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26 maggio 2017

Noi stiamo con Mons. Negri


di Giuliano Guzzo

Parte del mondo cattolico e del mondo mussulmano italiano, dopo l’attentato di Manchester, hanno espresso la loro condanna. Ma non contro il giovane attentatore, Salman Abedi, bensì verso S.E. Mons. Negri, arcivescovo di Ferrara, reo d’aver commentato l’accaduto da cattolico ricordando che «il Male è una persona», che quelle dei morti del Manchester Arena sono «vite falciate dall’odio del demonio» e che è tempo di sbarazzarsi della «retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita».

Ora, che la comunità islamica di Bologna si sia risentita per queste parole – e per altre, in cui Mons. Negri ha osato parlare di «guerra di religione» –, sarò crudele, non mi allarma particolarmente. Mi preoccupa invece di più un mondo cattolico dove oggi il pensiero infastidisce più del peccato; dove delle cose si tenta di dare solo, spesso neppure riuscendovi, una interpretazione sociale e mai soprannaturale; dove si predica l’illimitatezza della misericordia ma se pratica l’assenza; dove la tolleranza è abbondante ma selettiva; e dove il Vangelo, ormai, fa più paura del Corano.

Lo so, non c’è molto da guadagnare a schierarsi dalla parte di un «vecchio rancoroso» – così è stato elegantemente apostrofato l’arcivescovo di Ferrara, in un sito teoricamente cattolico –, ma da quel poco che ho capito del Cristianesimo verità e convenienza non fanno rima; anzi, dove c’è la seconda, di solito, non trovi mai la prima. Per questo, e non certo perché venerdì scorso ha avuto parole generosissime per il mio libro, aggiungo il mio trascurabile appoggio a quello di coloro i quali, in queste ore, stanno esprimendo la loro solidarietà a Mons. Negri. Meno male che abbiamo ancora pastori che, all’intensità dell’applausometro, preferiscono l’integrità delle pecore.

https://giulianoguzzo.com/2017/05/26/io-sto-con-mons-negri/

 

24 maggio 2017

Manchester, l'ennesimo avvertimento


di Giuliano Guzzo

L’esplosione di lunedì sera nel foyer della Manchester Arena si è portata via ventidue vite umane, diverse delle quali di giovanissimi, inclusa una bambina di appena otto anni, ma – per quanto grande e comprensibile sia ora la commozione – rischia di lasciarci, come popolo e come Europa, illusioni pericolose che da troppo tempo continuiamo a cullare. La prima è l’illusione che tutto, prima o poi, passi; così, da sé, a colpi di incoraggiamenti, retorici inviti al dialogo e, soprattutto, senza la piena presa di consapevolezza di una guerra in corso. Attenzione, però: non la guerra del mondo occidentale contro il terrorismo, ma contro se stesso.

Se le armate jihadiste 2.0 risultano oggi così penetranti e distruttive nelle nostre città – da Parigi a Londra, da Berlino a Manchester, appunto – è semplicemente perché glielo si concede. Come? Anzitutto, coltivando il sogno di un’Europa secolarizzata e multiculturale, il che nei fatti non solo non ostacola, ma è una strepitosa risorsa del terrorismo. E’ infatti qui, da noi e non nei Paesi dei bigotti e populisti immaginari, che l’Isis infatti arruola molti più miliziani che altrove. Non è una provocazione, si badi, bensì un’evidenza: l’indice di radicalizzazione jihadista – calcolato considerando il numero di foreign fighters per milioni di abitanti di fede mussulmana – vede oggi il Regno Unito fucina di terroristi superiore a Paesi come la Libia o il Marocco.

Questo perché, come hanno potuto appurare analisi specialistiche, «il fenomeno dei foreign fighters non è il prodotto di società islamiche povere o repressive come spesso si dice, anzi la propensione è molto più elevata in società libere, democratiche e benestanti» (AA.VV. I Foreign fighter europei. Contributi per una riflessione strategica, Centro Alti Studi Difesa/Centro Militare di Studi Strategici, Roma 2015, p. 47). L’illusione che l’incubo terrorismo, in Occidente, svanisca da sé o grazie «maggiore integrazione» – paroline magiche del frasario politicamente corretto – è dunque destinata a infrangersi il giorno che si capirà che siamo noi stessi, l’Europa stessa, a favorire il materializzarsi di simili, orrendi scenari.

Se siamo a questo punto è difatti grazie ad un'Europa che da una parte esporta – o aiuta a esportare – la democrazia con le bombe, e dall’altra, in nome di una filantropia cieca e scriteriata, ritiene che l’accogliere tutti gli immigrati possibili sia un dovere morale; che da un lato – benché le tre più mortifere sigle terroristiche mondiali siano di matrice islamista (cfr. Annex of Statistical Information, Country Reports on Terrorism, 2016) – rifiuta di riconoscere connessioni, anche remote, tra la religione mussulmana, specie di corrente sunnita, e il cancro terroristico, e dall’altro rigetta il più possibile le proprie radici cristiane, senza rendersi conto che a queste condizioni la sospirata integrazione, molto semplicemente, non è possibile. Punto.

La seconda illusione di cui faremmo bene a sbarazzarci, infatti, è proprio questa: che integrare i potenziali terroristi, disinnescando per tempo il loro odio, sia cosa sempre possibile. Come se non fosse proprio nell’Occidente prospero, laicizzato e tollerante – come si diceva poc’anzi – che l’Isis ha visto crescere vertiginosamente la propria forza. Prendete l’Inghilterra: ospita circa 3 milioni di mussulmani, è un Paese avanzatissimo sotto molti punti di vista, col sindaco della capitale di fede islamica, eppure, purtroppo, insanguinato dal terrore; nel caso di Manchester ad opera di un giovane di origini libiche, ma britannico. Possiamo quindi davvero rilanciare la filastrocca dei muri da battere, della urgente «maggiore integrazione» e dell’islamofobia, senza provare un po’ di vergogna?

Il terzo e ultimo pensiero illusorio da cui, come europei, faremmo bene a sbarazzarci al più presto è che l’Europa possa tornare sicura solo grazie ad un coordinamento tra politici, servizi segreti e forze dell’ordine. Intendiamoci: tutto ciò certo necessario – urgentissimo, direi -, ma non sufficiente. La prima medicina di cui abbiamo bisogno è un’altra, ed è spirituale. Perché non possiamo nasconderci il fatto che l’Europa stretta nella morsa del terrorismo non è quella di sempre, bensì un Vecchio Continente che non ama la propria gloriosa storia, che non fa figli, che non prega. Questo chi vuole distruggerci lo sa benissimo, per questo conta di annientarci anche se siamo militarmente molto superiori.

Concludo condividendo la notizia che proprio a pochi chilometri da Manchester, alla Saint Thomas in Werneth a Oldham, pare non vi sia neanche uno studente – non uno –, oggi, disposto a definirsi «cristiano». E che c’entra mai questo, ribatteranno i soliti cervelloni dalla lingua lunga e dalla vista corte, suvvia. C’entra eccome, invece. E’ un indizio simbolico, ma pur sempre un indizio, del declino da cui spiritualmente e demograficamente siamo, se uomini, chiamati a ribellarci. Poi però leggi i commenti di quelli secondo cui l’Occidente e l’Europa ce la faranno perché hanno la libertà, i diritti civili e il progresso, e vieni subito visitato dal dubbio che qui forse, più che una rinascita, serva proprio un miracolo.

https://giulianoguzzo.com/2017/05/24/apri-gli-occhi-europa-o-pure-manchester-sara-vana/