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28 novembre 2019

Ufficiale. La cannabis legale è una sòla

di Giuliano Guzzo
Il pensiero dominante, che pure ama dichiararsi razionale, vive di miti. Di leggende metropolitane che prima o poi, inevitabilmente, vanno a schiantarsi con una realtà ben diversa. Una di queste favole contemporanee è quella secondo cui, legalizzando le cosiddette «droghe leggere» – un ossimoro, ovviamente –, il mercato nero e la criminalità organizzata arretrano o si danno ad altri affari. Balle, diceva già decenni or sono un certo Paolo Borsellino, che di crimine se ne intendeva. E balle, è costretto oggi a dire nientemeno che il Corriere della Sera che, in un articolo a firma di Massimo Gaggi, a partire dall’esperienza di ben 11 Stati americani del Canada, definisce la legalizzazione un vero e proprio «fallimento», con un mercato illegale prospero come se non più di prima. «Perché questo quadro fallimentare del mercato?».


Lasciamo la parola direttamente a Gaggi: «Tanto in Canada quanto negli Stati Uniti il principale fallimento riguarda quella che era stata la principale motivazione alla base della campagna per la legalizzazione: eliminare il mercato nero. Spazzare via un intero settore dell’economia criminale creando al tempo stesso un nuovo settore economico legale che produce lavoro ed entrate fiscali. Non è andata così: tanto in Canada quanto negli Usa la marijuana illegale continua a prevalere su quella che transita per i canali regolari. In sostanza il racket della droga si è dimostrato abile e reattivo nell’abbassare i costi del suo prodotto importato illegalmente» (23.11.2019). Chiaro? Legalizzare non uccide affatto le mafie. Ma non ditelo ai Saviano, ai radicali e ai tanti affezionati a questa favoletta, mi raccomando. Il Natale si avvicina si deve esser tutti più buoni.

 

05 aprile 2017

Islanda. Soluzioni alternative al problema cannabis

di Alfredo Incollingo

Da anni si parla in Italia di legalizzare la cannabis, come si è già fatto in molti Paesi del Nord Europa, e il dibattito parlamentare coinvolge trasversalmente i partiti della destra e della sinistra. Non sembra esistere più un partito che difenda la vita e la salute pubblica, ma tutto pare fondarsi sulla volontà di trarre il maggior beneficio economico possibile dal consumo di stupefacenti, a scapito naturalmente dei consumatori. La monetizzazione del vizio esige il disprezzo del viziato. I termini sono forti, ma la realtà che si propone è degradante per la dignità umana. La legalizzazione della cannabis è la soluzione al grave problema della tossicodipendenza? Per molti tecnici è questa la medicina politica per risolvere tutti i nostri guai, eppure l'Islanda ha molto da insegnare al continente. 

Questa isola sperduta nel nord Atlantico ha dimostrato di saper combattere la tossicodipendenza meglio delle più forti e ricche nazioni continentali. Con dati alla mano è possibile dimostrare questi ottimi risultat. L'Huffington Post, in un articolo del 25 gennaio 2017, ha evidenziato il calo drastico del consumo di droga tra gli adolescenti dal 17% al 7%. Un dato impressionante che non ha eguali in Europa. Calcolando poi che l'alcolismo adolescenziale si è ridotto dal 48% al 5%, gli esiti danno ragione all'efficienza islandese. Il giornale progressista, da sempre schierato con la campagna per la legalizzazione, riconosce che la nazione più “avanzata” nel campo sociale ha saputo combattere la tossicodipendenza meglio di qualsiasi altro Paese.

Qual è la ricetta di questo successo? Un connubio perfetto tra le politiche sociali islandesi e il ruolo delle famiglie. Lo Stato, tramite la scuola pubblica, educa con attività extrascolastiche i giovani a disprezzare e a vedere nella droga un male sociale, fisico e psicologico; a ciò si aggiunge l'azione educativa della famiglia che ha il compito di insegnare ai ragazzi quotidianamente a rispettarsi e a rispettare gli altri. Così ha commentato lo psicologo americano Harvey B. Milkman, che eseguito uno studio sul caso islandese: “Il paese più progressista del mondo nel ridurre l’abuso di sostanze negli adolescenti. In più di 4 decenni di studio sull’abuso di sostanze, non ho mai visto un approccio più promettente” Il consumo di stupefacenti fa male a se stessi e agli altri, producendo atteggiamenti dannosi e pericolosi. L'Islanda, il “paradiso del progressismo”, ha da insegnare alle sue omologhe continentali.

Progresso, affermava Pier Paolo Pasolini, alle volte è regresso. Invece l'isola ha saputo fare del bene comune il suo vessillo e ha riconosciuto il ruolo naturale e positivo della famiglia nell'educazione familiare: purtroppo, c'è da dire, l'Islanda “aperturista” ha molto da insegnare alle nazioni cattoliche, troppo infiacchite per ribadire questi fatti naturali. In questi ultimi mesi si è riacceso il dibattito sul consumo di cannabis in Italia e il mondo della politica pare sul punto di approvare una legge che la possa legalizzare. Invece di guardare all'Olanda spostiamoci verso il nord dell'oceano Atlantico e cogliamo dalla piccola Islanda la ricetta per vincere anche noi la tossicodipendenza. Così il cardinale Angelo Bagnasco, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha commentato le proposte parlamentari per la legalizzazione della cannabis: “Le leggi da sole non bastano. Bisogna saper educare”. L'Islanda concretizza questa breve e incisiva osservazione del cardinale Bagnasco.

(da “Il Settimanale di Padre Pio”, n. 12, 26 marzo 2017)