di Giacomo Catilina
Il cliché
spesso e volentieri propostoci dal cinema come da certi libri di
storia dipinge la Guerra di Secessione Americana come uno scontro
epocale tra coloro che volevano mantenere l’istituzione della
schiavitù e chi invece non ebbe altro motivo per entrare in guerra
se non la sua abolizione senza se e senza ma. La storia reale,
inutile dirlo, è più complessa e sfaccettata rispetto ad un modello
che pone aprioristicamente i buoni da una parte e i cattivi
dall’altra, e talvolta può anche smontare in gran parte certi
luoghi comuni. E questa considerazione si può tranquillamente
applicare anche a quella guerra civile che infiammò buona parte
degli Stati Uniti dal 1861 al 1865.
Per
poter iniziare a trattare l’argomento è necessario sfatare quel
mito raffigurante il presidente dell’Unione Abraham Lincoln come un
paladino dei diritti dei neri e un fiero oppositore del razzismo in
quanto egli stesso ebbe a dire che “Non sono
– né mai sono stato – in alcun modo a favore dell’uguaglianza
sociale e politica tra la razza bianca e quella nera; e non sono –
né mai sono stato – favorevole a dare ai neri la possibilità di
votare o di fare i giurati, né a permettere loro di ricoprire
cariche pubbliche, né d’imparentarsi con persone bianche; e dirò
in aggiunta che c’è una differenza biologica tra la razza bianca e
quella nera che, credo, impedirà sempre alle due razze di vivere
insieme sulla base di un’uguaglianza politica e sociale. E, se non
possono vivere così, fintanto che rimangono insieme, dovranno
sussistere una posizione di superiorità ed una di inferiorità, ed
io sono, come chiunque altro, favorevole ad assegnare la posizione di
superiorità alla razza bianca”, mentre
un’aperta opposizione alla schiavitù venne proprio da coloro che
per antonomasia avrebbero dovuto invece approvarla: il generale
confederato Thomas Jackson e il suo collega Robert E. Lee, il quale
definì la schiavitù “un male morale e
politico” ed auspicò di “vedere
spezzati i ceppi di ogni singolo schiavo”.
Fatta
questa breve premessa, sarà utile ricordare anche come i motivi
dello scoppio di questa sanguinosa guerra fossero principalmente di
natura economica, infatti se da un lato gli stati del sud avevano
tutto da guadagnare da un regime liberoscambista quelli del nord
dall’altro tendevano ad un sistema protezionista in quanto, stando
al Daily Chicago Times,
“Lasciate che il Sud adotti il sistema del
libero scambio e i volumi degli scambi commerciali a Nord scenderanno
a meno della metà di quelli attuali”. Se
il Sud insomma si fosse diviso dall’Unione applicando una politica
economica basata sul libero scambio le ditte mercantili avrebbero
favorito i suoi porti a causa dei bassi dazi doganali che questi
imponevano, il tutto a discapito dell’economia del Nord.
Ad
ogni modo, la causa principale della guerra è da cercare nella
volontà dell’Unione di impedire la secessione di quegli stati che
avrebbero successivamente formato gli Stati Confederati d’America
(Carolina del Sud, Florida, Alabama, Georgia, Mississipi, Louisiana e
Texas), e il casus belli che
portò ad un conflitto durato quattro anni e considerato la prima
guerra totale della storia fu
lo scontro a fuoco di Fort Sumter (Carolina del Sud) dell’aprile
1861, dove i confederati combatterono e sconfissero delle truppe
dell’Unione coerentemente con il fatto di non farne più parte: per
far valere veramente la loro secessione non si poteva certo tollerare
la presenza di soldati unionisti sul territorio di uno stato che
membro di quella nazione non lo era più.
E’
lecito a questo punto domandarsi se gli stati del Sud avessero il
diritto di staccarsi dall’Unione laddove lo avessero ritenuto
opportuno. A tal riguardo Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori
degli Stati Uniti, ritenne di poter affermare che bisognerebbe essere
“[…] determinati a staccarci […]
dall’Unione che pure ha per noi così tanto
valore, piuttosto che rinunciare ai diritti di autogoverno […];
solo in essi vediamo la libertà, la sicurezza e la felicità”.
Oltre a ciò il Decimo Emendamento della Costituzione Americana,
affermando che quei poteri non delegati dagli stati al governo
federale e non risultanti vietati dalla Costituzione rimangono un
diritto del singolo stato, garantiva teoricamente la possibilità di
secessione qualora uno o più stati avessero voluto metterla in atto.
Riferendosi
ad aspetti puramente bellici, tale guerra può essere definita un
conflitto totale ed una tragica rottura con quel codice di guerra
sviluppatosi in Europa nei secoli precedenti. Se da un lato qualche
azione a danno dei civili da parte confederata ci fu va però
ricordato come “Lee fu in grado di mantenere
la strategia del Sud in armonia con il codice europeo”,
mentre lo stesso non si può dire riferendosi agli unionisti, come
dimostrano gli episodi di Vicksburg (Mississippi) e di New Orleans. Nel
primo caso il generale nordista William Sherman fece requisire i
raccolti da tutte le fattorie e le sue truppe distrussero tutte le
case. Stando a Thomas J. Di Lorenzo “La
città fu così pesantemente bombardata che i residenti si ridussero
a vivere nelle grotte mangiando topi, cani e muli”.
Nel secondo episodio invece il generale Benjamin Butler, di
fronte al rifiuto delle donne di New Orleans alle avances sessuali
dei suoi soldati, promulgò l’Ordine n. 28 nel quale sta scritto
che “Poiché ufficiali e soldati degli Stati
Uniti sono stati ripetutamente soggetti a insulti da parte delle
donne che si autodefiniscono “signore” di New Orleans, nonostante
la più scrupolosa cortesia e non interferenza da parte nostra, si
ordina che d’ora innanzi quando qualsiasi femmina insulterà con
parole, gesti o movimenti un qualunque ufficiale o soldato degli
Stati Uniti o mostrerà disprezzo nei suoi confronti, sarà
considerata una donna di strada che esercita il suo mestiere e
ritenuta responsabile per essere trattata come tale”.
Tale ordine suscitò la reazione disgustata e le proteste di Francia
e Inghilterra.
A voler
tirare le somme non si può non essere d’accordo con James Spence,
il quale in un suo articolo del 1862 comparso sul giornale inglese
Quarterly Review
riguardante la Guerra di Secessione scrisse che “[…] è
ora del tutto evidente che il Nord si batte per il potere supremo. La
questione della schiavitù è stata abbandonata ai quattro venti.
Quasi non c’è concessione sulla schiavitù che gli Stati separati
potrebbero chiedere e gli stati del Nord accordare, in cambio di un
loro rientro nell’Unione. Smettiamola con questa fandonia del Nord
che fregia la sua causa con il nome di “libertà allo schiavo!”
“.


Ottimo articolo, perfettamente condivisibile. La schiavitù fu solo un pretesto, tanto è vero che almeno due stati schieratisi con il Nord erano schiavisti e a costoro non venne applicata il famoso "Decreto di liberazione degli schiavi" di Lincoln.
RispondiEliminaIn realtà, fu uno scontro di civiltà: quella aristocratica, rurale, organicista, "europea" del Sud contro quella industrialista, capitalista, meccanicistica del Nord. Chi sta oggi a Destra, non deve avere dubbi su con chi stare. Tra l'altro, la pubblicistica filo-confederata è molto consistente anche in Italia, per chi vuole informarsi: da Luraghi a Pasolini-Zanelli a Oneto. E come dimenticare il "Bianco sole dei vinti" di Venner (sì, proprio lo storico che, in nome della cultura europea, si è suicidato nella cattedrale di Notre Dame), o di Bardèche con il suo "Sparta e i Sudisti"?
Molto interessante! Si possono avere alcuni riferimenti bibliografici per approfondire la questione?
RispondiEliminaGrazie
Edoardo
"Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d'America" di Thomas E. Woods e "Dalla parte di Lee.
EliminaLa vera storia della guerra di secessione americana" di Alberto Pasolini Zanelli
Vedo ora la richiesta di informazioni bibliografiche di Edoardo. Scusandomi per il ritardo, e considerato che hanno in parte già risposto, ci provo. Saggistica:
RispondiEliminaRaimondo Luraghi, Storia della Guerra Civile Americana, Mondadori;
Raimondo Luraghi, La spada e le Magnolie, Donzelli editore;
Alberto Pasolini Zanelli, Dalla parte di Lee, Leonardo Facco Editore:
Michele Angelini, Gli stati confederati d'America: utopia o realtà possibile? Ermanno Albertelli Editore;
Gilberto Oneto, Unità o libertà, Quaderni Padani - Il Cerchio iniziative editoriali.
Romanzi:
F.G. Slaughter, La brigata Stonewall, dall'Oglio Editore;
Shelby Foote, Il massacro dei cavalieri grigi, Rusconi;
Dominique Veller, Il bianco sole dei vinti, Akropolis;
Donatello Bellomo; Undici lettere all'ammiraglio; Mursia.
E' solo una selezione personale, ma può essere utile.