09 settembre 2019

Francesco e l'America. Viviamo nello stesso mondo?

di Giorgio Salzano
“Per me è un onore se mi attaccano gli americani”. Così Francesco sull’aereo che lo portava in Africa. Il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, capendo subito le potenziali conseguenze della battuta, è immediatamente intervenuto, spiegando che “in un contesto informale il Papa voleva dire che considera sempre le critiche un onore, particolarmente quando provengono da importanti pensatori e, in questo caso, da una nazione importante”.
Non è però in effetti così che ho inteso la battuta quando l’ho letta.

Sono stato quest’ultimo mese in ritiro spirituale presso il noviziato dell’istituto di religiosi a cui sono ascritto da laico. Commentavo con il maestro dei novizi, di cui sono amico, l’attuale pontificato, ed egli ha assunto una posizione ispirata al principio di obbedienza – che, ricordiamolo, rientra tra i consigli evangelici –; ha detto perciò che si possono anche criticare certe prese di posizione di Francesco, ma non vuole sentire parlare di eresia del papa. Secondo me ci sarebbero ottime ragioni per farlo, ma, in ossequio al mio amico, mi astengo. Resta però la domanda, suscitata, oltre alle ben note posizioni controverse di Francesco, in materia soprattutto di ecologia e accoglienza dei così detti migranti, da battute come quella sopra riportata: ma viviamo nello stesso mondo?

Evidentemente no!
Il mondo è costituito dalle informazioni che ne abbiamo. L’ho detto, senza pensare troppo alle implicazioni, per tirarmi d’impaccio sulle questioni dottrinali relative all’argentino Bergoglio. E ho parlato di informazione nel senso corrente della parola, di essere cioè al corrente di come vanno le cose in un certo ambito di realtà. Per esempio quello dell’America, da cui provengono gli attacchi di cui Bergoglio si dichiara orgoglioso: come a dire, prima facie, gli attacchi provenienti da certe aree, chiaramente malfamate, sono qualcosa di cui andare fieri. Leggo, a commento di quella battuta, che si sa, i sudamericani ce l’anno con gli yankees, che a torto o a ragione considerano responsabili dei loro guai: difesa che in effetti è controproducente, perché attribuisce al papa pregiudizi regionali che non dovrebbe avere, se davvero vuole rappresentare la Chiesa cattolica.

Non piace, agli ambienti più tradizionali, per non dire conservatori (parola inquinata dall’opposizione con progressista che sarebbe meglio evitare), della Chiesa americana l’invito a smettere l’atteggiamento da “guerra culturale” seguito sotto i precedenti pontificati, per assumerne uno più conciliante, aperto, come si suol dire, al dialogo. Ma quanto è, o meglio, viene messo al corrente il buon Francesco della situazione effettiva degli Stati Uniti? Ossia che vi è in atto un attacco al Cristianesimo non dico senza precedenti, ma nel quale è riconoscibile una virulenza analoga a quella della rivoluzione francese e della repressione staliniana della Chiesa russa. Forse sono mal informato io, ma la denuncia di questo attacco fatta da Fox News, sempre riportando clips delle altre emittenti, è convincente. Una élite di “anime belle”, nei media nell’accademia e ad Hollywood, auspica in effetti per rinnovare moralmente l’America un sovvertimento della costituzione, che annulla le libertà che essa garantisce.

I candidati democratici alle presidenziali dell’anno prossimo auspicano un controllo pressoché globale da parte del governo federale sulla vita dei cittadini in nome proprio di quelle preoccupazioni ecologiste tanto care a Bergoglio. Che le politiche proposte contro il global warming o climate change comporterebbero un generale impoverimento delle classi medie e medio-basse non sembra essere cosa che li riguardi; gli unici a non esserne toccati sarebbero proprio quei ricchi e super-ricchi, soprattutto del mondo della finanza, contro i quali tuona Bergoglio. E potrei continuare, includendo i problemi dell’immigrazione incontrollata che quegli stessi candidati favoriscono, ed alla quale la presente amministrazione sta cercando di porre un freno, anche costruendo un muro che non serve a tenere tutti fuori, ma a filtrare quelli che entrano e sono i benvenuti.
Forse Fox News non è la voce della verità, ed io mi sbaglio. Sarebbero cose da discutere, e se non siamo capaci di farlo vuol dire davvero che viviamo in mondi diversi. Passi che ciò accada con i così detti laici, i liberal di questa come di quella parte dell’oceano. Ma che accada con il supremo rappresentante della gerarchia ecclesiastica e tanti altri suoi eminenti membri, è cosa sconcertante: come se la Chiesa non stesse qui a farci partecipi dello stesso mondo.


 

0 commenti :

Posta un commento