di Francesco Filipazzi
Peppa Pig vietata in Gran Bretagna perché offende
Mussulmani ed Ebrei, i quali interpellati, sia Mussulmani che Ebrei, dicono che
non è vero e che a loro di Peppa Pig frega punto o poco. Dunque, dove vogliono
andare a parare i paladini non richiesti della religione altrui?
Pare in realtà che il divieto di parlare di suini sia
un’ideona di una casa editrice che vuole eliminare dai propri libri scolastici
ogni riferimento a questi animali, dunque eliminare immagini di insaccati, di
salsicce e braciole. Insomma una damnatio memoriae degli ignari porcelli per
non offendere le religioni che non li mangiano, un bando del cotechino che
farebbe inorridire il lombardo medio. Si parla quindi di porci in carne ed ossa
e profumo, non di disegni e cartoni. Un’idiozia enorme, visto che se uno non
vuole mangiarsi il maiale lo fa senza bisogno dell’iconoclastia scolastica, che
rientra però nella stessa logica inglese che ha ceduto varie fette di
territorio nazionale, fra cui quartieri londinesi, in cui ormai la legge dello
stato è sostituita dalla sharia e i giudici sono sostituiti dalle corti
islamiche.
Cosa c’entrano dunque i cartoni?
Perché, al posto di concentrarsi sul salame e la
mortazza, qualcuno ha deciso di concentrarsi sulla rosea Peppa?
Come diceva il Divo Giulio, a pensar male si fa
peccato ma spesso ci si azzecca. Siccome io sono maligno e complottista fino al
midollo, ho deciso di pensar male.
E’ probabile che questa proposta sia un subdolo
escamotage per eliminare un cartone scomodo dalla Tv inglese, che presenta,
tenetevi forte, una famiglia di porcelli composta da Mamma femmina, Papà
maschio e bambini, anch’essi un maschio e una femmina, che non hanno
evidentemente nessun dubbio sulla propria identità e sanno di essere un
maschietto e una femminuccia. Ci sono anche un nonno e una nonna. Come spiegare quindi un successo enorme e forse senza
precedenti, di un cartone semplice e innocuo,
disegnato con colori pastello e forme stilizzate, per bambini di massimo
5 anni?
E’ difficile conciliarlo con i programmi scolastici
che prevedono di spiegare che i figli nascono sotto i cavoli, che la famiglia
può essere anche composta da due papà o due mamme, che il bambino non è obbligato
a definirsi maschio o femmina e che può decidere quando sarà grande e che,
d’altronde, se ha il pene può anche farselo tagliare via, se vuole dei figli
può comprarsene online, schiavizzando una povera donna che sta in Thailandia e
pagarla pochi dollari inseminandola con lo sperma di uno svedese (magari
decidendo anche i tratti somatici finali del figlio). E’ difficile in effetti spiegare al figlio di un utero
in affitto che, mentre la porcellina Peppa e il porcellino George giocano con i
loro genitori e i loro nonni e si divertono alla grande, lui i suoi nonni non
sa chi e dove sono, che sua madre ha comprato il seme di uno che l’ha venduto
per soldi, o che suo padre ha comprato un utero e quindi l’ha fatto partorire
da un donna che vive chissà dove, usando l’ovulo di un’altra che vive chissà
dove e che aveva bisogno di soldi. Come spiegare al bambino che potrebbe avere decine di
fratelli in giro o che i loro genitori genetici hanno delle belle famiglie
chissà dove con bambini voluti e amati?
Mentre i genitori della porcellina Peppa hanno voluto
entrambi i loro figli, il figlio dell’utero in affitto sa solo che un genitore
ce l’ha, ma l’altro non saprà mai dov’è e comunque anche se lo sapesse, mai gli
ha voluto bene e mai gliene vorrà perché ha venduto il proprio corpo per
sopravvivere e poi se ne è disinteressato.
Quindi cari signori, al posto di accampare scuse
sciocche, ditelo chiaramente. Peppa Pig vi mette in difficoltà e quindi
con un sotterfugio meschino e viscido lo volete vietare.
Ma non ce la farete. Compreremo i DVD, lo faremo
vedere in streaming e se tirerete troppo
la corda volantineremo davanti alle scuole le immagini della famiglia Pig,
grandi anticonformisti del nostro tempo.

oink oink
RispondiEliminaOink anch'io!
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