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17 gennaio 2019

"Claustrofobia" di Aldo Maria Valli, sull'attacco alla Clausura

La vita di preghiera, nella contemplazione del mistero divino e per la riparazione dei peccati del mondo, è un tesoro grande, conservato in monasteri dalla vita millenaria, ma ora questo tesoro è in pericolo, e non per un attacco dall’esterno, ma per iniziativa della stessa gerarchia cattolica. L’attacco arriva dalla costituzione apostolica Vultum Dei quaerere e dall’istruzione applicativa Cor orans, un apparato normativo che minaccia l’autonomia dei monasteri, indebolisce la loro indipendenza e, con la scusa dell’aggiornamento e della formazione, mette in discussione l’idea stessa di isolamento e di vita di clausura. Ma perché questa “claustrofobia” da parte della Chiesa? Perché mortificare la scelta di chi consacra la propria vita alla preghiera nel nascondimento? Dietro s’intravvede un’idea di spiritualità tutta orizzontale, tutta giocata nel sociale, incapace di scorgere la bellezza e la grandezza di una relazione esclusiva con Dio. Una situazione grave che in Claustrofobia. La vita contemplativa e le sue (d)istruzioni Aldo Maria Valli descrive mettendone in luce i contenuti più letali per la fede e la Chiesa stessa.

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12 dicembre 2018

Sradicati. Dialoghi sulla Chiesa liquida. Dialogo fra Valli e Porfiri

Sradicati. Dialogo sulla Chiesa liquida. A.M.Valli, A.Porfiri.

Nella Chiesa cattolica è tempo di profonde divisioni, su temi importanti e di grande impatto per i fedeli e anche per coloro che non si professano cattolici. Dietro tali divisioni ci sono nodi decisivi, che riguardano la fede e la natura stessa della Chiesa cattolica.
Questo libro appassionato e sofferto, attraverso i dialoghi tra Aldo Maria Valli, noto vaticanista, e Aurelio Porfiri, musicista di Chiesa e scrittore, sviscera tutti i problemi, senza negare le difficoltà, ma tenendo sempre aperta la porta della speranza.
Tutti e due impegnati in una intensa attività giornalistica, Valli e Porfiri hanno condensato in questa pagine ore di discussioni, meditazioni, riflessioni, spesso contro corrente. "Conosco Aurelio Porfiri e Aldo Maria Valli da molti anni, anche se per ragioni diverse – dice il notissimo teologo monsignor Antonio Livi nella prefazione – e sono lieto di poter dire alcune parole su questo testo, Sradicati, in cui i due autori cercano di prendere di petto alcuni problemi di pressante attualità nella Chiesa, una Chiesa in grande crisi, quasi ‘liquida’, come si dice nel sottotitolo del libro”. “Aurelio Porfiri e Aldo Maria Valli – continua monsignor Livi – parlano da cattolici, sinceramente e profondamente credenti, e non temono che quanto scrivono possa attrarre nemici: la verità ha dei diritti che sono anche superiori al proprio tornaconto personale. Come dice il Vangelo, la verità ci farà liberi, non le convenienze dettate da esigenze di carriera".
Proprio riflettendo su queste difficoltà monsignor Livi conclude: "Vorrei dire a questi due miei amici: non vi fate zittire o impaurire da quanti vi ostacolano pubblicamente o di nascosto. Piuttosto, nella consapevolezza certa di difendere la verità del Vangelo dalle eresie o dalle strumentalizzazioni politiche, rallegratevi ed esultate di fronte alla persecuzione! Soffrire per la verità di Cristo su questa terra è un titolo certo di merito per godere della pace e della gioia in paradiso quando nostro Signore Gesù ci dirà: ‘Avanti, servo buono e fedele: sei stato fedele nel piccolo, e io adesso ti concedo un premio grande!’". Un testo scorrevole ma denso e di grande importanza per il dibattito fra le diverse anime del cattolicesimo nel nostro tempo.

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Sommario

Prefazione (Mons. Antonio Livi)
Siamo nati cattolici
La giovinezza nella Chiesa postconciliare
Quando siamo cambiati
Tradizionalisti?
Il nodo dell'ubbidienza
La Chiesa della misericordia
Divisioni nella Chiesa
Cattolici ma...
Il nodo della famiglia
Chiesa cattolica e omosessualità
Sacerdoti in crisi
Povera liturgia
Il ruolo dei social media
Parlare... malgrado le nostre imperfezioni
Moriremo cattolici?

 

21 marzo 2018

Uno sguardo nella notte. Ripensando Benedetto XVI

La recente lettera di Benedetto XVI, indirizzata a monsignor Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, ha riportato l’attenzione su Joseph Ratzinger e sul suo pensiero. Nella lettera, spiegando che non potrà aggiungere una sua riflessione a quelle dei teologi che hanno scritto sul magistero di Francesco, il papa emerito scrive che lo attendono «altri impegni già assunti», e questa precisazione non può che far piacere agli estimatori di Benedetto XVI: significa che, nonostante l’età avanzata e gli inevitabili acciacchi, Joseph Ratzinger continua a condurre una vita attiva. Intanto, anche alla luce del «cambio di paradigma» che Francesco sta chiedendo alla Chiesa, mettendo l’accento sulla misericordia più che sulla legge divina e sugli obblighi morali che ne derivano, una rilettura del magistero di Benedetto XVI si impone. Non mancano infatti gli osservatori che, vedendo nell’insegnamento di Francesco il rischio di cedimenti al relativismo, si rifanno proprio a Ratzinger per puntualizzare ciò che la Chiesa insegna secondo la retta dottrina e la tradizione.

Un curioso destino, quello di Benedetto XVI: essere recuperato, ora che è papa emerito, dopo essere stato attaccato quando era papa regnante. Arriva dunque puntuale il libro di Aldo Maria Valli Uno sguardo nella notte. Ripensando Benedetto XVI, edito da Chorabooks, nel quale il vaticanista del Tg1, che a Joseph Ratzinger ha già dedicato La verità del papa (Lindau) e Il pontificato interrotto (Mondadori), punta l’attenzione soprattutto su quella che definisce l’autentica persecuzione condotta nei confronti del pontefice tedesco, azzannato ripetutamente dai «lupi» del progressismo e del laicismo (dei quali lui aveva previsto l’arrivo), ma anche dagli esponenti dell’attuale modernismo, per la sua coerenza e il suo rigore nell’indicare la via della verità e della libertà nel loro significato più autentico. Un libro, quello di Valli, che, come nota Marco Tosatti nella prefazione, se da un lato costituisce un atto di giustizia verso Ratzinger, dall’altro contribuisce a puntualizzare un insegnamento quanto mai prezioso e attuale, come dimostrano le riflessioni di Benedetto XVI sul futuro del cristianesimo in una società sottoposta alla duplice pressione dell’ateismo e dell’islamismo. Ma tutto da recuperare è anche l’insegnamento sulla liturgia e la centralità dell’Eucaristia in un tempo in cui si assiste a una pericolosa deriva che colpisce la Chiesa al cuore, perché, come disse, «la crisi della Chiesa è una crisi della liturgia».
Numerose, quindi, le ragioni per tornare a Benedetto XVI, il cui insegnamento continua a essere, oggi più che mai, uno sguardo nella notte.

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Un cappuccino nella tempesta

di Aldo Maria Valli
È il 2 aprile 2010, venerdì santo. Durante l’omelia nella basilica di San Pietro il predicatore della casa pontificia, il padre cappuccino Raniero Cantalamessa, chiede di riflettere sul sacrificio di Cristo, che contiene, dice, un messaggio formidabile per il mondo d’oggi, perché “ grida al mondo che la violenza è un residuo arcaico, una regressione a stadi primitivi e superati della storia umana e, se si tratta di credenti, un ritardo colpevole e scandaloso nella presa di coscienza del salto di qualità operato da Cristo ”. Non solo. Il sacrificio di Cristo è anche lì a ricordarci che “ la violenza è perdente”, e questa è un’autentica rivoluzione, perché mentre in quasi tutti i miti antichi la vittima è lo sconfitto e il carnefice è il vincitore, “Gesù ha cambiato segno alla vittoria”: con lui nasce un nuovo tipo di vittoria, che non consiste nel fare vittime ma nel farsi vittima, ed è proprio così che nasce il valore moderno della difesa dei deboli.


Il ragionamento di padre Raniero, seguito con attenzione da Benedetto XVI, si snoda attraverso il mito del superuomo di Nietzsche (che rivaluta la violenza in opposizione alla rivoluzione cristiana) per approdare infine alla violenza dei nostri giorni, che si esprime soprattutto attraverso i mass media vecchi e nuovi e colpisce tanto spesso i bambini e le donne. Proprio a proposito delle donne, il predicatore pontificio denuncia che la violenza nei loro confronti, che avviene spesso all’interno delle mura domestiche, è un dramma dimenticato. Se ne parla troppo poco, mentre non bisognerebbe mai stancarsi di ricordare che questo tipo di violenza, di per sé odioso, lo è ancor di più quando è commesso da chi al contrario dovrebbe proteggere e tutelare la donna, come nel caso di mariti, fratelli e padri.


Fin qui la riflessione sulla violenza. La predica è ormai al termine, ma padre Raniero sente il bisogno di aggiungere una chiosa. Nel 2010 la Pasqua cattolica cade nello stesso giorno di quella ebraica, che ne è l’antenata e la matrice, e la coincidenza spinge il predicatore a rivolgere un pensiero ai “fratelli ebrei”. Essi, dice il padre cappuccino, sanno per esperienza che cosa significa essere vittime della violenza collettiva e anche per questo “sono pronti a riconoscerne i sintomi ricorrenti ”.

È a questo punto che Cantalamessa rivela di aver ricevuto una lettera da un amico ebreo e, con il suo permesso, ne legge una parte. Dice così: “ Sto seguendo con disgusto l’attacco violento e concentrico contro la Chiesa, il Papa e tutti i fedeli da parte del mondo intero. L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo. Desidero pertanto esprimere a lei personalmente, al Papa e a tutta la Chiesa la mia solidarietà di ebreo del dialogo e di tutti coloro che nel mondo ebraico (e sono molti) condividono questi sentimenti di fratellanza ”.