di Giuseppe Signorin
Il dramma, con i libri che
piacciono troppo, è di riuscire a parlarne. Troppo facile e troppo difficile,
si finisce fatalmente in lodi sperticate e retoriche. Qualcosa di analogo
capita con la propria moglie (almeno con la mia), tanto che per esprimere il
proprio sentimento al meglio, senza cadere nel trito e ritrito, si è il più
delle volte (almeno io) costretti a sostituire le lodi con le prese per i
fondelli. D'altronde, più si ama una persona, più la si prende per i fondelli
(e con questo illuminante incipit dovrei aver risolto tante beghe in famiglia –
la donna che gira per le stanze del mio appartamento con un anello identico al
mio all'anulare, tanto da avermi fatto venire lì per lì più di una volta il
dubbio che me l'avesse rubato, infatti, starà senz'altro leggendo queste
righe). Ma la presa per i fondelli come supremo gesto di amore domestico e
quotidiano non è certo una mia invenzione. C'è chi c'aveva pensato ben prima di
me e ne aveva fatto un'arte collaudata – sia letteraria che pittorica. Già,
perché Giovannino Guareschi ne aveva per tutti, belli e brutti, nei suoi libri.
In questi giorni sto leggendo qualche racconto di don Camillo e Peppone, però è
nello Zibaldino più che in altre opere che questa sua capacità rivelatoria si è
manifestata al massimo, fin dal titolo, che può suonare un'irrisione ma in
realtà è una bellissima dichiarazione d'amore al gobbo più famoso d'Italia,
Giacomino Leopardi. Ne avevo lette alcune parti, soprattutto in bagno, tempo
fa. Una vecchia edizione, mi pare cartonata, pescata nella biblioteca del mio
paese. Veramente un libro casalingo. Anche un po' punk. Forse hip hop. Un libro
della Bassa, insomma. Nello Zibaldino, Giovannino, da buon cristiano, prendeva
per i fondelli tutto quello che gli capitava a tiro, a partire dalla moglie
Margherita (“la dolce signora che una volta, con la scusa di farmi ammirare
certi pregevoli affreschi del '500, mi indusse a entrare, celibe, in una chiesa
per uscirne di lì a poco coniugato a vita”) e i figli Albertino e la Pasionaria.
Prendeva per i fondelli il prossimo suo come se stesso, interpretando in
maniera magistrale il noto comandamento evangelico. Ma si può prendere per i
fondelli veramente, e quindi con amore, solo ciò che si ama. Il che è bello e
istruttivo. (Scusami Giovannino se ti uso per giustificare il mio comportamento
agli occhi di mia moglie, ma se la santa inutilità dell'arte e degli artisti
non servisse a qualcosa, che santa inutilità sarebbe?).

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