Gilbert Keith Chesterton nasce a Londra nel 1874, di famiglia della buona borghesia, studia pittura, frequenta l’università ma non diventerà artista né dottore in qualcosa. A venti anni gli insuccessi negli studi lo fanno piombare in depressione, ma la lettura delle disgrazie e della rinascita di Giobbe nella Bibbia lo fanno uscire dal tunnel. Inizia così a scrivere ed a lavorare per case editrici, per lungo tempo dirige anche un settimanale. Come giornalista è l’unico che osi opporsi alle guerre coloniali che hanno come obiettivo la sottomissione dei popoli del terzo mondo, e lo sfruttamento dei loro paesi a vantaggio dell’Inghilterra.
Nel 1908 scrive il suo primo libro di successo: L’uomo che fu giovedì, dove
si immagina un’isola con sette anarchici decisi a creare una società
perfetta, che però non è realizzabile. In questi anni Chesterton si
avvicina sempre più al cristianesimo, dapprima seguendo gli intendimenti
protestanti, ma approderà infine al cattolicesimo.
Questi libri vengono duramente contestati in ambiente cattolico, ma Papa
Pio XII commenta: “Bruciano, ma illuminano”.
Chesterton nel 1922 viene battezzato nella religione Cattolica, è diventato
collaboratore di Hilaire Belloc (1870-1953) versatile scrittore il cui
motto è “ L’Europa tornerà alla Fede o perirà, perché la Fede è l’Europa e
l’Europa la Fede”. La serie dei racconti gialli con protagonista padre
Brown è già iniziata nel 1911, ma l’adesione al Cattolicesimo del suo
autore sviluppa il personaggio, ed arriverà a scriverne 57 episodi. Durante
la vita di Gilbert, ma soprattutto dopo, il successo del prete detective è
sempre maggiore, e ricorrenti sono le interpretazioni in film e
sceneggiati. La filosofia del piccolo sacerdote, quasi considerato
straniero in un paese protestante, è soprattutto la ricerca del bene anche
nelle traversie più tenebrose e con gli assassini spietati. Chesterton
stesso scrive in un suo saggio: “Tutta la scienza, anche la scienza divina
è una sublime storia gialla. Solo che non è impostata per rivelare perché
un uomo sia morto, ma il segreto più oscuro del perché egli viva.”
Bernanos ritorna in Francia solo per morirvi nel 1948, non potendo vedere
la rappresentazione e il grande successo dell’opera teatrale sulle monache
martiri, sceneggiata e fatta debuttare da Francis Poulenc nel 1957, poi
tradotta in film nel 1959 dai registi Philippe Agostini e il padre
domenicano Raymond Leopold Bruckberger.
In conclusione, il personaggio di Chesterton è più gradevole e rassicurante, ma i preti di Bernanos sono più veri a costo di essere inquietanti. Padre Brown e don Matteo sono i parroci che tutti vorremmo nelle nostre chiese, ma è nella durezza e nella banalità del quotidiano che si formano i santi. Chi sa risolvere i delitti come fossero un quiz è autosufficiente e non ha bisogno dell’aiuto altrui, ma tutti gli altri preti sì, hanno bisogno di noi fedeli, e non solo come spettatori alla messa domenicale. Collaborare concretamente con un santo dà un po’ di santità anche a te, ed è questo il vero significato del termine Chiesa, che in greco vuol dire “comunità”, non solo costruzione sacra con campanile.
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