di Paolo Maria Filipazzi
Iniziamo col dire che, abbandonata la linea Ruini e collassata la strategia
adottata dal governo Monti in poi, ci troviamo di fronte ad un pauroso
deragliamento da parte delle gerarchie cattoliche e di tutto il mondo di
riferimento. In pratica, oggi le gerarchie ecclesiastiche e
l’intellighenzia cattolica, per la prima volta forse nella storia, non
hanno uno straccio di visione, di progetto, di strategia. Nulla. Tocca
quindi a ciascun cattolico fare i conti con la propria coscienza e, in
quest’ottica, varrà ricordare che i principi non negoziabili, per quanto
ormai non ne parli più nessuno, non sono stati aboliti e non potrebbero
esserlo, dato che si fondano nel diritto naturale, indisponibile a mano
umana.
Ci permettiamo inoltre, sommessamente, di ricordare che, oltre ai principi non negoziabili, esistono anche altri importanti problemi a cui chi andrà a governare l’Italia sarà chiamato a fare fronte, ed anche in questo caso è necessario valutare con sguardo cattolico le proposte sul tavolo.
Oggi in tutto l’Occidente è in corso una lotto per la dignità umana,
calpestata da una visione tecnocratica che rischia di svuotare di effettivo
potere decisionale le classi politiche, assoggettando qualunque azione al
rispetto di parametri finanziari, in tal modo affermando il predominio
dell’economia sull’uomo.
Concludiamo ricordando che, con buona pace dei deliri immigrazionisti di una parte del clero tristemente accodatasi a logiche mondane, esiste un problema assai
drammatico di difesa dell’identità dei popoli europei che altro non è che
difesa del retaggio della civiltà cristiana, destinato ad essere cancellato
financo dalla memoria nelle mirabolante società multiculturale che i nostri
scellerati governanti stanno cercando di tirare in piedi.
In tutta onestà, chi scrive ritiene che un qualunque partito che si
fregiasse della difesa dei valori cattolici senza porsi in una posizione
chiara e netta di contrasto all’ideologia dominante anche in questi campi,
sarebbe un vero buco nell’acqua, un bel contenitore vuoto o pieno solo a
metà.
Aggiungiamo, inoltre, un sano appello al realismo cristiano: anche se si
presentasse una lista che vuole abolire in un colpo solo aborto, divorzio,
unioni civili, fecondazione assistita e testamento biologico, sarebbe
comunque doveroso un esercizio di raziocinio. Sarebbe, a nostro avviso,
necessario chiedersi se quella lista abbia davvero la possibilità concreta
di avere un risultato tale da permetterle di realizzare il proprio
programma, oppure se il voto per questa non avrebbe il solo effetto di
indebolire un’altra proposta con concrete possibilità di vincere e fare
almeno qualcosa. Dobbiamo infatti renderci conto che riedificare in quattro
e quattr’otto la società cristiana è impossibile e che abbiamo avanti lungi
anni di lotta in cui si dovrà procedere realisticamente per gradi.
A questo punto il lettore avrà capito che lo scrivente ritiene che
l’opzione più ragionevole, anche in queste elezioni, sia quella per la
coalizione di centrodestra. Si tratta dell’unica forza politica
realisticamente in grado di battere PD e Movimento 5 stelle che, sul piano
dei valori sopra enunciati, sono egualmente catastrofici. E, per quanto si
sia perfettamente coscienti del fatto che anche in seno al centro-destra la
difesa dei principi non negoziabili sia molto più debole e disarticolata di
otto-dieci anni fa e di come il ruolo d’argine di Berlusconi & Friends
sia sempre più residuale, sarebbe sbagliato mettere questi partiti sullo
stesso piano dei loro avversari.
Il 27 gennaio scorso a Roma, durante un convegno organizzato da Alleanza
Cattolica e dal comitato Difendiamo i nostri figli, presente il leader del
Family Day Massimo Gandolfini, esponenti di spicco del centro-destra hanno
promesso, in caso di vittoria, di adoperarsi per l’abolizione della legge
Cirinnà. Fra questi i leader della Lega, Matteo Salvini, di Fratelli
d’Italia, Giorgia Meloni, e di Cantiere per l’Italia, Stefano Parisi, i
quali, in tal modo, hanno in pratica impegnato i rispettivi partiti. Per
Forza Italia erano presenti Maurizio Gasparri ed Eugenia Roccella. Lo
stesso Berlusconi, il 12 febbraio, ai microfoni di Radio Lombardia, pur in
maniera abbastanza ambigua, ha lasciato intravedere la prospettiva di
un’abolizione delle unioni civili.
Certo, nel centro-destra ci sono anche esponenti, sotto questo aspetto,
impresentabili, a partire da Mara Carfagna che, il giorno dopo le
dichiarazioni di Berlusconi, era in televisione con lo sguardo di marmo a
negare categoricamente l’eventualità e a preannunciare un imminente
smentita del diretto interessato. Siamo parimenti coscienti che potrebbe ben
trattarsi di promesse da marinaio, ma d’altro canto anche le promesse di
chiunque altro potrebbero esserlo.
In tutta franchezza, siamo però convinti che un voto per una lista diversa
da quelle appartenenti alla coalizione di centro-destra finirebbe per fare
il gioco dell’avversario.
Facciamo un esempio pratico: nel collegio uninominale di Roma 1 si
fronteggiano Federico Iadicicco ed Emma Bonino. Il primo, cattolico,
responsabile del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia e fra
gli organizzatori del Family Day, è sostenuto dal centro-destra, la
seconda, che non ha bisogno di presentazioni, è sostenuta dal
centro-sinistra. La vittoria di Iadicicco non solo impedirebbe alla nemesi
di tutto ciò in cui crediamo di entrare in Parlamento, ma permetterebbe di
essere eletto ad un esponente che si è contraddistinto per la difesa dei
valori cattolici. La battaglia è talmente emblematica che è scesa in campo
perfino una ONG, tale Avaaz, ovviamente una succursale della Open Society,
per cercare di tirare la volata alla Bonino, facendo trasparire un certo
nervosismo. E allora non possiamo che condividere quanto affermato da Enzo
Pennetta sul suo sito: “Il voto al collegio Senato Roma I è molto più che
un semplice confronto tra partiti, è la possibilità di sconfiggere il
potere eversivo di chi ha interferito con le sorti di interi popoli. Siamo
in un confronto elettorale diverso da quelli precedenti, chi va a votare
stavolta non ha davanti a sé la scelta di un partito ma quella tra
l’affermarsi, forse irreversibile, delle forze globalizzanti della società
liquida ordoliberista e l’inizio di una fase nuova in cui lo Stato torni ad
essere un corpo solido a tutela delle persone. Sarà un referendum
sull’ingerenza di Soros e della sua ONG, il 4 marzo a Roma I si giocherà
una battaglia decisiva e, senza guardare in faccia i simboli elettorali,
chi vuole fermare le mani della Open Society Foundations non ha altra
scelta che puntare sull’unico che può farlo: Federico Iadicicco.”.
E’ chiaro che preferire un altro candidato che, pur avendo un programma meritorio, avrebbe probabilità di elezione nulle, sarebbe un favore alla Bonino. Lo stesso si potrebbe dire in molti altri casi.
E’ chiaro che preferire un altro candidato che, pur avendo un programma meritorio, avrebbe probabilità di elezione nulle, sarebbe un favore alla Bonino. Lo stesso si potrebbe dire in molti altri casi.
Pubblicato il 15 febbraio 2018

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