di Andrea Virga
«Un tiro da fuori
area di Bruno Giordano ha un valore ontologicamente superiore ad
un'affermazione filosofica di Giordano Bruno»
Il mese scorso è
comparso in libreria un agevole e simpatico libretto dal titolo “Il Catechismo del pallone”, che si propone di leggere «il calcio come
metafora della vita» e «riscoprire la dottrina cattolica con il
gioco più bello del mondo».
L’autore, il Prof.
Corrado Gnerre, è docente di antropologia filosofica presso
l’Università Europea di Roma e di storia delle religioni presso
l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Benevento e ha già
pubblicato altri testi di apologetica. Alla fede cattolica, unisce il
tifo calcistico (per la S.S. Lazio). Non aveva però pensato di unire
le due cose, se non per la lettura del libro di Gnocchi e Palmaro
“Manuale di sopravvivenza per interisti”. La prefazione poi è
di un grande allenatore del calcio italiano, Giovanni Trapattoni, uno
dei commissari tecnici più vincenti di sempre.
La casa editrice è
invece la Mimep Docete, fondata da due sacerdoti e dalle suore
loretane, e merita un paio di parole. Nasce nel 1980 con il lodevole
proposito di servire all’apostolato per mezzo stampa, ma poi
estende le proprie attività, senza trascurare i mezzi di
comunicazione più moderni, dagli ormai vetusti vhs ai dvd e ai
contenuti per smartphone. Grazie all’opera indefessa delle
religiose, tutta una serie di testi utili, dalla teologia al
catechismo per bambini all’apologetica, vede la luce, con un ottimo
rapporto tra qualità editoriale e prezzo.
Tornando al nostro
libro, si presenta come assai scorrevole alla lettura e si presta
anche ad una lettura disimpegnata. Questo non toglie però che il
contenuto sia serio e per nulla banale. Secondo lo studioso
beneventano, il calcio sarebbe lo sport cattolico par excellence, per
una serie di motivi, spiegati nel dettaglio.
In primo luogo, il
calcio è uno sport in cui il pareggio tra squadre resta frequente,
segno che – come nella nostra vita terrena – non esistono solo
Santi e dannati, ma spesso l’esito è più complesso, e passa per i
“tempi supplementari” del Purgatorio. Né è scontato che la
vittoria arrida alla squadra che ha giocato meglio, dal punto di
vista dello spettacolo, ma può arridere anche a chi abbia fatto un
unico tiro in porta (a segno) in tutta la partita, esattamente come a
chi si salva grazie al pentimento dopo una vita dissoluta.
Allo stesso modo, non
c’è neanche l’esigenza di una particolare predisposizione fisica
come in altri sport, specie nell’atletica. Si ricordano campioni di
varia conformazione somatica, e addirittura con handicap quali il
guercio Hannes e lo zoppo Garrincha: la “via della salvezza” è
offerta a tutti. Viceversa, la bravura dei singoli non basta a dare
la vittoria alla squadra, nemmeno se tutti fossero dei fuoriclasse,
ma molto dipende dal gioco di squadra e dalla capacità di ognuno di
svolgere il proprio ruolo al meglio. Sorge spontaneo il parallelo con
la dottrina sociale cattolica, che è comunitaria, organicista e
gerarchica.
Infine, il calcio, con
le sue tradizioni di squadra e le sue scuole di gioco, è lo sport
che più di tutti sa incarnare lo spirito popolare, tanto delle
nazioni quanto delle città o addirittura di singoli quartieri. Lo
stesso vale per il cattolicesimo, che è universale, ma non
cosmopolita, mantenendo ed esaltando in sé le differenze culturali e
identitarie. Al contempo, è un gioco semplice, lontano da tanti
schemi ideologici o intellettualismi sterili, fatto per essere
compreso da tutti, come appunto la religione cattolica.
Nei capitoli
successivi, Gnerre spiega le Virtù teologali e cardinali e i doni
dello Spirito Santo facendo proprio riferimento a figure di
calciatori. Il libro termina, poi, con una serie di esempi concreti
dell’incontro tra devozione cattolica e passione calcistica, come
il portoghese Fernando Calò, prematuramente asceso al Cielo, oppure
il San Lorenzo de Almagro, squadra argentina che vanta un tifoso
speciale, come Papa Francesco.
In conclusione, il
giudizio su questo libro non può che essere positivo. Nella sua
semplicità, riesce ad essere comprensibile sia per chi non ha una
conoscenza enciclopedica del calcio, sia per chi, pur magari
battezzato, ha più dimestichezza con la formazione della Juventus
che non con i fondamentali della dottrina cattolica. D’altra parte,
è d’una limpidezza cristallina riguardo ai contenuti: un
cattolicesimo senza aggettivi, lineare e concreto, senza
aggressività, ma ben distinto da ciò che cattolico non è, come la
mentalità protestante e liberale.
Per questa ragione, si
presta particolarmente bene a spiegare la nostra fede, molto meglio
di tutti quei libretti, smielati nei toni ma fumosi nei contenuti,
che oggi ammorbano le librerie cattoliche. Non possiamo dunque che
concordare con l’autore, che «il calcio è solo un gioco, ma un
gioco che aiuta a ricordare all’uomo che la vita non è un gioco…
ma una cosa molto seria.»
Pubblicato il 13 marzo 2014

B. G. nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcio scommesse, scoppiato il 23 marzo con l'arresto a Pescara, a fine partita, di Massimo Cacciatori, Lionello Manfredonia, Giuseppe Wilson e dello stesso Giordano. Lo scandalo porterà alla retrocessione d'ufficio in Serie B della Lazio. Condannato a 3 anni e 6 mesi (come pure Manfredonia) gli furono condonati due anni in seguito alla vittoria azzurra del Mondiale
RispondiEliminaè cattolico anche truccare le partite?
é noto che il calcio è nato nella protestante, liberale e massonica Inghilterra. Ruggero Romani.
RispondiEliminae allora potresti evitare d'usarlo come metafora del Cattolicesimo?
EliminaIl pareggio sarà anche frequente, ma i tempi supplementari sono molto rari: solo nelle coppe, quindi diciamo meno dell'un per cento del totale delle partite, a stare belli larghi.
RispondiEliminaInoltre se, in Mitropa cup per esempio, l'andata tra A e B finisce 1-1 e il ritorno finisce 2-2, passa A, nonostante i due pareggi.
In quanto alla faccenda "universale vs. cosmopolita", la formazione dell'Inter del triplete comprendeva 4 argentini, 3 brasiliani, un macedone, un camerunense, un olandese e un romeno. E' universalismo, cosmopolitismo o semplice capitalismo applicato al calcio?
Scherza coi fanti e lascia stare i santi, mi dicevano da bambino: qui, mi pare, i cattolici si dilettano coi fanti perchè parlare di santi (per tacere della teologia) è impresa improba.
Manlio Pittori