di Alessandro Rico
Come
diceva il filosofo, su ciò di cui non si può parlare, si deve
tacere. E parlare di Michele Boldrin diventa sempre più difficile,
man mano che le sue sortite sui social network gli fanno rasentare
l’umano annichilimento. L’ultimo triste episodio delle baruffe
virtuali, Boldrin l’ha scritto lunedì 8 dicembre. Livoroso e
stizzito, se l’è presa con l’Immacolata Concezione, dedicandole
ben tre post su Facebook.
Prima la stoccata: «Ma gli italiani sanno
che c**** festeggiano oggi?»; poi ha pubblicato una vecchia foto
della sua bella madre, «che ha fatto il suo dovere senza essere
immacolata» e infine, il giorno dopo, è tornato sulla diatriba per
spiegare la sua idea di festività nazionale, di cui ovviamente le
ricorrenze cristiane, in quanto «divisive», non fanno parte. Non è
dato capire perché il leader di Fare – setta, più che partito,
ormai scivolato nell’oblio politico – occupi un intero festivo a
discutere dell’8 dicembre. Forse voleva fare i regali di Natale e
ha trovato i negozi chiusi, o il tabaccaio era di riposo e il
distributore automatico di sigarette non funzionava. Le ragioni
psichiatriche del disagio rimangono insondabili. Manifeste, e
manifestamente penose, invece, le argomentazioni che Boldrin ha
proposto nella sua crociata anticristiana. Festa divisiva, si diceva.
E quali sarebbero le feste degne di essere celebrate, che uniscono il
popolo attorno a un patrimonio di valori comune? Il 25 aprile? Il 2
giugno? Ci sarebbe qualcosa da dire sull’uso politico della
liturgia antifascista, oltre che sul significato di quel referendum
monarchia/repubblica, che certo non fu un plebiscito contro la
corona. Potremmo tornare indietro, per cercare qualche celebrazione
meno divisiva. Che so, le Idi di Marzo – ma poi ci sarebbe da fare
i conti con i cesariani – o le calende greche, magari con tanto di
obolo corrisposto ai lavoratori per andare a teatro a guardare
Sofocle ed Euripide, come ai bei tempi dell’Atene classica.
L’impressione, in realtà, è che a certi anticlericali d’accatto,
figli storpi della secolarizzazione, marxisti convertiti a un
liberalismo superficiale, andrebbe bene festeggiare pure
l’anniversario della nascita della Coca-Cola, pur di depennare
tutto ciò che evoca la religione. Al punto che il Boldrin furioso ha
avuto persino il coraggio di negare le origini cristiane del
Thanksgiving, che forse celebrerebbe al posto dell’Immacolata,
perché fa tanto americano e le italiche usanze sono da trogloditi.
Che dire di Halloween? Scommetterei che a Boldrin, del dissenso di
alcuni cattolici, non interesserebbe nulla: l’Immacolata Concezione
è un dogma privo di prove scientifiche, mentre che Jack O’Lantern
scorrazzi per i crocicchi abbiamo solide evidenze.
Siamo
né più né meno che ai consueti deliri di un pensiero
antistoricista e costruttivista, che disprezza la Tradizione e la
Cultura, ma finisce col propinare un’altra tradizione e un’altra
cultura, inventate di sana pianta. Come i rivoluzionari francesi, che
per disperdere il ricordo di ogni cosa anche lontanamente associabile
al cristianesimo, cambiarono il nome ai mesi, introdussero nuovi
sistemi di misurazione e sostituirono i monumenti alla Madonna e ai
santi con le statue dedicate alla dea Giustizia e alla Libertà.
Sterminarono qualche migliaio di contadini vandeani, ma oggi la
Francia della Manif pur
tous è capace di
mobilitare altrettanti difensori della famiglia tradizionale. A un
piccolo uomo come Boldrin, sicuramente più piccolo di Marat o
Robespierre, che passa le giornate a insultare i suoi “amici” di
Facebook e a imbastire puerili e pretestuose campagne contro la
Vergine Maria, non bisognerebbe dare alcuna importanza. Il mio,
infatti, è piuttosto un appello intellettuale a chiunque corra il
rischio di confondere liberalismo e anticlericalismo, laicità e
laicismo, progresso e progressismo: abbandonate l’illusione che
personaggi come Boldrin possano recare un qualsiasi contributo alla
battaglia per le libertà economiche e la civiltà politica di questo
Paese. E quando pontificano su quanto faccia schifo l’Italia e su
quanto desiderino tornarsene negli USA, fate una colletta e comprate
un biglietto aereo di prima classe. Viaggino comodi, così che non
abbiano più voglia di tornare. Qui abbiamo già troppo declino e non
sarebbe male se insieme ai cervelli, iniziassimo a esportare qualche
testa di legno.

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