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13 luglio 2017

Aborto. Non c'è nulla di irreversibile

di Gianluca Iori
Discutendo sull’aborto, si sente spesso dire, anche da parte di chi è tendenzialmente contrario a questa barbarie, che, ora che è stato legalizzato, non è più possibile tornare indietro.

Se da un lato è vero che spesso la legge civile definisce, agli occhi dei più, il minimo etico, questo non implica necessariamente il fatto che ciò che viene legalizzato sia necessariamente giusto. Chi è infatti che legifera? Il Parlamento, ovvero uomini comuni, che, in base all’opinione pubblica o a interessi di vario tipo, decidono di approvare o vietare una certa pratica.

La concezione positivista, secondo cui è la società (nella forma dell’opinione individuale o della legislazione) che determina ciò che è giusto e sbagliato, e che di conseguenza conferma con la legge queste sue convinzioni, è assurda.

Supponiamo infatti che in futuro, per qualche motivo, la maggior parte delle persone pensi che la pedofilia sia giusta ed  accettabile. Sarebbe quindi giusto legalizzarla, magari a fronte anche di una ipotetica vittoria ad un referendum? Pensiamo inoltre alla schiavitù e alla pena di morte: esse erano legali ed accettate dalla quasi totalità della popolazione, ma erano giuste?

È evidente che è necessario avere riferimenti oggettivi ed imparziali che stabiliscono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Questi non possono essere a loro volta frutto di elaborazioni umane, come ad esempio una costituzione, in quanto anch’essa è affetta dallo stesso problema di dipendenza dal pensiero degli uomini che la scrivono e dal contesto storico in cui viene concepita.

La verità e la realtà sono quindi gli unici criteri oggettivi che permettono agli uomini di tutte le epoche di governare il proprio agire personale e collettivo.
La schiavitù, la pena di morte e l’omicidio (in particolare quello di innocenti, ovvero l’aborto) erano, sono e saranno sempre sbagliati in quanto contrari alla verità, rivelataci da Dio e che ogni uomo può comprendere razionalmente.

Ad esempio, la schiavitù poteva sembrare conveniente per un certo popolo, in modo da avere servi di cui poter disporre a proprio piacimento, ma nel momento in cui quel popolo veniva conquistato da un altro, i loro membri potevano diventare schiavi essi stessi. È quindi non solo moralmente giusto, ma anche razionale e conveniente che la schiavitù sia stata universalmente abolita.

Ancora, l’omicidio del feto che una ragazzina porta in grembo può sembrarle conveniente, in modo da poter continuare gli studi e costruirsi una carriera lavorativa senza ostacoli di sorta, ma se sua madre avesse pensato la stessa cosa, lei sarebbe stata d’accordo? Anche uccidere esseri umani indifesi con l’aborto non è quindi solo contrario a un comandamento di Dio, ma anche irrazionale, in quanto tale permesso avrebbe potuto ritorcersi contro noi stessi, e sconveniente, basti pensare alla decrescita demografica attuale e a tutte le sue conseguenze.

Tutti i grandi cambiamenti nella storia, rivoluzioni comprese, non sono stati fatti dalla maggioranza delle persone, ma da minoranze decise e determinate che hanno convinto la massa.

Per questo, così come poteva sembrare impossibile abolire la schiavitù, ma grazie a persone decise (quasi esclusivamente cristiani) questo è stato possibile, allo stesso modo abolire l’aborto è possibile e rappresenta un dovere morale per tutti: sia in quanto cristiani, che in quanto uomini.

Se 12 uomini, con l’aiuto dello Spirito Santo, sono riusciti ad evangelizzare il mondo, per quale motivo noi dovremmo dirci già sconfitti?

Facciamo quindi sentire le nostre ragioni senza paura e dimostrandoci seri, determinati e convinti potremo portare l’opinione pubblica dalla parte della verità. 

 

09 luglio 2017

Ecco perché l'aborto non ha fondamento logico

di Gianluca Iori
 
Per dimostrare l’irrazionalità dell’aborto e in particolare della sua legalizzazione, è necessario partire da due presupposti, che nessuno oserebbe contraddire:

1) Il principio di non contraddizione non può mai essere violato. Ad esempio, se io mi chiamo Gianluca, non posso non chiamarmi Gianluca; se 2 più 2 fa 4, 2 più 2 non può fare 5, e così via. Allo stesso modo, se una persona è viva,non può essere morta, e di conseguenza, o è viva, o è morta.

2) Uccidere una vita innocente è un crimine, nonché un reato perseguibile penalmente.

Quando inizia quindi la vita? Qual è il momento dopo il quale l’aborto diventa omicidio?
In Italia, il limite è 12 settimane, in Svezia 18, in Inghilterra 24, in Canada (così come anche in Cina e Corea del Nord) addirittura non vi è alcun tipo di restrizione, ovvero è possibile abortire fino a quando il feto non è completamente uscito dal grembo della madre.[1]

Ma questa è una chiara violazione del principio di non contraddizione. Un feto di 14 settimane o è vita umana o non lo è, non può esserlo e non esserlo contemporaneamente. La vita non è un concetto arbitrario o soggettivo, ma una condizione ontologica oggettiva, indipendente dal luogo o dall’opinione di chicchessia.

Non è un individuo, o la legislazione che determina la realtà, ma è la realtà stessa che si autodetermina in quanto tale, e che sta a me individuo cercare di conoscere. Nessuno, infatti, può determinare il fatto che la terra giri o non giri intorno al sole, in quanto il suo movimento è indipendente dal pensiero e dalle opinioni degli uomini. Gli uominipossono tuttavia arrivare alla conoscenza di questo fenomeno servendosi di strumenti quali la matematica, la fisica, ecc.

È possibile pertanto conoscere in maniera oggettiva ed assoluta, prescindendo da qualsiasi opinione personale o decisione arbitraria, che la vita inizi al concepimento e che quindi un feto sia una persona a tutti gli effetti? Si, grazie alla scienza.

Al momento stesso del concepimento, infatti, quando i due gameti si uniscono dando origine allo zigote, si forma un nuovo DNA (contenente tutte le informazioni genetiche personali), assolutamente unico, diverso da quello dei genitori, e che sarà lo stesso che quel nuovo individuo manterrà per tutta la vita. Questo ci dice quindi che lo zigote è già un nuovo individuo, diverso dalla madre, che gode pertanto di tutti i diritti umani, primo fra i quali il diritto alla vita.

Se quindi si può affermare con certezza scientifica ed oggettiva che persino uno zigote è un nuovo individuo, l’aborto, a qualunque momento venga effettuato, è sempre omicidio. E se lo è, viola il presupposto n. 2, visto all’inizio, con l’aggravante della totale innocenza della vittima.

Se le cose stanno così, perché dunque attualmente l’aborto è permesso e in larga parte socialmente accettato? La spiegazione sta nel fatto che l’uomo contemporaneo ha elevato come valore supremo, al di sopra di tutto, la libertà individuale. Qualora la realtà, la verità o qualsiasi altra cosa, dovesse andare contro la libertà, sarà lei a farne le spese.

Ad esempio, la verità è che, come abbiamo visto, uno zigote è un nuovo individuo, ma ammettere questo potrebbe costringere la madre a portare avanti una gravidanza non desiderata. Meglio quindi andare contro la realtà e far finta che quello zigote non sia ciò che è. Ma esso rimane pur sempre una persona, indipendentemente dalla volontà e dall’opinione della madre.

Un altro esempio è la cosiddetta “identità di genere”. La realtà è che esistono solo due sessi: maschile e femminile, e questo un dato di fatto biologico evidente.[2] Questo però potrebbe violare la libertà individuale di potersi autodeterminare a proprio piacimento, anche dal punto di vista sessuale. Meglio quindi fare finta che esistano infiniti generi[3] e negare l’evidenza.[4]

Legalizzare l’aborto significa andare contro la logica e la realtà. Essa si può ignorare, ma rimane sempre lì, esterna a noi ed immutabile, e tornerà sempre a ripresentarsi per ciò che è.

Una società che non si basa sulla realtà non può avere futuro. Per questo, oggi più che mai, è importante far sentire pubblicamente la nostra voce partecipando anche a manifestazioni nazionali come la Marcia per la Vita a Roma e cercando di organizzarne anche a livello locale, unendoci al grido silenzioso di migliaia di bambini non nati, che ogni anno vengono uccisi in nome della falsa libertà.



[1] Quest’ultimo tipo di legislazione ha generato casi folli e paradossali, tra i quali quello della canadese Brenda

Drummond nel 1996. La donna si sparò nella vagina con una pistola ad aria compressa, nel tentativo di uccidere il

bambino che portava nel grembo. Non riuscì nel suo intento e il figlio Jonathan venne alla luce due giorni dopo.

Siccome il cervello del bambino fu danneggiato dal proiettile (una pallina di plastica), la donna fu accusata di tentato

omicidio, ma venne poi immediatamente assolta a causa del fatto che per la legge canadese il feto, a qualunque stadio,

non è considerato una persona.

(Fonte: "Shooting of Fetus Sparks Debate Over Status of Unborn", Toronto Star (22 June 1996), A8)

[2] La presenza di rarissimi casi di individui ermafroditi o con altri difetti genitali presenti alla nascita, non costituiscono

ulteriori sessi, ma patologie mediche derivanti dal sesso maschile o femminile.

[3] A questo proposito è opportuno ricordare i 71 generi selezionabili dagli utenti su Facebook nel Regno Unito. Perché

poi solo 71? Potrebbe essere discriminatorio nei confronti di chi non si identifica con nessuno di essi..

(Fonte: http://www.telegraph.co.uk/technology/facebook/10930654/Facebooks-71-gender-options-come-to-UK-
users.html )

[4] Per approfondire il tema si suggerisce di leggere l’intervento dell’American College of Pediatricians. Originale:

https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children

Traduzione italiana: https://tinyurl.com/l4brvyg