15 marzo 2020

Non dovevamo dare la Messa per scontata


di Roberto de Albentiis
Nel Vangelo leggiamo che Gesù, su esempio di Mosè ed Elia, con i quali poi apparve durante la Trasfigurazione il cui Vangelo ascoltiamo nella seconda Domenica di Quaresima, digiunò per 40 giorni: fu un digiuno completo, nel deserto, al termine del quale ebbe fame e sete e venne il demonio a tentarLo.
Anche Gesù provò la solitudine e l’abbandono, appunto nel deserto prima che nel Getsemani e poi sulla Croce, ma del resto Lui non ci ha mai detto che le cose sarebbero state facili, prefigurandoci anzi persecuzioni e divisioni fin dentro casa; Lo dobbiamo seguire sulla Croce, è condizione per seguirLo ed essere perfetti.

E proprio alla vigilia di questa terza Domenica di Quaresima, dedicata nel rito greco alla speciale contemplazione della Santa Croce, che viene messa al centro delle chiese e venerata, leggiamo di una notizia terribile: la Prefettura della Casa Pontificia ha disposto che le cerimonie della Settimana Santa, quantomeno quelle della Basilica Vaticana come sembra, si celebreranno senza concorso di fedeli.
Anche ragionando a mente più fredda, considerando pure le condizioni di salute del Papa, è una notizia inedita e scioccante, una vera pugnalata al cuore: anche durante le pestilenze dei secoli passati sospendevano i giubilei e i pellegrinaggi da lontano, certamente, ma non la celebrazione delle liturgie, men che meno chiudevano le chiese ai fedeli; ma anche solo leggere la notizia e, Dio non volesse, fossimo privati di tutte le celebrazioni della Settimana Santa, è veramente un essere messi in croce, per chi tiene alla propria anima, che è edificata solo dai santi sacramenti e specialmente da quelli pasquali, essendo il Triduo il centro di ogni anno liturgico, ed essendo questo, per citare Pio XII, Cristo in mezzo a noi.

Quindi, durante la Settimana più Santa dell’anno quando i fedeli devono partecipare più che in altri giorni, ci ritiriamo, chiudiamo tutto? Lasciamo i fedeli, non solo quelli ordinari, ma soprattutto malati e moribondi, senza i sacramenti? A che serve leggere durante la Quaresima il Vangelo in cui leggiamo di Gesù che guarisce i malati e perfino risuscita i morti?
Questa è una prova terribile non solo per il cambio di abitudini, o il non poter fare la spesa o andare in giro, o altre cose materiali, ma per l’assenza di conforto spirituale, invece, sì, è una prova terribile.
Certamente il buon Dio, ai Suoi eletti, dà grazie particolari per fronteggiare l’emergenza, per noi dopo decenni se non secoli di tranquillità inedita, e certamente è una Quaresima veramente stretta e forte da vivere; però anche ciò non può non portarci ad una riflessione: il buon Dio è forse così dispiaciuto e adirato nei nostri confronti che non vuole più farsi trovare da noi increduli e tiepidi? A così tanto sono arrivati i peccati del mondo e soprattutto della nostra parte di mondo?

Se guardiamo bene, non vedremmo in effetti che divorzi, convivenze, aborti, eutanasia, uso e consumo di droga, bestemmie, pornografia; ma anche senza necessariamente queste cose, che magari ad un senso di morale comune possono fare senso, non vedremmo poi che materialismo pratico a ogni rango: l’assalto ai supermercati e i lavori straordinari imposti ai corrieri, anche per accaparrarsi oggetti e merci che non ci servono, parlerebbero da soli.
Ma anche noi abbiamo le nostre colpe, anche noi “bravi” e “giusti”: se guardiamo bene dentro di noi, non vedremmo che Messe cui arriviamo tardi, o perfino saltate, Comunioni fatte male, preghiere non dette, digiuni non praticati o saltati sfruttando le eccezioni canoniche; se Atene piange, e deve piangere, Sparta però non ride.

Il Profeta Isaia fa dire attraverso di sé al buon Dio “le Mie vie non sono le vostre vie, i Miei sentieri non sono i nostri sentieri”; forse davvero non dovevamo dare per scontate le chiese aperte, i sacerdoti sempre disponibili, in generale la nostra tranquillità, materiale e perfino spirituale.
Forse dovevamo essere sempre grati al buon Dio per ciò che avevamo, e che speriamo di riavere, e pregare per chi non ne avesse: certamente beni materiali, come una casa, del cibo, un lavoro, delle cure in caso di necessità; ma anche e soprattutto beni spirituali, i sacramenti, i misteri e le ordinanze della Chiesa, veicoli di grazia invisibile.
Forse, finita questa terribile prova, in cui noi saremo provati come oro nel crogiuolo, non vedremo più le celebrazioni come un freddo dovere (perché non solo i progressisti sbagliano a vederle come un’assemblea, ma pure il fronte conservatore e tradizionalista che le vede come un dovere da espletare senza quasi più afflato spirituale erra), ma le vedremo per quello che sono: uno spazio, uno squarcio di cielo sulla terra!

Forse capiremmo ora cosa significa per i nostri fratelli africani o asiatici (pensiamo soprattutto ai cinesi, che prima ancora che con il virus vivono in stato di persecuzione e pure scisma) cosa significa avere la celebrazione poche volte al mese o addirittura all’anno; forse, anche, capiremmo chi si fa i chilometri per andare alla Messa latina lontano da casa; forse capiremmo i sedevacantisti che lo fanno più degli altri, pur non essendo d’accordo con loro né ritenendo che le loro tesi possano spiegare come uscire dalla crisi nella Chiesa; forse capiremmo pure i fratelli ortodossi, che vivono spesso una situazione di doppia lontananza geografica, nell’andare a cercare le celebrazioni.

Forse capiremmo che la Croce non è uno scherzo, o un monile, o un semplice oggetto liturgico pur importante da venerare, ma un qualcosa che dobbiamo abbracciare e percorrere.
Il buon Dio non ci abbandona, e già la tranquillità e il permanere nello stato di grazia e preghiera in questo periodo è un segno della Sua bontà per noi, uomini di poca fede che abbiamo dubitato!
Chiedevamo del resto di vivere una vera Quaresima, affascinati da esempi dei santi, libri di preghiera o manuali di storia della Liturgia? Eccoci accontentati! Ci è piaciuto, all’inizio? Beh, magari no, però si diventa santi abbracciando le penitenze e gli incomodi che ci capitano, più che scegliendoli noi, magari a nostro piacimento.
Eravamo affascinati dalle vite dei monaci e degli eremiti, che vivevano anni nel deserto non solo senza mangiare ma addirittura senza sacramenti, ricevendo la Comunione magari due volte l’anno o al termine della vita, come San Giovanni Climaco e Santa Maria Egiziaca che, sempre nel rito greco, venereremo rispettivamente nelle prossime due Domeniche? O anche, eravamo affascinati dalle vite dei martiri inglesi, giapponesi e coreani, che vissero per secoli in clandestinità senza sacerdoti? Ancora una volta, eccoci accontentati! Del resto, se Gesù ha detto agli Apostoli Giacomo e Giovanni che non erano in grado di bere il Suo Calice, non lo poteva dire a maggior ragione a noi?
Acquistiamo meriti per il Paradiso e soprattutto lo spirito e la grazia divini, approfittiamo di questo periodo per rinunciare a tutto quanto di superfluo e stressante ci distraeva e ci rovinava, e soprattutto perseveriamo; certamente il bene fatto non andrà perduto per noi e soprattutto per Dio!
Continuiamo con la preghiera per placare l’ira e soprattutto adorare e supplicare la Divina Misericordia dell’Onnipotente, Che contempleremo il Venerdì Santo e festeggeremo la Domenica in Albis, preghiamo per i governanti e i reggitori di cose e per i medici e i ricercatori che curano i malati e cercano una cura a questo morbo, e preghiamo anche per i nostri gerarchi, pastori e sacerdoti, ora più che mai, sia quelli lasciati soli sia anche quelli che lasciano soli.
Preghiamo affinché, dopo questa lunga prova dolorosa, possiamo anche noi rinascere e risorgere e cantare tutti assieme:  “Cristo è risorto dai morti, e con la Sua Morte ha calpestato la morte e ha ridato la vita a coloro che giacevano nei sepolcri”!


 

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