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31 maggio 2020

Cosa sa fare un Re


di Franceo Ressa
Il 19 maggio Carlo, principe ereditario di Gran Bretagna, ha fatto una dichiarazione per chi cerca lavoro dopo le chiusure causate dall’epidemia: “Non dubito che il lavoro in agricoltura, la raccolta di frutta e verdura è poco glamour e a volte impegnativo, ma è di massima importanza e con la pandemia attuale darete un contributo vitale allo sforzo nazionale.”
Un simile discorso può essere fatto solo da chi ha il posto fisso come capo di stato (o vice, in luogo dell’anziana madre). Nessun presidente o uomo politico di una repubblica oserebbe mai. Ne andrebbe del suo gradimento popolare e causerebbe perdita di voti. La gente ci sta a mettere bandiere, cantare inni, persino a sborsare qualche soldino in iniziative di solidarietà, ma giammai vuole sentir parlare di lavoro, specie faticoso.
In Italia si vorrebbe risolvere la questione agricola in diverso modo: legalizzare tutti i clandestini sbarcati in diversi tempi ed attualmente in giro, ma quanti di questi vogliono faticare sui campi ?
Allora viva quel re che non ha paura di dare consigli scomodi, e di lanciare appelli come quello del 1°gennaio: basta persecuzioni contro i cristiani in Sri Lanka. E i presidenti repubblicani e democratici di nazioni cristiane ? Zitti !

 

03 giugno 2014

Re Juan Carlos: l'affossatore della Spagna

di Federico Catani
Re Juan Carlos di Borbone abdica a favore di suo figlio Felipe. La Spagna avrà un nuovo sovrano. Non piangeremo né ci emozioneremo per questo. Succeduto a Franco per volontà dello stesso Generalissimo, Juan Carlos si è rivelato il vero assassino politico del Caudillo. La Spagna cattolica è morta con Franco, tradita proprio da colui che avrebbe dovuto preservarla e difenderla. Col senno di poi, la scelta di Juan Carlos è stata un tragico errore del Generalissimo. Complice anche, occorre dirlo, la prematura scomparsa di Carrero Blanco, fatto fuori proprio da chi temeva che l'opera del Caudillo potesse continuare, seppur con le dovute riforme, dopo la sua morte.


Pur avendo giurato, in quell'ormai lontano 22 novembre 1975, di restare fedele ai principi del Movimento Nazionale davanti a Dio e sui Santi Vangeli, Juan Carlos ha voltato le spalle alla Spagna franchista, che poi era la Spagna cattolica, consacrata al Sacro Cuore da suo nonno Alfonso XIII, quella di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, quella di Torquemada e di Filippo II, quella della Reconquista e di El Cid Campeador, quella di Santiago Matamoros e della Virgen del Pilar, e così via. Il Re ha attuato il passaggio al liberalismo, seppur in maniera morbida e indolore, gettando nell'oblio quarant'anni (anzi, secoli) di storia gloriosa. Venendo meno al giuramento, dopo la commemorazione di Franco davanti alle Cortes, dopo il funerale e la sepoltura del Caudillo al Valle de los Caidos e dopo la cerimonia di incoronazione, il Re ha avviato gradatamente, ma con decisione, un forte processo di laicizzazione e secolarizzazione. Dio gliene chiederà conto.


Ovviamente il tutto è avvenuto con la connivenza della stragrande maggioranza dei vescovi spagnoli, che hanno approvato la transizione alla democrazia, il nuovo Concordato, la nuova Costituzione e tutto quel che ne è seguito. Oggi la Chiesa ringrazia il Re, la cui condotta morale privata peraltro è stata sempre pessima (a differenza di quella del Caudillo) e gli riconosce grandi meriti. Eppure Juan Carlos ha firmato leggi sovversive, che hanno scardinato non solo l'ordine cristiano, ma anche quello naturale: basti pensare, a titolo di esempio, a divorzio (1981), aborto (1985), matrimonio omosessuale (2005). In pratica, ha promosso la forma peggiore di democrazia, quella fondata sul relativismo etico. 

Questa è la dimostrazione che non basta la monarchia a garantire la tutela dei valori. Così come non bastano le cerimonie fastose, formalmente cattoliche e tradizionali a custodire la fede di un popolo. Juan Carlos si è venduto ai poteri forti e i risultati si son visti. Le belve rosse che hanno distrutto la Chiesa negli anni Trenta hanno ripreso piena legittimità, in barba alla giustizia e alla verità. No, non ci stracceremo le vesti per la sua abdicazione. Né riusciamo a nutrire speranze per l'avvenire. Possiamo solo volgere indietro lo sguardo con commozione e pregare perché il futuro torni ad essere roseo. 

Volverá a reír la primavera,

que por cielo, tierra y mar se espera.