti per un vestito che non verrà mai più utilizzato, ciò però non crea scandalo. Perché dovrebbe invece sconcertare una pianeta, che magari costa anche 2 mila euro, ma poi viene utilizzata per 20 anni? 
Non sembriamo gli unici a fare simili ragionamenti. Di seguito traduciamo un pezzo del New York Times, scritto da Ross Douthat. (link)
Ricordiamo che weird è un termine inglese traducibile in vari modi, tutti richiamanti il mistero, il suggestivo e il soprannaturale. Dunque potremmo tradurre il titolo seguente con "Facciamo tornare soprannaturale il cattolicesimo". 
Nota: Per contestualizzare, ricordiamo che in Francia ai primi del  '900 era in corso una restaurazione gregoriana, avviata dal Servo di Dio Dom Prosper Gueranger a metà '800, dopo il progressivo abbandono delle liturgie gallicane. Inoltre era in corso un forte scontro fra Stato e Chiesa.
(A cura di Francesco Filipazzi)

Make Catholicism Weird Again

Nel 1904, durante un dibattito in Francia riguardo il sequestro dei beni della Chiesa da parte del governo anticlericale, un giovane Marcel Proust scrisse un saggio per "Le Figaro", invitando i lettori ad immaginare un futuro nel quale la Chiesa Cattolica fosse svanita completamente dalla memoria della sua nazione, lasciando solo le vestigia delle cattedrali francesi come suoi monumenti storici.
Poi immaginò che le élite colte di una qualche Francia futura riscoprissero i testi e i canti e le rubriche della liturgia cattolica, e in uno spasmo di estetismo estasiato, ripristinassero le cattedrali e addestrassero gli attori a ricreare la Messa di Rito Tridentino. Nella sua visione, come i devoti di Wagner facevano il pellegrinaggio, "carovane di snob  si dirigono verso [...] Amiens, Chartres, Bourges, Laon, Reims, Rouen, Parigi" e all'interno delle chiese gotiche francesi "sperimentano la sensazione che un tempo cercavano a Bayreuth [...] godendosi un'opera d'arte nell'ambientazione che era stata costruita per questo".
Ma ovviamente, la liturgia cattolica ricostruita e l'estetica cattolica rivitalizzata, non sarebbero mai quelle reali. Gli attori potrebbero conoscere i loro ruoli e il fumo dell'incenso sarebbe denso, ma i partecipanti potrebbero "essere solo dilettanti curiosi; per quanto provino, lo spirito dei tempi passati non dimora presso di loro".

Guardando il bellissimo e blasfemo spettacolo del Met Gala di lunedì notte, dove una parata di celebrità e modaioli si aggirava in costumi ispirati dall'estetica del Cattolicesimo, mentre una grande varietà di oggetti cattolici veri, dai paramenti alle tiare, venivano esposti in una mostra del Met intitolata " Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination"  torna in mente il saggio di Proust, tradotto più tardi dai Cattolici tradizionalisti.
Come le carovane di snob di Proust assistevano a performance liturgiche, i convenuti al Met stavano tributando un omaggio culturale alle ricchezze estetiche della Chiesa di Roma - quando ovviamente non le stavano eccitando per impressionare. Ma lo spettacolo non era esattamente quello della profezia di Proust materializzata, perché diversamente dal suo esperimento mentale, il Cattolicesimo oggi rimane una fede viva - indebolita ma certo non scomparsa, con un rapporto complicato con le proprie tradizioni, come quello di ogni curatore di un museo cattolico decaduto o come una celebrità che si traveste da Vergine di Orleans.

Questa complicazione è evidente nella reazione cattolica al Met Gala stesso, che è consistita in una benedizione istituzionale dello spettacolo - non solo con il cardinale Timothy Dolan che apriva la mostra del museo, ma con il Coro della Cappella Sistina che si esibiva per gli snob e le celebrità la sera - seguita da una furibonda reazione cattolica sui social media, contro le varie empietà della serata. Quando una fede vivente viene trattata come un pezzo da museo, è difficile per i suoi aderenti sapere se interpreta il momento come un'opportunità di sensibilizzazione o  un oltraggio.

Ma la complessità è molto più profonda, perché  per quanto parte della profezia proustiana si sia avverata, nel momento in cui elementi della tradizione cattolica si sono trasformati in curiosità arcaiche da riscoprire da esteti e indossati oscenamente da Rihanna, le scelte fatte dai capi della Chiesa stessa hanno svolto un ruolo altrettanto importante quanto l'anticlericalismo dell'era di Proust.

Fu la leadership della Chiesa a decidere, negli anni che seguirono il Concilio Vaticano II, che l'attaccamento alla Chiesa come cultura era diventato un impedimento alla missione di predicare il Vangelo nel mondo moderno. È stata la leadership ad abbracciare un approccio diverso, in cui il cristianesimo cattolico avrebbe cercato di entrare più pienamente nella cultura moderna, adottando i suoi stili e le sue abitudini: l'architettura ecclesiastica modernista e persino "brutalista", l'abbigliamento casual, la musica per chitarra, l'influenza suburbana e protestante, ecc. - per trasformarlo efficacemente dall'interno. Fu la dirigenza a decidere che gran parte di ciò che Proust dipingeva come gloria culturale del Cattolicesimo - soprattutto la Messa antica, ma anche una moltitudine di usi, costumi e rituali - doveva essere ritirato per raggiungere le persone in un'età più disincantata.
Questa idea non era affatto assurda in teoria; dai tempi dell'Impero Romano attraverso gli sforzi missionari, il Cristianesimo aveva spesso avanzato tramite l'inculturazione, importando un messaggio religioso coerente nelle varie forme culturali.

Ma il tentativo del cattolicesimo di fare lo stesso con la cultura moderna dagli anni '60 sembra aver fallito. La cultura secolare accolse la protestantizzazione e la demistificazione [demystification, rimozione del mistero NDR] della Chiesa e persino la secolarizzazione, elogiò i vescovi e i teologi che la inseguirono, e quindi semplicemente intascò le concessioni e ignorò le idee religiose che tali concessioni avrebbero dovuto avanzare. Nel frattempo, quello stesso mondo secolare manteneva una fascinazione costante, da "L'esorcista" fino al Met Gala, per tutte le parti più strane del cattolicesimo che erano presumibilmente un ostacolo alla conversione della modernità.

Questo fallimento, e il modo in cui i cattolici dovrebbero interpretarlo, contribuisce a inquadrare i dibattiti sulla Chiesa nell'età di Papa Francesco. Una teoria è che le prove degli ultimi 50 anni suggeriscano che la cultura moderna è intrinsecamente anti-religiosa o anticattolica in modo permanente, il che significa che il tentativo di adottare le sue forme culturali e "accompagnare" i suoi abitanti finirà inevitabilmente per dissolvere la Chiesa stessa.

Quindi l'unico approccio plausibile per il cattolicesimo è quello di offrire sé stesso, non come una cappellania nel liberalismo moderno, ma come una cultura totalmente alternativa e a sé stante - che reclami l'eredità esposta al Met, si glorifichi nel suo essere misterioso e soprannaturale e respinga sia gli accomodamenti che le alleanze intralcianti (comprese quelle che i cattolici conservatori hanno stretto con movimenti politici di destra).

L'altro punto di vista è che in realtà l'inculturazione non è andata abbastanza lontano, che la Chiesa potrebbe aver cambiato la sua liturgia e i suoi costumi, ma è ancora frenata dai suoi dogmi astratti e dai suoi aridi legalismi, e un ultimo balzo nella modernità, un rinnovato impegno per l'accompagnamento, la comprensione e l'adattamento, è necessario perché la Chiesa ottenga ciò che cercava quando ha iniziato il suo grande progetto di demistificazione 50 anni fa.

Come pontefice, Francesco è stato su entrambi i lati di questi dibattiti. Il radicalismo della sua visione economica ed ecologica, spesso descritta come semplicemente "liberal", rappresenta in realtà una sorta di pessimismo di sinistra che indubbiamente rimanda alle faticose critiche della modernità emesse dai papi del 19 ° secolo. E a volte questo radicalismo è stato eguagliato dalla sua volontà di unirsi ai membri conservatori del suo gregge nella guerra culturale, come recentemente accaduto nel caso di Alfie Evans in Inghilterra, dove il papa è finito in un conflitto pubblico con i cattolici più culturalmente accomodanti, sulla scelta di fidarsi dei medici e privare un bambino con danni cerebrali dell'ossigenazione, perché la sua vita è stata giudicata non più sostenibile.

Ma solo a volte. Su molti altri fronti, l'era di Francesco è stata una primavera per l'accomodamento e l'inculturazione, e specialmente per il cattolicesimo tedesco secolarizzante e protestante che ha contribuito a forgiare la rivoluzione originale degli anni '60, e i cui leader credono che solo la modernizzazione potrà riempire le loro chiese vuote.
Sotto l'influenza tedesca, ma con l'implicita benedizione del papa, le regole cattoliche sul divorzio e ora forse l'intercomunione potrebbero unirsi alla Messa in latino e ai venerdì senza carne, sull'altare dei sacrifici alla cultura del mondo moderno.

Nel frattempo, nel caso dello stile opulento della moda cattolica in mostra al Met Gala, è molto chiaro dove si trova Francesco. Come sottolinea Tara Isabella Burton in un intelligente pezzo per Vox, sono gli avversari tradizionalisti del papa che sono più propensi a indossare il tipo di abito "celeste" che viene celebrato e imitato al Met - mentre dalla sua semplice scelta di vestiti alle sue costanti frecciate verso i chierici vestiti troppo riccamente e di inclinazione tradizionalista, il papa crede che il cattolicesimo barocco appartenga ad un museo o ad un gala di costume, e che il futuro della Chiesa sta nel semplice, nel casual, nell'austero e spoglio.

Per questo, per quanto riguarda le sue innovazioni che scuotono la dottrina, Francesco ha conquistato l'ammirazione della stampa. Ma come con l'ultima ondata della rivoluzione cattolica, ci sono poche prove che il progetto di modernizzazione renda moderno il cattolicesimo. (I dati più recenti di Gallup, ad esempio, mostrano che la frequenza delle messe americane è diminuita più rapidamente nell'era di Francis).

Invece, la ricerca di un accomodamento sembra incoraggiare i moderni a dividere la percezione di ciò che il cattolicesimo rappresenta in due parti: da una parte una Chiesa antica che è spaventosa e affascinante in egual misura, dall'altra una nuova Chiesa che è un po' più gradita ma molto più facilmente ignorata.
Francesco e altri aspiranti modernizzatori hanno ragione, e hanno sempre avuto ragione, che il cristianesimo cattolico non dovrebbe reggersi  sulla paura. Ma una religione che afferma di essere divinamente fondata non può persuadere senza molto fascino, e più tutto ciò è stato abbandonato, consegnato al museo, più  il cattolicesimo occidentale ha tracciato il suo lento declino.
Qui il Met Gala dovrebbe offrire alla fede da cui ha tratto il tema, un po' di ispirazione. La via da seguire per la Chiesa cattolica nel mondo moderno è straordinariamente incerta. Ma non c'è un percorso plausibile che non coinvolga buona parte di ciò che è stato mostrato, rubato e bestemmiato nella città di New York lunedì sera, ciò che un tempo rendeva il cattolicesimo sia grande che strano. Potrebbe ancora essere entrambe le cose.