Badi come parla ! È un’ammonizione minacciosa verso chi dice a te cose offensive o comunque sgradevoli. Tra singoli e privati è necessaria una convivenza basata sulla buona educazione, il buon gusto e il reciproco rispetto cristiano, perciò è giusto talvolta ammonire chi oltrepassa certi limiti.
Tutto è diverso invece, quando chi esige un certo linguaggio è un’autorità politica, morale, religiosa, intellettuale. Nella politica e nell’amministrazione esiste un gergo per iniziati che viene definito “politichese” e “burocratese”, formato da vocaboli e costrutti lessicali obsoleti, astrusi e comunque poco intelligibili da chi non fa parte della cerchia degli addetti ai lavori. Giustamente il cittadino chiede chiarezza e comprensibilità, ma certi vizi del potere sono duri a morire.
La cosa diventa un vero arbitrio quando è il potere stesso a pretendere un certo linguaggio. Da sempre vi sono stati dei tabù, ma di solito si limitavano a certi vocaboli ritenuti sovversivi, tipo “libertà”, “indipendenza”, “costituzione” durante il risorgimento. Arrivando però i totalitarismi del XX secolo, con il pensiero unico obbligato, anche la lingua doveva epurarsi ed allinearsi al volere del regime. L’esempio più noto fu nell’Italia fascista la proibizione di usare il “lei” rivolgendosi a qualcuno, da sostituire con il “voi” ritenuto virilmente più degno e discendente dall’uso latino, antica lingua imperiale.
Non bastò. Si vollero italianizzare le parole di origine straniera, cosi doveva dirsi filmo per film, quisibeve per bar, musicone per festival, chi ordinava un liquore estero doveva chiedere l’arzente al posto del cognac o del whisky, il turismo diventò diporto di viaggio, lo sport diporto atletico, e certi villaggi alpestri della val d’Aosta variarono da Courmayeur a Cormaggiore, da Chatillon a Castiglione Balteo, da Duc a Duce.
Stupidaggini, ma pienamente legittimate all’epoca. Sembrava tutto dimenticato dopo la caduta del fascismo e l’avvento della democrazia con la libertà di espressione sancita dalla costituzione repubblicana, ma la stolidità linguistica doveva riprendersi la sua rivincita.
Sembra paradossale, ma la nuova censura nacque nel paese ritenuto più libero ed all’avanguardia, gli Stati Uniti, e ancora nei luoghi dove più era libero il pensiero, i campus universitari. Tutto forse iniziò cercando di rendere in maniera diversa la parola “negro”, ritenuta razzista e discriminante, ma “black” non sembrava abbastanza neutro, e si arrivò così al termine “di colore” sì ma quale ? Il nero appunto, ma secondo la fisica il nero non è un colore bensì l’assenza di colore, risultando dall’assorbimento di tutti i componenti colorati dell’iride, da parte di una superficie che non li riflette.Si è passati poi a definere gli omosessuali come “gay” che però in inglese ha diverse interpretazioni non sempre positive: gaio, allegro, ma anche dissoluto, sfrontato, impertinente.
Si arriva al grottesco con chi è cieco, sordo, zoppo: “non vedente, non udente, non deambulante” fino a gettare tutto in un unico calderone, il “diversamente abile”.
Pura ipocrisia insomma. Il politically correct cerca di nascondere i difetti senza rimediarvi, rassegnandosi alla loro esistenza e mascherandola solo a parole. L’intenzione dunque non è diversa da quella del fascismo, che obbligava ad italianizzare e romanizzare tutto quanto, cercando di conseguire l’appiattimento della cultura e la massificazione del pensiero.
Questa tendenza pseudo-sociale è nata negli Stati Uniti prima di proliferare altrove, ma nello stesso paese trova ora il suo declino. Il segnale è stato il rifiuto degli americani a continuare la politica ed i condizionamenti dei democratici, con l’elezione del presidente Trump. La sopportazione ha raggiunto il suo limite, la pazienza è finita. Probabilmente sarà l’inizio della fine di quella “correttezza” che proprio per essere appoggiata alla “politica” ha mostrato i suoi limiti e la propria inefficacia.
Non ne sentiremo la mancanza; sleghiamo le lingue e impariamo ad ascoltare, ad interpretare senza malevolenza, e soprattutto a ridere dei nomi e soprannomi che possono affibbiarci, sgonfiandone così il significato critico o negativo. Santa Caterina da Siena diceva: “Avete taciuto abbastanza, è ora di finirla di stare zitti (o di parlare come vogliono gli altri). Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito !”

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