DIFENDERSI DALLA FAKE CHRISTIANITY
di Matteo Donadoni
Apprendiamo dal sito di Sandro Magister, a titolo «San Benedetto nel XXI
secolo. Ma "La Civiltà Cattolica" lo condanna al rogo», le ultime vicende
dell’autore di “The Benedict Option”, l’americano ortodosso Rod Dreher,
pensatore di cui vi avevo già parlato qui.
Scrive Magister: «"The Benedict Option" ha ormai passato l'Atlantico ed è
diventata una questione di respiro mondiale. Una questione non certo di
poco conto, perché riguarda il futuro del cristianesimo in un'epoca sempre
più postcristiana». Dreher, che si trova in Francia per un ciclo di
conferenze, ha concesso un’intervista al mensile cattolico “la Nef”,
infatti, il suo libro è stato tradotto
in francese
e presto lo sarà anche in altre lingue, speriamo al più presto in italiano.
Dreher parte dalla costatazione di cosa sia diventata la fede per i
giovani, quei pochi che ancora credono in qualcosa, ovviamente. Infatti
sappiamo che la “cura modernista” ha anestetizzato praticamente tutti i
nati negli ultimi cinquant’anni verso qualsiasi forma di spiritualità
profonda, sostituendola con il sentimentalismo filantropico e il
cristianesimo anonimo. Genialata da educatori passivo aggressivi in
difficoltà nella gestione delle emozioni, tanto da indurre i discepoli a
fare altrettanto, svuotandoli di ogni coraggio per riempirli di una dolce
crema di affabile pusillanimità. Se a ciò aggiungiamo che la
nuova liturgia insieme ai manipoli (retaggio militare romano) ha buttato
nel secchio degli stracci ogni virilità possiamo ben renderci conto di
come: «La maggior parte dei giovani adulti considerano la religione come un
allenamento a diventare una persona per bene. E pensano di essere
fondamentalmente persone per bene». D’altra parte è quello che si insegna
al catechismo, probabilmente l’unica cosa che si insegna davvero. Il
fenomeno analizzato è stato riscontrato in più occasioni e in diversi
luoghi degli Stati Uniti: «Ho udito ripetutamente lo stesso messaggio, non
importa dove mi trovassi: i giovani adulti che ancora si identificano come
cristiani sanno poco o nulla della fede cristiana, sia in termini di
contenuto che in termini di come praticarlo nella vita quotidiana. Nella
misura in cui hanno comunque una fede, di solito essa risulta interamente
emozionale». Ma, forse, chiunque di noi abbia frequentato un oratorio negli
ultimi trent’anni potrà dire di non scoprire certo l’America.
I parroci vogliono un cristianesimo astratto e un umanesimo pratico. Col
risultato che i ragazzi non sanno più cosa significhi essere cattolici.
Tranne chi fugge. Lo ha scoperto ai tempi dell’Università anche Rod Dreher,
quando fuggì dalla cappellania universitaria per unirsi a una parrocchia in
città detenuta da un vecchio canonico irlandese che celebrava la messa
tridentina. «Questo non mi interessava molto, ma sentivo che, poiché lo
celebrava, questo sacerdote aveva una fede e una convinzione solide. Quando
gli raccontai la mia storia, disse: "Giovanotto, quando avrò finito con te,
potresti non voler più diventare cattolico, ma almeno saprai cosa significa
essere cattolico” . Era trent'anni fa e dovrà essere morto da allora, ma ho
ancora le lacrime agli occhi quando penso a lui. Mi aveva offerto la più
bella delle misericordie». Ormai la vera misericordia è incontrare un
sacerdote che ti spieghi cosa sia veramente la religione che credi di
professare. Ma non sono scoperte, dicevo.
La novità sta, però, nel fatto che ora, i ragazzi che vogliano restare
cattolici o i genitori che vogliano educare i figli secondo la vera fede
cattolica, potrebbero venire ghettizzati o, semplicemente squalificati dal
mondo cristiano bene, anzi dall’ospedale da campo, e finire che ne so,
nell’obitorio da campo con l’accusa di eresia, ad esempio di Donatismo.
Ebbene sì, se si tratta di accusare qualcuno anche solo perplesso
sull’andazzo che vige intra ecclesiam, la misericordia lascia il posto alla
Dottrina. Tanto che «i cristiani saranno presto visti come Ku Klux Klan, ne
sono sicuro».
È proprio ciò che è accaduto a Rod Dreher, che nell’intervista in questione
si è ritrovato a doversi difendere dalle accuse di donatismo mossegli dal
gesuita (guarda caso) belga Andreas Gonçalves Lind, teologo assai
preoccupato per i cattolici "rigidi" che vogliono praticare il
cattolicesimo ortodosso e far crescere i loro figli come cattolici credenti
e fedeli. Ne sa qualcosa di fanatismo religioso il professor Lind, che
insegna all'Università dei Gesuiti di Namur, sempre in Belgio, dove, grazie
a certe benemerite preoccupazioni, la fede cattolica è moribonda “con
appena qualche residuo sussulto di vita”.
Praticamente al collasso. La cura Dreher a questo disastro è la fiducia e
la fedeltà al Magistero di sempre. «"L'opzione Benedetto" chiede
esplicitamente una collaborazione aperta tra i cristiani e gli altri che condividono la nostra posizione
controculturale nei confronti del mondo, se non le nostre stesse
convinzioni teologiche, ma non ho alcun interesse per le fallimentari idee
assimilazioniste dei gesuiti d'oggi. Sarebbero potute sembrare ragionevoli
nel 1968, ma sappiamo quali sono i frutti di quell'esperienza: un
collasso».
«Ho fiducia che i cattolici che vogliono che la loro fede sopravviva a
questa particolare apocalisse e viva nei loro figli e nei figli dei loro
figli, si uniranno a me e ad altri cristiani di buona volontà nel tentativo
di creare un nuovo cammino, fuori dalle rovine del cristianesimo
contemporaneo. Sarà uno shock per molti, ma ci sono tradizioni anteriori al
1965 all'interno della Chiesa cattolica che in realtà hanno qualcosa da
dire ai cattolici di oggi e a tutti i cristiani. Questo è il messaggio
principale de “L’opzione Benedetto". Il mio approccio è senza dubbio
imperfetto e accolgo volentieri le correzioni. Ma preferisco tentare
qualcosa di serio per resistere alle pietose strategie della resa».
Niente resa. Faremo di tutto per rimanere fedeli, senza perciò diventare
donatisti come ci vorrebbe la Civiltà Cattolica. Siamo peccatori - ne
conosco qualcuno bello grosso. Proprio per questo siamo cattolici.

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