di Enrico Maria Romano
Abbiamo
scritto svariate volte che i mass media (TV, radio, giornali, etc.) più che
favorire la formazione e l’informazione del pubblico, tendono in maniera
crescente a produrne una voluta deformazione. E ciò è sotto gli occhi non di
tutti, ma certamente di pochi tra gli stessi lettori abituali: e proprio
questo, infondo, è il problema! D’altra parte
uno spirito attento, di
cultura media e di orientamento esistenziale non conformista, può rendersi
conto rapidamente che lo scopo principale dei maggiori quotidiani italiani è
quello di creare un consenso attorno a certe tematiche, più che quello di
dare delle semplici notizie.
E i giornali sono catalogabili proprio in base a tale orientamento etico:
più sono relativisti, nichilisti, borghesi,
liberal e
radical-chic e più vanno con sicurtà di coscienza boicottati e donati al
camino.
Ovviamente c’è quotidiano e quotidiano (per limitarci, tra i mass media,
alla sola carta stampata). Così come, pur all’interno del totalitarismo
democratico che ci opprime, c’è partito e partito ed è inutile oltre che falso
farne un unico calderone unitario… Un amico mi disse una volta: se voglio
sapere ciò che pensa il potere leggo
Repubblica, se
voglio conoscere la verità prendo
Libero. Pur con
tutte le approssimazione del caso, tale giudizio riflette impietosamente la
realtà. Ma pochi se ne avvedono, specie tra i lettori del quotidiano
scalfariano!
Tra i giornali italiani antitetici al pensiero dominante, che coincide col
pensiero delle caste al potere da oltre mezzo secolo,
La Croce, nella
sua breve parentesi in edicola, è stato quello più valido sotto il profilo
etico. A livello politico-culturale un tempo c’era solo
Il Secolo d’Italia
a rappresentare l’alternativa. In ogni caso la logica è semplice e binaria:
più
un giornale è fuori dal coro, più è criticato dal pensiero unico e dai potenti,
e più è leggibile e da sostenere. Spiccano sicuramente oggi, in tal senso, Libero, Il Giornale e Il Tempo.
Ovviamente dal punto di vista cattolico e nazionale in cui ci
collochiamo, non sempre questi giornali presentano una netta coerenza con i
valori della famiglia, della vita e della difesa della Patria dai suoi nemici;
pur tuttavia restano apprezzabili proprio per la distanza abissale che hanno
con le gazzette spacciate dal sistema:
Repubblica,
Il Corriere,
La Stampa,
l’Unità,
Avvenire, etc.
etc. Neppure vogliamo menzionare, in questo articolo di sintesi, le varie
Novella 2000,
Di Più,
L’Espresso,
Famiglia (a)
cristiana,
Il mio papa, etc.
Per essere dunque non solo informati sull’attualità – cosa che resta
imprescindibile per chi voglia dedicarsi all’apostolato, alla
controinformazione e alla critica del sistema –
è bene usare il tempo libero
anche per l’approfondimento culturale (e spirituale) sia con i libri, e qui c’è
l’imbarazzo della scelta, che con le riviste di formazione.
Vorremmo oggi consigliarne due: in lingua italiana Il Covile e per i
francofoni Catholica.
Il Covile
ha qualcosa di unico e di speciale tra le riviste non conformiste. Diretta
dall’ottimo Stefano Borselli, si definisce come una
rivista aperiodica,
fruibile unicamente sul web, ma scaricabile gratuitamente e facilmente
stampabile su carta. La grafica è curatissima ed edificante. Giunta al suo XVI
anno consecutivo, comporta ad ogni fascicolo (in media di 10-20 pagine),
l’approfondimento di una o più tematiche che a volte coincidono con l’interno
numero della rivista. Impossibile citare i temi trattati negli oltre 900 numeri
finora prodotti (al ritmo di 3-5 uscite mensili), ma si tratta di argomenti
della massima valenza formativa per ogni cattolico e ogni patriota che vuole
liberarsi dalla tirannia delle opinioni correnti.
Tra i mille dossier di encomiabile livello culturale e di pari acribia
scientifica, si segnalano quelli di Armando Ermini intitolati
Gender e Capitale
(n. 799),
Femminismo
e Capitale (n. 804),
Omosessualismo e
Capitale (n. 808) e
Veganismo e Capitale
(n. 822). L’Ermini, studioso e critico puntuale del capitalismo e del liberalismo
contemporaneo, mostra con analisi sapienti e incisive,
il rapporto ormai
innegabile (e sempre meno negato per la verità), tra l’ideologia del mercato e
i disvalori della modernità. E’ giusto ed è doveroso per un cattolico
criticare il femminismo, in tutte le sue gradazioni, dal punto di vista del
Vangelo e dell’assetto ‘patriarcale’ della famiglia biblicamente fondata; ma è
altresì corretto e intrigante, mostrare il legame tra la distruzione della
famiglia tradizionale (unica stabile monogamica eterosessuale prolifica
gerarchica…), predicata dal femminismo radicale e libertario, e
l’individualismo moderno, asse portante del consumismo e della mercificazione
dell’umano. Insomma: come l’aborto e il divorzio furono battaglie sia radicali,
sia comuniste, sia borghesi, sia liberal (contro il solo Msi e meno
omogeneamente la Dc), così la
teoria del gender
e le nozze gay, l’eutanasia e la droga libera, sono i nuovi dogmi della
contemporaneità liquida e nichilista, da Obama ai centri (a)sociali, passando per
il cattolicesimo modernista (Renzi, Prodi, Melloni, etc.) e la borghesia
illuminata e autoreferenziale di
Rep. E sul
rapporto tra queste mostruose ideologie del male, l’Ermini scrive a guisa di
sintesi: “Come il genderismo, il femminismo e l’omosessualismo, anche il
veganismo intende cancellare ogni differenza, e in maniera ancor più radicale.
Fine delle religioni, fine degli stati, fine della politica, fine della
famiglia, fine delle identità sessuali, fine della specie umana. Con la
scomparsa delle nazioni e degli stati, il concetto di spazio si amplia fino a
perdere ogni confine e quindi sparire. Con la scomparsa della politica scompare
ogni narrazione di sé dell’umanità, con quella della famiglia la memoria
storica dell’individuo, e quindi sbiadisce anche il concetto di tempo
trasformato in un eterno presente. Con l’identità sessuale e quella di specie,
sparisce infine l’individuo stesso, ora soltanto un insignificante atomo nel
flusso eterno della natura” (n. 822, p. 6).
Il Covile presenta poi, nell’ambito della letteratura non conformista,
delle peculiarità e delle attenzioni rare e meritorie che vanno segnalate.
Per esempio la lettura critica, su base sia filosofica che estetica e politica
della cosiddetta Arte Contemporanea (AC). Arte, è bene precisarlo, che sta
all’arte vera come la cacofonia alla musica o la malattia alla salute.
Fondamentali i dossier e gli studi dei coviliani sul tema, i quali a volte
hanno ripreso elementi critici dai fratelli transalpini i quali, più invasi di
noi dalla dittatura AC, hanno pure sviluppato una contro cultura sulla
sovversione dell’arte letta come ideologia totale di dissacrazione,
snaturamento, appiattimento. Tra i tanti studi segnalo l’eccellente sintesi di
Gabriella Rouf intitolata
L’alfabeto dell’AC (n. 869)
o i vari saggi contro l’introduzione dell’Arte Contemporanea nelle chiese e
nella Chiesa (nn. 719, 770, 805, 835, 859, etc.). Su tale scia l’intero n. 900
del Covile è dedicato al celebre Gaudì, santo artista del nostro tempo, e
perciò amante del bello e della natura come essa è.
Altro pregio di questa iniziativa di restaurazione dell’intelligenza, che
affonda nel vero senso critico (e non nel criticismo a priori post moderno), è
l’attenzione alla fiaba e all’estetica del racconto. In tale ottica è sorto
il
Covile dei
piccoli che presenta delle favole antiche, delle filastrocche, delle
tabelline e dei giochi di parole basati sulla tipica estetica ottocentesca e
primo novecentesca in uso nei libri scolastici e dilettevoli per i bambini. Si
tratta di testi e disegni rari o addirittura mai pubblicati in Italia, tratti
di norma dal mondo germanico (Lothar Meggendorfer, Heinrich Hoffmann, etc.),
che contribuirono a educare generazioni di studenti e di fanciulli, quando
l’educazione (1850-1950) era un valore riconosciuto da tutti, o quasi. L’ultima
novella pubblicata (nel dodicesimo
Covile dei piccoli)
è una fiaba a fumetto di Wilhelm Busch che si intitola
Il maligno Enrichetto.
Chi snobbasse questo aspetto della contro cultura coviliana non capirebbe che
oltre a criticare la scuola laico-democratica-massificante di oggi, è bene
riscoprire i classici dell’infanzia per i nostri figli e nipoti, in modo da
fornir loro degli opportuni contravvelleni rispetto all’estetica del nulla che
abbonda in Tv, nei videogiochi e negli stessi libri di testo.
La seconda rivista di gran pregio è il trimestrale Catholica.
Diretta da Bernard Dumont, studioso di alto valore intellettuale e di rare
competenze politico-teologiche,
Catholica si
situa rigorosamente nel
cattolicesimo romano antimodernista, di sensibilità
francese, ma assolutamente ampia nei contributi e negli apporti (vi
scrivono regolarmente autori italiani, spagnoli, teutonici, latino-americani,
etc.).
La sua peculiarità e la sua forza sta nell’essere una rivista eminentemente
politica, con una lettura però della società, della cultura e dell’attualità
che prende le mosse dai principi del cristianesimo. Ogni fascicolo di
Catholica, giunta
ormai al n. 132, consta di oltre 100 pagine e di diversi saggi formativi e
critici, sempre di taglio scientifico e di alta divulgazione.
I temi
generalmente trattati sono la politica internazionale, la contemporaneità
sociale e culturale, specie europea, e tutto quello che attiene ai principi
cattolici: etica, bioetica, teologia, liturgia, Magistero pontificio e
dottrina sociale della Chiesa. Tutti gli autori, e tra essi sempre vari
sacerdoti, hanno una chiara identità cattolica senza compromessi e una
altrettanto chiara criticità verso la modernità come tale: essa, viene letta
non con le categorie egemoni del progresso, dell’economia, della pace, dello
sviluppo, dell’ecologia, etc. etc. Ma attraverso l’uso sapiente della
katholische
weltanschauung senza nulla concedere ai suoi avversari, siano conservatori
o progressisti, filo-islamici o occidentalisti, vetero-marxisti o fautori del
pensiero debole.
L’ultimo numero della rivista, che sarei felice se fosse richiesta dai
lettori francofoni del blog, ha tra i temi portanti: l’analisi del mondialismo
e della cosiddetta “modernità tardiva”, un commento critico su
Amoris Laetitia,
l’illustrazione del concetto della guerra giusta, il doveroso recupero della
legge naturale, oltre a molte letture su temi di attualità (pp. 97-110) e varie
recensioni (pp. 111-118). Posso dire, avendo frequentato assiduamente le
biblioteche pontificie da lunghi anni, che non c’è al momento, tra le decine e
forse centinaia di riviste europee che si dichiarano di orientamento cattolico,
una rivista direi così sicura teologicamente e rigorosa nell’analisi
storico-politica come Catholica: si
tratta quindi di un unicum
che va sostenuto, propagandato e fruito al massimo.
L’editoriale del direttore Dumont si concludeva con queste parole di fondo,
per una critica radicale alla modernità e al progetto massonico di un Nuovo
Ordine Mondiale: “la ricerca perseverante di un mezzo per assicurare la pace
tra le nazioni, fondata sulla giustizia e in ultima analisi sulla carità, ha
finito per trasformarsi, quali che siano le intenzioni, in una sottomissione ai
costruttori della Città terrestre”. Ma è proprio questa Città e questa civiltà,
del tutto laica, indifferenziata e irreligiosa, che si oppone in ogni modo alla
Città di Dio di agostiniana memoria.