di Giacomo Catilina
“morì vittima della Fede e della
Carità cristiana per il suo amato paese” (Papa Pio IX)
Oggi nel nostro paese
sembrerebbe essersi in gran parte perso quell’orientamento che ogni cattolico
impegnato in politica, qualunque sia il suo partito o schieramento, deve tenere
ben presente nel suo operare al governo piuttosto che all’opposizione,
orientamento che in passato vide un capo di stato di un continente molto
distante dal nostro mantenerlo anche a costo della vita: fu il caso di Gabriel
Garcia Moreno, due volte presidente dell’Ecuador nel corso della seconda metà
dell’800.
Garcia Moreno nacque la
Vigilia di Natale del 1821, figlio di Gabriel Garcia y Gomez, mercante di origine
spagnola, e María de las Mercedes Moreno y Morán de Buitrón, aristocratica
creola di Guayaquil. Negli anni della sua giovinezza, convinto di avere la
vocazione per il sacerdozio, trascorse un periodo in seminario per poi
lasciarlo allo scopo di diventare avvocato. Una volta laureatosi in
giurisprudenza e teologia, iniziò a lavorare come giornalista, impiego che gli
consentì di mostrare pubblicamente la sua opposizione al governo liberale
dell’epoca. In seguito ai suoi due viaggi in Europa (rispettivamente nel 1848 e
nel 1854) potette rendersi conto degli sconvolgimenti rivoluzionari che infestavano
il Vecchio Continente, esperienza che giocò un importante ruolo nello sviluppo
delle sue posizioni politiche come riconobbe il giornalista francese Louis Veulliot:
“In una terra straniera, solitario e
sconosciuto, García Moreno si preparava a governare. Apprese tutto ciò che gli
era necessario per governare una nazione, originariamente cristiana ma ora
rapidamente decadente verso una condizione quasi selvaggia. Parigi, che è ad un
tempo città cristiana e pagana, è precisamente il luogo dove poté meglio
imparare la lezione di cui aveva bisogno, giacché i due opposti elementi si
affrontano colà in un perpetuo conflitto. Parigi è una scuola per preti e
martiri, è anche una manifattura di anticristi e assassini. Il futuro
presidente dell'Ecuador fissò il suo sguardo sul bene e sul male, e quando
ripartì per la sua patria lontana, la sua scelta era matura.”.
Tornato nel natìo Ecuador
nel 1856, decise di intraprendere la carriera politica all’opposizione del
governo anti-clericale del periodo, venendo alle elezioni del 1861 eletto
presidente per un mandato di quattro anni (pur essendo lui monarchico e
sostenitore dell’idea che un principe spagnolo avrebbe dovuto governare il
paese).
Fu l’unico capo di stato
a protestare formalmente per la presa di Roma del 20 settembre 1870 e l’annessione
dello Stato Pontificio nel Regno d’Italia.
Uomo estremamente devoto,
andava a Messa e si comunicava tutti i giorni (pratica all’epoca poco comune
anche per i cattolici più assidui), oltre che far visita al SS. Sacramento
quotidianamente.
Durante la sua presidenza
l’Ecuador conobbe uno sviluppo notevolissimo in diversi campi, diventando il
primo paese dell’America Latina in quanto a istruzione superiore e sviluppo
scientifico, si ricordi a riguardo la fondazione di numerose scuole gratuite,
l’obbligatorietà dell’istruzione fino ai 12 anni e l’inaugurazione del
Politecnico di Quito, dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio. Fu sua
la decisione di inviare i gesuiti a civilizzare le tribù indigene, e suo il
progetto di un imponente sviluppo di rete stradale che consentì al paese di
vivere una stagione di intenso sviluppo reso possibile grazie alle
infrastrutture da lui create. La sua politica economica permise inoltre di
aumentare per un terzo il salario medio e di ridurre sensibilmente la pressione
fiscale. Le stime parlano inoltre di un raddoppio delle rendite ecuadoriane
avvenuto tra il 1869 e il 1872.
Nel 1873 ottenne l’approvazione
parlamentare per consacrare l’Ecuador al Sacro Cuore di Gesù: “Il Congresso, considerato che questo atto,
il più efficace per conservare la fede, è nello stesso tempo il miglior mezzo
per assicurare il progresso e la prosperità dello Stato, decreta che la
Repubblica, consacrata al Cuore di Gesù, lo adotti per suo Patrono e
Protettore. La festa del Sacro Cuore, festa civile di prima classe, ci
celebrerà in tutte le cattedrali con la più grande solennità. Inoltre verrà
eretto in ogni cattedrale un altare al Sacro Cuore, sul quale sarà collocata a
spese dello Stato una lapide commemorativa che porterà inciso il presente
decreto”.
Dopo la sua seconda elezione
del 1875 Garcia Moreno era consapevole che la sua stessa vita si trovasse in
pericolo: scrisse per questo a Papa
Pio IX, chiedendogli di venire benedetto: “Vorrei
ricevere la Vostra benedizione prima di quel giorno, perché io abbia la forza e
la luce di cui ho tanto bisogno per essere fino alla fine un figlio fedele del
nostro Redentore e un servo leale e obbediente del Suo Infallibile Vicario. Ora
che le Logge Massoniche dei paesi vicini, istigate dalla Germania, stanno
vomitando contro di me ogni sorta di atroce insulto e di orribile calunnia, ora
che le Logge stanno segretamente cospirando per il mio assassinio, ho bisogno
più che mai della divina protezione perché possa vivere e morire in difesa
della nostra santa religione e dell'amata repubblica che sono chiamato ancora
una volta a governare”.
Gabriel Garcia Moreno fu
assassinato il 6 agosto del 1875 appena fuori dalla cattedrale di Quito, davanti
agli aguzzini che lo colpivano con coltelli e proiettili gridando “muori, assassino della libertà” trovò la
forza di pronunciare le sue ultime parole: “¡Dios
no muere!” (Dio non muore), come a ricordare ai suoi carnefici quella
promessa fatta a Pietro da Cristo stesso: “le
porte degli inferi non prevarranno su di Essa”.
Il suo assassinio darà il via ad uno dei periodi più bui della storia
ecuadoriana, caratterizzato da colpi di stato, dalla confisca dei beni della
Chiesa, dall’omicidio di vescovi e da un clima di persecuzione religiosa.
Il
giornalista Loius Veulliot, successivamente alla morte di Garcia Moreno,
scrisse: “Egli ha dato un esempio unico nel mondo
e nei tempi in cui è vissuto; egli è stato il vanto del suo Paese; la sua morte
un bene fors’anche più grande, in quanto per essa ha dimostrato a tutto il
genere umano quali capi Dio può dargli ed a quali miserabili esso si affida
nella sua follia”.
Papa Pio IX fece erigere a Roma un monumento in suo onore nell’Istituto Pio
Latino Americano.
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