di Alfredo Incollingo
Nei sotterranei della “Cappella Sistina” che si apre nella navata destra della basilica di Santa Maria Maggiore, è conservato il presepe più antico attualmente conosciuto. Venne realizzato nel marmo dallo scultore e architetto toscano Arnolfo di Cambio tra il 1288 e il 1291, su commissione di papa Niccolò IV: è tuttora costituito dalle statue dei tre Re Magi, da quelle della Madonna con il Bambino Gesù in braccio e di san Giuseppe e dalle raffigurazioni dell'asino e del bue e ha subito nel corso del tempo modifiche nella loro disposizione e nelle fattezze somatiche.
L'intero allestimento fa da cornice ad una preziosa reliquia conservata in quella cappella: la culla dove Gesù venne adagiato dopo la nascita. Secondo la tradizione popolare, fu un papa di origini palestinesi, Teodoro, a portarla a Roma da Betlemme nel 643, forse per salvarla dai trafugatori e dalle prime avvisaglie dell'espansionismo arabo. Altri fonti, invece, raccontano che i pellegrini romani, che ritornavano dalla “Terra Santa”, portavano con sé ogni volta pezzi di legno della mangiatoia, fino a quanto si riuscì a riassemblarla a Roma. Già a partire dal V secolo i papi allestivano nella basilica una rappresentazione rudimentale della “Natività”, impreziosita successivamente dalla sacra reliquia, che venne sostituita dal pregevole presepe di Arnolfo di Cambio. Da allora la basilica venne ribattezzata Santa Maria ad “Praesepem”, che in latino vuol dire “mangiatoia”, in riferimento alla culla del Bambino Gesù.
Il viaggio continua.


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