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30 settembre 2017

Un campari con... Andrea Tremaglia. "A Bergamo io l'unico contro le DAT"


Recentemente in consiglio comunale a Bergamo si è discusso riguardo l'istituzione del registro comunale per il Testamento Biologico. L'unico voto contrario è stato quello del consigliere di Fratelli d'Italia, Andrea Tremaglia, mentre pochi altri si sono astenuti.

Cosa è successo in aula a Bergamo, sul voto del testamento biologico?
La maggioranza, con alcune minoranze, ha presentato un documento che chiede l'istituzione di un registro comunale per il cd. Testamento biologico, presso il quale i cittadini bergamaschi possono depositare le proprie intenzioni quanto al trattamento di "fine vita". Il documento è passato con il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra, di Forza Italia e di un civico, con l'astensione di Lega Nord e altri civici e con il mio solo voto contrario.

Il tuo voto è in linea con quello di Fratelli d'Italia? Perché questa posizione?
Assolutamente, ho avuto modo di confrontarmi con i dirigenti nazionali competenti prima del Consiglio comunale per meglio specificare le ragioni del No, coerentemente con quanto Fratelli d'Italia ha espresso in aula, a Roma; ringrazio particolarmente per la disponibilità Federico Iadicicco.
Questa proposta di legge presenta diversi punti critici. Anzitutto, non convince l'equiparazione delle pratiche di idratazione e nutrizione artificiali ai trattamenti sanitari: si tratta in questo modo di una vera e propria eutanasia "mascherata". Non convince neppure la figura del fiduciario, ovvero colui con il quale il medico nell'esercizio della propria attività dovrebbe interloquire per decidere cosa fare del paziente, come pure la pianificazione delle cure, un documento condiviso tra medico e paziente.
Infine non credo sia accettabile che non venga neppure presa in considerazione la possibilità di un'obiezione di coscienza da parte del medico. Una proposta di legge che si nasconde dietro un vago quanto ipocrita concetto di "libertà" degli individui, finisce per istituire una pesantissima limitazione alla libertà individuale di quei medici convinti di poter curare un paziente e che si troverebbero invece costretti, di fatto, a ucciderlo.

Nei fatti, questo registro delle DAT ha un utilizzo, nel bene o nel male, o è solo approvato per motivi ideologici? 
Un consiglio comunale può approvare documenti "simbolici", esprimendosi anche su temi nazionali e politici, ma mi sembra improprio se come in questo caso per farlo si creano strumenti amministrativi che anticipano la legge nazionale, di conseguenza pressoché inutili. A Bergamo è successo lo stesso poco tempo fa, con l'istituzione di un registro comunale per le unioni civili prima ancora che la legge fosse approvata a livello nazionale. Anche allora votai contro, l'ideologia può essere accettabile, anche quando non condivisibile, in documenti puramente ideologici, mentre confondere il piano ideologico con quello amministrativo può risultare ingannevole e dannoso.


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02 dicembre 2015

L'unica laicità arriva dal cristianesimo. Ecco perché ha valenza culturale


di Andrea Tremaglia

Prima dello scontro contro i fondamentalismi esterni, l'Occidente deve affrontare quello interno tra laici e fondamentalisti laicisti. Lo scontro vero non è tra Cristo e Maometto, ma tra chi sostiene che Cristo e Maometto possano convivere e chi invece vede in ogni Dio motivo di scontro, intonando "Imagine" e auspicando un mondo senza religione. Se il laicismo non è compatibile con alcuna religione, la morale laica invece lo è. Occorre quindi chiarire quale sia la vera morale europea e occidentale, prima di pensare di contrapporla agli estremisti o di "esportarla".

Deboli contro forti
Se potessimo ridurre il concetto morale-politico cristiano a una sola frase, questa sarebbe: i forti non hanno sempre ragione, i deboli non hanno sempre torto. Gli sconfitti storici, come Cristo sulla croce, possono essere meglio dei vincitori. Questo singolo concetto è la base dell'idea stessa di diritto; non è un caso che pensiero cristiano e pensiero greco classico nascano da due vittime di errori giudiziari: Gesù e Socrate. La rivoluzione concettuale cristiana si serve di un processo logico-razionale umano, non ultraterreno, riassunto anche nel diritto romano da quel "le regole del diritto sono queste: vivere onestamente, non danneggiare nessuno, dare a ciascuno il suo" presente nel Digesto di Giustiniano. Un trittico concettuale che non ha bisogno di giustificazioni divine, eppure del tutto compatibile con i precetti cristiani, coerenti anche con il successivo sviluppo del diritto occidentale. Materia oggi "laica" per eccellenza, eppure erede della morale cristiana.

Procedura contro sostanza
La domanda critica da farsi oggi è allora: si può costruire un'etica a partire dalla pura scienza? La risposta è: forse, ma un'etica basata solo sulla correttezza procedurale. Un'etica nella quale insomma giusto e sbagliato si definiscono sul rispetto di certe procedure, ad esempio di legge, e non su una correttezza sostanziale. Non c'è un "bene assoluto", ma solo innumerevoli "beni individuali" in conflitto tra di loro per regolare i quali si prevedono procedure. Si scivola però così nella libera scelta individuale, rinunciando a quella dimensione comunitaria connaturata all'idea stessa di morale come regolamento delle relazioni. Questa è la vera battaglia presente e interna all'occidente contemporaneo: procedura contro sostanza. Rispetto delle regole contro rispetto dell'uomo.

Laici contro laicisti
Il cristianesimo, religioso e culturale, sa conciliare i due fronti. Il cristianesimo laico è un'espansione compatibile con quello religioso. La morale cristiana poggia sulla creatura-uomo e si può condividere e comprendere anche senza la necessità di credere. La dimensione di mediazione culturale ed extra-confessionale del cristianesimo è perciò oggi una risorsa ancor più necessaria. La portata anche laica del pensiero cristiano è una forza affermativa da contrapporre come primo baluardo al laicismo più disonesto, a sua volta figlio degenere del pensiero cristiano. Quel laicismo che è negazione e derisione delle religioni, soprattutto di una: quella che risulta più "politicamente corretto" attaccare, quella più comoda da aggredire, quella più indifesa. Quel laicismo che cancella il presepe o il crocefisso in nome della "laicità", ma che non oserebbe mai strappare il velo a una ragazza musulmana o levare la kippah a un ebreo. Prima di rivolgersi all'esterno, l'Occidente deve risolvere questa ipocrisia al suo interno.