Forse mai si è avuta una prova
così evidente di come nella Chiesa si mescolino componente divina e umana,
grazia e mondanità, santità e peccato, come nella vicenda riguardante i Frati
Francescani dell’Immacolata.
Riepiloghiamo i fatti: nel luglio
2012, a seguito del disagio manifestato da alcuni religiosi dell’Ordine circa
lo stile di governo e alcune decisioni (soprattutto in materia liturgica) assunte
dal fondatore e Superiore Generale Padre Stefano Manelli, la Congregazione per
gli Istituti di Vita Consacrata, guidata dal cardinale brasiliano João Braz de
Aviz, ha ordinato una visita apostolica, incaricando del compito mons. Vito
Angelo Todisco. La visita, che ha avuto il suo elemento cardine in un
questionario inviato a tutti i religiosi, si è conclusa con un decreto,
approvato “ex auditu” da Papa Francesco, che ha disposto il commissariamento
dell’Ordine e il divieto per tutti i suoi membri di celebrare la Messa nella
forma straordinaria del Rito romano (il c.d. rito antico), salvo esplicita
autorizzazione delle autorità competenti. Il Commissario Apostolico, il
cappuccino Padre Fidenzio Volpi, ha poi nominato padre Alfonso Bruno – già
membro del Consiglio Generale dell’Ordine –
nuovo Segretario Generale.
Rispetto ai fatti esposti sopra,
la pubblicistica e la blogosfera cattolica si sono divise. Da parte
“tradizionalista”, il commissariamento è stato presentato come il risultato di
una trama ordita da un gruppo di frati dissidenti, coadiuvati da alcuni
ambienti di Curia, che ha finito per gettare fango su Padre Manelli e
sull’Ordine in generale e che avrà l’effetto di distruggere una realtà che
negli ultimi anni, in piena controtendenza rispetto ad altre famiglie
religiose, ha registrato una crescita continua, anche in termini di vocazioni.
Più in generale, si è denunciato il pericolo di una nuova “caccia alle streghe”
nei confronti degli ambienti ecclesiali più aperti al richiamo della
Tradizione, come dimostrerebbe anche il divieto relativo alla celebrazione
della Messa tridentina.
A queste accuse si è risposto che
le scelte operate negli ultimi anni dai capi dell’Ordine, specie quella di dare
grande spazio al Rito antico e di abbracciare una sensibilità “tradizionalista”,
hanno suscitato disagio e divisioni, con il rischio di allontanare l’Ordine da
un autentico “sentire cum Ecclesia” e dal suo originario carisma.
Legittimo sarebbe, dunque, l’intervento delle autorità romane, e meritoria l’opera
di denuncia di quei frati che si sarebbero rifiutati di prestare la loro opera
a favore di gruppi tradizionalisti e “criptolefebvriani”, i quali avrebbero
esercitato un’influenza negativa sui precedenti responsabili dei Francescani dell'Immacolata.
Personalmente non ho contatti
diretti con l’Ordine e non sono in grado di garantire da quale parte penda la bilancia,
anche se per onestà intellettuale devo confessare che diversi collaboratori di
questo blog hanno valutato in maniera molto critica il commissariamento.
L’unica cosa sulla quale mi sentirei di mettere la mano sul fuoco è l’assoluta
santità di vita e buona fede di padre Manelli e dei suoi più stretti
collaboratori. Detto questo, in questa storia occorre prendere atto di alcuni
elementi, che forse possono aiutarci a districare l’intera vicenda.
Dopo la nomina di padre Alfonso
Bruno a Segretario Generale, Francesco Agnoli, giornalista ed apprezzato esponente del mondo c.d. “tradizionalista”, lo
ha accusato apertis verbis di
ipocrisia e doppiezza, sospettandolo di essere tra i responsabili del
sovvertimento del governo dell’Ordine. Subito la “Stampa” ha pubblicato un’intervista
di Andrea Tornelli proprio a padre Bruno: il frate non solo si è difeso, ma
ha anche contrattaccato. In particolare, ha giustificato il suo graduale
spostamento sulle posizioni dei dissidenti con un approfondimento “delle
dinamiche interne”, che lo avrebbe portato a “convergere in direzione della
carità e della giustizia”. Non solo: ha anche respinto le critiche mosse al
questionario disposto dal Visitatore apostolico, spiegando come soltanto dopo i
risultati, che sarebbero stati favorevoli agli stessi dissidenti, esso sia divenuto
oggetto di contestazione da parte dei maggiorenti dell’Ordine.
Inutile dire che l’intervista non
mi è piaciuta affatto: non solo per le domande formulate “in ginocchio” da
Tornielli, ma soprattutto per le risposte di padre Alfonso Bruno, che danno la sgradevole sensazione – tutta personale, sia chiaro – di una certa ipocrisia.
Insomma, sortiscono l’effetto contrario di quello sperato e danno, semmai,
maggiore credibilità alla denuncia di Agnoli.
Come se non bastasse, l’ottimo Fides et Forma ha
pubblicato la lettera con la quale il Consiglio Generale dell’Ordine
contestava, nel mese di maggio 2013, le modalità della Visita apostolica e in
particolare i contenuti del questionario. Leggendo la missiva, scopriamo –
sorpresa! – che tra i firmatari vi era anche padre Bruno! Insomma, a maggio
l’attuale Segretario Generale era d’accordo con padre Manelli e gli altri nel
denunciare le mancanze del Visitatore, oggi invece è diventato l’uomo di
fiducia del Commissario e sputa nel piatto in cui ha mangiato fino a ieri.
Goffo è stato il tentativo, orchestrato
ancora una volta da Tornielli su “Vatican Insider”, di difendere
l’indifendibile: “le firme – scrive il vaticanista – erano state raccolte in
fretta” e, comunque, subito dopo aver siglato la lettera padre Bruno “aveva […]
fatto sapere immediatamente alla Santa Sede di non condividerla”. Quando la
toppa è peggio del buco, si direbbe. Anche a non voler sospettare cattiva fede
e opportunismo nella condotta del neo-Segretario Generale, nel migliore dei
casi si tratta di vigliaccheria, o quantomeno di perenne indecisione: solo
questo basterebbe a sconsigliare di affidare al padre incarichi di
responsabilità all’interno dell’Ordine, specie in una fase così delicata. Il
Commissario apostolico, padre Fidenzio Volpi, non ha evidentemente posto mente
a tutto ciò.
Nello stesso articolo in cui ha
improvvisato una così labile difesa, Tornielli ha dato diffusione ai risultati
del questionario, pubblicati
con grande enfasi dal sito ufficiale dei Francescani dell’Immacolata,
anch’esso passato saldamente – dopo i primi giorni di confusione mediatica, in cui
abbiamo assistito addirittura alla pubblicazione di note “semi-ufficiali” –
nelle mani di padre Bruno, come anche la pagina Facebook, sulla quale torneremo
più avanti. Guardate – ha strillato Tornielli, parlando di “risultato
eloquente” – la maggioranza dei frati era a favore del commissariamento! I
numeri, però, vanno letti con attenzione. Ad esempio, diamo un’occhiata al
quesito sullo stile di governo del Superiore Generale. Il sito dell’Immacolata,
o padre Bruno che dir si voglia, lo presenta così: il 39% dei religiosi ha
barrato la casella “Tutto va sostanzialmente bene”, il 61% ha invece
selezionato l’opzione “Esistono problemi”. Di questi ultimi, il 26% ritiene che i
problemi possano essere risolti con un Capitolo Generale ordinario, in
programma per il giugno 2014, mentre ben il 74% opta per la soluzione “Capitolo
Generale Straordinario/Commissariamento”.
Peccato, però, che nel
questionario le opzioni “Capitolo straordinario” e “Commissariamento” fossero
separate: non è chiaro per quale motivo ora vengano riunite, se non per
gonfiare il dato relativo all’ultima alternativa. A ben guardare, il 55% dei
religiosi interpellati ha ritenuto che non vi fossero problemi o che i problemi potessero
essere risolti attraverso gli ordinari strumenti di governo dell’Ordine, una
quota inferiore ha espresso il desiderio di un Capitolo Straordinario
chiarificatore, mentre un’infima minoranza – a giudicare dal fatto che la sua
consistenza non viene esplicitata – si è espressa a favore del
Commissariamento: altro che l’“eloquente” plebiscito di cui favoleggia
Tornielli! Senza contare il fatto che un 30% dei circa 200 frati interpellati non ha risposto al questionario e che altri 170 frati non
sono stati neanche chiamati in causa, essendo di voti semplici, come ha
sottolineato l’ottimo Lorenzo Bertocchi (cfr. anche l’analisi
di Fides et Forma). Il che getta ancora una volta una pesante ombra sulle
modalità di svolgimento della Visita apostolica, condotta pressoché esclusivamente
in forma telematica.
Evitiamo di dilungarci, poi,
sulla tendenziosità di taluni quesiti: dai riferimenti alla “spiritualità dell’uomo contemporaneo” e al “Concilio Vaticano II” nelle
domande sulla liturgia antica, allo spregiativo accostamento dell’aggettivo “ciecamente” al
verbo “ubbidire”, inserito tra le opzioni selezionabili dai frati qualora - e il
questionario, consultabile interamente qui, lo dà quasi per scontato - “il Superiore Generale e il Consiglio Generale, con
la «NORMATIVA LITURGICA PER IL “VETUS ORDO» del 21 novembre 2011, fossero
andati al di là di quanto stabilito nel Capitolo Generale del 2008”.
Dicevamo della pagina Facebook: i nuovi amministratori vi esercitano una rigida censura sui commenti "scomodi", i cui autori vengono spesso e volentieri bannati. Come se non bastasse, ieri si sono presi anche la briga di condividere uno status ferocemente critico, per
non dire insultante, nei confronti di Roberto De Mattei, ritenuto una delle
“eminenze grigie” che avrebbero condotto i frati sulla cattiva strada del
“tradizionalismo”. Oggi si replica, bastonando con molta poca carità – tra gli
altri – lo stesso Bertocchi, Cristina Siccardi e il già citato Francesco
Agnoli. Ora, che
il profilo ufficiale di un Ordine religioso dia spazio a queste beghe di cortile,
fungendo da manganello mediatico di una delle fazioni in lotta e assumendo
l’aspetto di un pollaio, per non dire di una cloaca, è semplicemente
riprovevole. E’ chiaro indice, oltre che della totale mancanza di decoro, di una certa “mondanità spirituale” e di quel
“carrierismo” che pure Papa Francesco ha biasimato più volte, in questi primi mesi
di Pontificato. E, se questo è lo stile del “nuovo corso”, allora forse si
capiscono molte altre cose anche sul resto. E' troppo sperare che qualcuno
a Roma ci rifletta un po’ su?
ULTIM'ORA:
Pensavamo di aver già visto abbastanza, evidentemente non era così. Forse innervositi dai commenti critici, gli amministratori della pagina cominciano a perdere anche un po' di lucidità: così, capita loro di scrivere a cuor leggero che "i tradizionalisti hanno plagiato p. Stefano. Preghiamo per lui. Ora gestiscono i soldi dell'Istituto e l'amico del grande marrano [riferimento al prof. De Mattei] fa il lavandaio". Leggere per credere. Così, con una leggerezza da far accapponare la pelle. Nel frattempo, una buona metà della redazione del nostro blog è stata bannata. Un Ordine che fino a qualche mese fa era uno straordinario esempio di virtù cristiane sta precipitando nel ridicolo e nessuno sembra avere voglia di porvi rimedio.
Pubblicato il 26 settembre 2013
ULTIM'ORA:
Pensavamo di aver già visto abbastanza, evidentemente non era così. Forse innervositi dai commenti critici, gli amministratori della pagina cominciano a perdere anche un po' di lucidità: così, capita loro di scrivere a cuor leggero che "i tradizionalisti hanno plagiato p. Stefano. Preghiamo per lui. Ora gestiscono i soldi dell'Istituto e l'amico del grande marrano [riferimento al prof. De Mattei] fa il lavandaio". Leggere per credere. Così, con una leggerezza da far accapponare la pelle. Nel frattempo, una buona metà della redazione del nostro blog è stata bannata. Un Ordine che fino a qualche mese fa era uno straordinario esempio di virtù cristiane sta precipitando nel ridicolo e nessuno sembra avere voglia di porvi rimedio.


Una storia torbida. Però, scusate, non arrivo a capire perché si è sollevato un così enorme polverone e non mi pare una questione importante e urgente. Il nostro Pontefice dovrebbe fare più notizia. O mi sfugge qualcosa? Qualcosa di grande e importante che giustifica tutto questo tam tam? Vi sarei grato se spendeste qualche parola anche su questo. :)
RispondiEliminaBravo. Bell'articolo equilibrato e chiaro.
RispondiEliminaBravo. Condivido.
Matteo D
Strano, troppo strano... E se fosse vera un'implicazione di qualche losco personaggio sulle risorse dei Francescani? E' strano, troppo strano, tutto questo baccano e accanimento contro un frate che forse alla "Don Matteo" ha scoperto il caso... Grazie!
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