di Andrea Virga
Gli schieramenti in lotta in Ucraina, per quanto in apparenza
eterogenei, rappresentano in maniera piuttosto chiara e diretta la divisione
sociopolitica del Paese, che corrisponde ad una divisione tra la parte
settentrionale e occidentale e la parte meridionale e orientale dell’Ucraina.
Questa linea di faglia geografica e politica risponde a sua volta a precise
motivazioni storiche ed etnoculturali.
In estrema sintesi, l’Ucraina può
essere divisa in tre parti. Le regioni occidentali (Galizia e Volinia), annesse
nel 1939, sono abitate da Ucraini di religione greco-cattolica, influenzati
dalla plurisecolare dominazione polacca. Durante la Seconda Guerra Mondiale,
questa regione è stata l’epicentro di guerriglieri nazionalisti che, con il
sostegno tedesco, hanno combattuto ferocemente contro l’URSS, compiendo crimini
contro Polacchi ed Ebrei. Si tratta di regioni agricole piuttosto povere, con
un più alto tasso di crescita demografica, e un forte sentimento antirusso e
filoeuropeo.
Le regioni meridionali e orientali, lungo la costa del Mar Nero e il bacino del Don, sono
abitate in gran parte da Russi migrati in queste regioni (la cosiddetta “Nuova
Russia”) tra il 1750 e il 1850, dopo la sconfitta dei Tartari e dei Turchi che
controllavano l’area. Dal punto di vista religioso, predomina la Chiesa Russa
Ortodossa fedele al Patriarcato di Mosca. La Crimea, poi, è stata aggiunta
dall’ucraino Kruscev nel 1954, pur non essendo mai stata parte dell’Ucraina.
Essa contiene la base navale russa di Sebastopoli, sede della Flotta del Mar
Nero. In generale, queste regioni sono in forte calo demografico, ma conservano
il nerbo dell’industria (cantieristica, mineraria, siderurgica), del Paese.
L’Ucraina centrale, sulle due sponde del fiume Dnepr, è la culla della
nazione ucraina e della cultura slavo-orientale, fin dai tempi del Granducato
di Kiev. Nel tardo Medioevo fu inglobata dal Granducato di Lituania. Solo nel
Settecento fu annesso dalla Russia zarista. In quest’ambito si formò un
nazionalismo ucraino in lotta contro la dominazione russa, mentre la politica
sovietica, fino ai primi anni ’30, favorì l’identità nazionale ucraina in tutto
il Paese. Al momento, resta una regione mista, abitata prevalentemente da
Ucraini di religione ortodossa, fedeli all’autoctono Patriarcato di Kiev, con
la presenza di una minoranza russa, e un orientamento politico intermedio
rispetto alle altre due regioni.
Durante le proteste, ha ricevuto
l’appoggio di gruppi militanti filogovernativi come i Titushky (teppisti
provenienti dalle regioni orientali) e i Cosacchi del Don, così come da due
partiti d’opposizione, il Partito
Comunista Ucraino (32 seggi) e il Blocco Russo, le cui posizioni sono ancora
più estreme rispetto al governo.
Dall’altra parte, ci sono tre
partiti principali, schierati contro il governo, ciascuno espressione precisa
di determinati interessi. La maggior parte del loro sostegno elettorale viene
proprio dalle regioni occidentali e centrali. Il grosso dell’opposizione parlamentare è rappresentato dall’Unione
Pan-Ucraina “Patria” (101 seggi), di orientamento liberale ed europeista,
guidata da Yulia Timoshenko. È la coalizione più votata nella parte
centro-occidentale del Paese, ed è osservatore del PPE.
L’Alleanza Democratica Ucraina per
la Riforma (40 seggi), guidata dall’ex-pugile Vitali Klitschko, ha posizioni
giustizialiste ed europeiste, ed ha la sua roccaforte elettorale a Kiev. È
osservatore del PPE nonché in ottime relazioni con la CDU, visto anche che il
suo leader è cittadino tedesco. Questi due gruppi sono i principali referenti dei
Paesi occidentali che sostengono la rivolta, in chiave antirussa, ossia
principalmente Polonia, Germania e Stati Uniti.
Il terzo è l’Unione Pan-Ucraina
“Libertà” (37 seggi), ossia Svoboda, un partito nazionalista anti-russo radicato
nell’area occidentale del Paese, in particolare a Leopoli. È stato più volte
accusato di razzismo, xenofobia, antisemitismo e fascismo, anche per il suo
richiamo ai nazionalisti ucraini degli anni ’40-’50. A loro vanno aggiunti
altri gruppi nazionalisti, anche più radicali. Il loro progetto esplicito è quello
di cavalcare la rivolta per instaurare un regime nazionalista che cacci dal Paese la minoranza russa
e stabilisca un’Ucraina forte, indipendente sia dall’Occidente sia dalla
Russia.
La maggior parte della
popolazione che protesta si oppone alla gestione clientelare del governo ed è
attratta dall’idea che un ingresso nella UE possa portare ad un miglioramento
sensibile delle condizioni di vita. Le
forze politiche europeiste fanno leva proprio su questo malcontento, per
inglobare l’Ucraina nella sfera economica tedesca e nell’ombrello militare
atlantico, seguendo un copione già visto nel resto dell’Europa Orientale. I
nazionalisti sono una minoranza, ma compensano con la loro aggressività e la
loro organizzazione, forte di armi comprate dall’estero o razziate nelle
stazioni di polizia. In ogni caso, la loro opera di destabilizzazione resta
funzionale agli interessi occidentali.
Dall’altra parte, i sostenitori
del governo sono scesi in piazza perché temono di rimanere marginalizzati dal
punto di vista politico e culturale e di perdere l’appoggio finanziario ed
energetico russo, mentre dubitano che
l’Europa possa effettivamente migliorare le condizioni del Paese. Queste sono
le contraddizioni e le problematiche in atto oggi in Ucraina, e di cui non si
può non tenere conto.

Ottima analisi . C'è chi si spinge oltre e parla senza mezzi termini di golpe nazista:
RispondiEliminaNatalia Vitrenko: "Gli USA e l'UE hanno appoggiato un golpe nazista"
http://www.movisol.org/14news043.htm
Laudi al compagno Virga!
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