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17 aprile 2019

NotreDame/3. Da Nostra Signora un invito alla conversione

Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta». (Mc 13,1-2)


di Marco Muscillo
Se ben ricordate, qualche settimana fa eravamo tutti felici di mostrare a coloro che ci accusavano di essere “medievali”, le immagini delle cattedrali, delle loro volte, delle splendide vetrate e dei rosoni, dei pavimenti dove predominano le figure geometriche che, al solo sguardo, danno all’istante l’idea di cosa sia il Divino. Eravamo così orgogliosi di quello che i nostri antenati avevano costruito e tramandato che non avevamo bisogno di chissà quali discorsi per capire che con le nostre posizioni sulla famiglia e soprattutto con la nostra fede in Cristo Gesù eravamo (e siamo) certamente nel giusto.
Allora, il vedere la cattedrale di Notre Dame de Paris invasa dalle fiamme e che lentamente bruciava non può che essere stato per noi, più che per altri, un colpo al cuore.

Non solo perché stavamo perdendo inesorabilmente un gioiello architettonico di inestimabile valore, ma anche perché quelle immagini (diciamoci la verità) ci hanno provocato un grande senso d’angoscia per il significato simbolico di una civiltà occidentale che da un pezzo ha messo al rogo le proprie radici cristiane e di una Chiesa cattolica che soffre un’era di tribolazione, di persecuzione e di perdita della fede.

Proprio per questo appaiono stridenti (e personalmente a me hanno procurato ancora più tristezza) quei proclami delle autorità e i commenti di “esperti” ed opinionisti che già si sfregavano le mani al pensiero di ricostruire la cattedrale ex novo, magari apportando qualche modifica artistica in stile post-contemporaneo. Ecco quindi che il Presidente Emmanuel Macron prometteva subito di ricostruire l’edificio di Notre Dame de Paris, allargando la partecipazione a donazioni private e alle migliori maestranze del mondo, quasi che al simbolismo negativo della cattedrale in fiamme, volesse subito contrapporre quello di una cattedrale in rifacimento e quindi di una rinascita di Parigi e della Francia, con lui protagonista.

In effetti, si è parlato di Notre Dame come un simbolo importante per la città di Parigi e per tutta l’Europa, ma solo dal punto di vista storico, culturale, architettonico. In tutti i commenti che abbiamo sentito ai telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento, quasi nessuno ha osato proferire la parola “fede”. Ed è proprio la fede la grande assente, almeno in questi ambienti ufficiali.
Ma bastava premere il tasto “mute” del telecomando e lasciar parlare le immagini, per capire che la fede è stata la protagonista di tutta la notte di Parigi, a partire da quelle persone che ancora nella mattinata e nella giornata di martedì si sono avvicinate alla cattedrale per innalzare canti di preghiera al Signore, chiedendo Misericordia per i loro e altrui peccati e per far spegnere le fiamme prima che queste potessero distruggere completamente la struttura della cattedrale.

Preghiere che sono immediatamente state esaudite, perché, contrariamente a quanto si pensava, le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco e già prima di mezzanotte si poteva tirare un sospiro di sollievo perché la struttura complessiva delle chiesa parigina era rimasta intatta.
E che dire delle reliquie della Corona di Spine di Nostro Signore e della tunica di San Luigi IX, portate in salvo prima che le fiamme potessero toccarle? Considerando che tutto ciò è accaduto la sera del lunedì della settimana santa, anche tutto ciò acquista un grande significato simbolico che accresce enormemente la nostra fede.

Una fede che viene toccata e stimolata anche quando vediamo le immagini dell’altare trovato intatto e della grande croce dorata, che nel buio della notte svetta luminosa e trionfante davanti ai pompieri che le stavano davanti.
Dietro la tristezza di una grande cattedrale in fiamme, quindi, leggiamo anche un grande messaggio di fede e di speranza. Quasi che quelle parole che si ripetono spesso nella Sacra Scrittura, anche lunedì sera risuonassero lì dentro a Notre Dame e nei cuori di tutti noi, dicendoci: “Non temere!”.
Non temiamo, dunque, perché sappiamo bene che non è l’edificio ad essere tempio, ma che è Cristo stesso il vero Tempio, distrutto e ricostruito in tre giorni. Dell’edificio può non rimanere che “pietra su pietra”, ma senza Cristo nessuna pietra per quanto bella e preziosa può aver alcun valore.
Ed è proprio questo l’errore che stanno commettendo Macron e gli “esperti”, i quali pensano di ricostruire l’edificio della cattedrale di Notre Dame, servendosi solo della pietra materiale, facendo affidamento sulla tecnologia e sulle abilità tecniche di chi è pronto a mettere le mani sulla ricostruzione, ma ignorando completamente l’aspetto della fede che è assolutamente fondamentale.
E’ questa una forma di cieca idolatria: la loro fede è malamente riposta nel progresso tecnologico e nei fantomatici “valori” anticristiani della società contemporanea. Basando la loro fede su questi, il loro progetto di ricostruzione non potrà che fallire.

Anche perché le cattedrali medievali sono una grande testimonianza della fede degli uomini di quel tempo. E’ la profonda fede dell’uomo medievale che ha potuto costruire quei gioielli architettonici e la stessa cattedrale di Notre Dame era Testimonianza delle fede del popolo parigino in Cristo Signore. Senza fede non c’è alcun tipo di testimonianza e qualsiasi edificio, seppur costruito, resta vuoto di significato.

Forse dobbiamo volgere gli occhi a Colei cui è dedicata quella cattedrale. Come ben sappiamo, Nostra Signora ha diffuso nel mondo intero i suoi messaggi in questi ultimi tempi, molti dei quali proprio in terra di Francia. Il 16 aprile, inoltre, la Chiesa ricorda Santa Bernadette Soubirous, alla quale la Vergine apparve nella grotta di Massabielle.
Penitenza, conversione, cambio di mentalità, ritorno a Cristo: questo è ciò che la Vergine Maria ci ha richiesto in continuazione in tutte le sue apparizioni. Ed è forse ancora questo il messaggio che ci è stato dato in questo lunedì 15 aprile, primo giorno della settimana santa 2019.
Non guardiamo pertanto all’edificio offeso dall’incendio e non piangiamo su quello che di materiale è andato perduto. Guardiamo invece alla cattedrale del nostro cuore, che forse è bruciata allo stesso modo e va ricostruita. E’ una totale conversione quella che ci chiede Nostra Signora, un ritorno completo a Cristo senza compromessi.
Lo chiede alla nostra società occidentale, ai nostri politici, a tutti i popoli e alle nazioni, ma lo chiede anche a noi personalmente. Cominciamo dal nostro piccolo e parteciperemo al grande cambiamento che certamente ci attende.
La Francia ne sarà sicuramente protagonista: da lì si sono diffusi gli errori, lì saranno corretti.
Una fede rinnovata costruirà una civiltà nuova e una Francia nuova, il cui simbolo sarà la cattedrale di Notre Dame, che tornerà a risplendere nel cuore della città di Parigi, come la croce risplenderà nei cuori di tutti i battezzati.

 

NotreDame/2. La cattedrale e il convitato di pietra

di Marco Sambruna
Riguardo ai commenti circa l’incendio che ha distrutto la cattedrale di Notre Dame si avverte un’assenza, una specie di imbarazzata omissione tanto più manifesta quanto più taciuta. Questa presenza che si manifesta tramite un’assenza provo io a definirla: l’idea o meglio il sospetto che si tenda a considerare l’evento come un  fenomeno naturale e in quanto tale riducibile a meri commenti descrittivi privi di implicazioni di carattere politico, culturale e men che meno religioso.
In altre parole sono scomparsi dalle considerazioni mass mediatiche alcuno aspetti piuttosto rilevanti che hanno facilitato un interpretazione puramente didascalica ossia innocua sul piano politico e culturale. Altri elementi invece sono stati accentuati tramite una serie di strategie comunicative mirate. Ad esempio:

a) Accidentalità dell’evento: dopo le prime ore in cui si era paventata l’ipotesi terroristica questa eventualità è rapidamente scomparsa dal panorama dei commenti giornalistici. La tendenza nettamente prevalente è anzi quella di attribuire senz’altro l’incendio a incuria o presenza di materiale infiammabile che non avrebbe dovuto esserci nel cantiere di Notre Dame in fase di ristrutturazione. Il che è possibile, ma lascia perplessi che a poche ore del disastro ci sia già la certezza che si è trattato di un banale incidente tecnico non meritevole di ulteriori verifiche;

b) Dislocazione del focus: l’oggetto principale dei commenti riguarda l’importante perdita del patrimonio artistico conservato nella cattedrale o facente parte della sua struttura. C’è  la sensazione che ci sia lo sforzo di spostare l’attenzione del pubblico su questioni prettamente estetiche quindi in un ambito per esperti in materia mentre qualsiasi riferimento al valore religioso e spirituale è stato discretamente respinto in secondo piano. Insomma Notre Dame vale (o valeva) come reperto culturale artistico e non come cuore pulsante e simbolo della Francia cristiana;

c) Isolamento dell’evento:  la distruzione di Notre Dame è stato velocemente ridotto a mero episodio isolato e accidentale privo di qualsiasi legame con eventi simili che negli ultimi mesi o anni si sono verificati in Francia: nessuno pare far notare che la moda di profanare, devastare, lordare le chiese francesi sia ormai una consuetudine, quasi uno sport nazionale. Insomma si coglie l’intenzione da parte di molti di sorvolare sul clima generale di ostilità anticristiana che la Francia laicista non può o non vuole arginare;

d) La trasformazione di Notre Dame in un simbolo non già della Francia cristiana, ma della laicità repubblicana: insomma a essere stata colpita non sarebbe stata una realtà religiosa, ma un monumento laico: si sprecano i commenti in cui si sottolinea come sulla facciata della chiesa venissero esposte in occasione di feste nazionali la bandiera francese e di come il laico Victor Hugo vi avesse ambientato uno dei suoi romanzi. Insomma a essere stato sfregiato non è stata la Francia cattolica, ma quella secolarizzata e laica.

Questa serie di dinieghi, atti mancati, digressioni interpretative che vorrebbero ridurre l’evento a un fenomeno naturale su cui ben poco si può dire se non che si è trattato di una disgrazia si ha l’impressione trasmettano un contenuto anestetico, come un narcotico che abbia lo scopo di tranquillizzare chi lo assume.

La narcosi non riesce tuttavia a cancellare del tutto la presenza di un silenzioso, ma inquietante convitato di pietra: l’idea che la fine di Notre Dame indichi simbolicamente la fine di un’epoca e l’inizio di una svolta senza precedenti verso uno sconosciuto “nuovo che avanza” che ha rotto ogni legame col passato. In altri termini e per essere più diretti il significato metaforico di quella guglia che cade rovinosamente fra le fiamme mentre la cattedrale viene divorata dal fuoco non è solo il collasso di Notre Dame, ma anche e soprattutto della civiltà cristiana in Europa.
Se l’evento venisse così interpretato potrebbe ancora indurre una salutare riflessione, insinuare il dubbio se per caso ad andare in scena fra le lingue di fuoco e le scintille  non è solo l’agonia di Notre Dame, ma anche quella della nostra religione e quindi di noi stessi.
Insomma Notre Dame può essere letto come un invito perché finalmente si esca dalla narcosi e si ritorni ad un corretto esame di realtà cioè alla lucida visione finalmente depurata da filtri sentimentali di cosa ci attende se insistiamo con le tendenze liquidazioniste e autodemolitive.
Ma già immaginiamo quale sarà l’interpretazione prevalente di una parte del clero anche di alto livello: un generico appello alla pace cioè la versione clericale dei gessetti colorati.


 

16 aprile 2019

NotreDame/1. La speranza nei giovani in ginocchio di fronte al rogo

di Roberto de Albentiis
Il 15 aprile di quest’anno, Lunedì Santo, la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi è bruciata in un orrendo rogo, il tetto è andato in fumo e soprattutto la famosa guglia è andata perduta per sempre; quello che sembrava un principio di incendio domabile in pochi istanti si è rivelato essere catastrofico, e ha lasciato attonito il mondo per l’intera serata e nottata.

Al culmine di un anno iniziato con vandalismi e attentati incendiari contro chiese e cimiteri cattolici in tutta la Francia, Notre-Dame è bruciata; Notre-Dame, molto più di un palcoscenico suggestivo per foto turistiche o per opere letterarie e teatrali (non si può non pensare a Victor Hugo, ma non solo), ma simbolo della cattolicità della Francia, “figlia primogenita della Chiesa”, e dell’Europa, capolavoro dell’arte gotica, deposito delle reliquie (per fortuna salvate) della Corona di Spine di Cristo, punto di partenza e arrivo dei pellegrinaggi tradizionali di Pentecoste di Chartres…il suo rogo non può lasciare che attoniti! Non è solo una cattedrale, pur imponente e bella, che brucia, ma è il simbolo di un intero mondo che è come venisse meno; del resto, cosa rimane della Francia cattolica (e non solo dal Concilio Vaticano II, che pure i danni enormi li ha fatti, ma da ben prima) e dell’Europa cristiana? E come non pensare ai primi giorni della Settimana Santa, quando Cristo viene incoronato di spine – spine conservate a Parigi grazie a San Luigi IX – e ucciso per noi?

Eppure, forse, non tutto è perduto. I giovani parigini che, spontaneamente, si sono inginocchiati e messi a piangere e pregare davanti alla cattedrale di Notre-Dame in fiamme, rappresentano la vera e migliore Europa, quella millenaria e secolare, rappresentano il poco ma persistente bene rimasto nell'Europa moderna individualista, consumista, progressista, nichilista e atea; fin quando queste persone e la loro fede esisteranno, l'Europa non sarà del tutto persa e condannata come meriterebbe.

E però, invece, i politici francesi ed europei che in Notre-Dame vedono invece un mero simbolo culturale o turistico o letterario, senza alcun riferimento alla fede che l'ha costruita e che ha costruito l'Europa, che sostanzialmente disprezzano, e gli intellettuali e gli scribacchini spregiatori del Medioevo che dovrebbero esserne l'ispirazione "culturale", rappresentano invece l'altra Europa in questione, quella che ne ha usurpato il nome e preso il posto, quella per cui davvero non si dovrebbe fare più niente; legati a questi vi sono gli arabi e musulmani, dotati di "cittadinanza" francese, che hanno accolto con reazioni ridanciane il rogo della cattedrale: questi (singoli e in massa imbecilli, ovviamente, perchè ci sono pure ovviamente musulmani che hanno accolto con tristezza questa notizia e che rispettano l'Europa, e di cui bisogna parlare per non creare generalizzazioni), assieme alla seconda e terza categoria di persone che per stupido multiculturalismo li hanno fatti entrare, rappresentano il fallimento dell'"integrazione" e del multiculturalismo, sono degli sradicati senza radici e rispetto, che non possono che odiare il Paese che pure li ha accolti e ha offerto loro, indebitamente, molto più del dovuto, che non sono e non saranno mai francesi ed europei, e che sono peraltro in buona compagnia con i tanti francesi ed europei (forse anche nominalmente cristiani) nati e cresciuti nel disprezzo delle loro radici storiche, culturali e religiose cristiane, siano essi nichilisti fluidi arcobaleno o supposti etnonazionalisti neopagani, ma parimenti stupidi ed entrambi contenti per il rogo di Notre Dame.

I primi, in quanto eredi, forse anche non degni (ma siamo noi di oggi degni del nostro passato?), ma che con un singolo atto si sono riscattati, in quanto radicati in secoli e millenni di storia, sono i veri figli d'Europa e i veri europei, questione di sangue e soprattutto di fede e identità; gli altri, in quanto privi e perfino distruttori di radici, non rappresentano che il nulla cosmico di questa epoca vuota, e della quale non resterà niente.

Se abbiamo visto gente che magari non metteva piede in chiesa da anni e forse non ce l’ha mai messo disperarsi e pregare, se abbiamo visto, come accennato (accanto a correligionari idioti), musulmani che si sono stretti in cordoglio con i francesi e i cattolici, forse non tutto è perduto, così come un ulteriore bel frutto di questa pur immane tragedia è il vedere i fratelli separati ortodossi struggersi per il rogo di Notre-Dame, cattedrale comunque occidentale, ed esultare per la salvezza delle reliquie della Passione di Cristo ivi conservate (che arrivarono dall’Oriente nel contesto delle Crociate, non molto amate dagli ortodossi). Solo Dio sa e può trarre il bene dal male, e forse anche in questa apocalisse di fuoco possiamo trovare la forza di farci domande, pentirci, tornare sui nostri passi e su quelli di Dio.
Forse la salvezza nostra personale e poi quella della Chiesa e dell’Europa passa da queste tragedie, come del resto la salvezza del genere umano passò da quella vera tragedia che fu il Venerdì Santo; ricordiamoci, poi, che dopo il Venerdì Santo trionfa Cristo con la Pasqua di Resurrezione, ed è lo stesso destino che può attendere anche noi, se lo vogliamo e se ci affidiamo a Lui!