di Razzullo
Di fesserie, in giro, se ne sentono tante. Il problema è che stanno
iniziando ad avere, loro, diritto di cittadinanza. Se tu le contesti, se tu
il cretino senza cuore. Solo qualche esempio, qua e là, raccattato sul web.
C’è un tizio che scrive ai
domenicani
chiedendogli lumi: l’Eucaristia, secondo lui, è un rito violento; mangiare
il Cristo è qualcosa di estremamente cruento. Scrive così: “Se penso a
questo mi fa impressione ricevere in bocca una parte del mio Dio. Lui che
ha abolito i sacrifici cruenti di animali e di altro tipo non capisco
perché ci permette di mangiare il Corpo di Lui fatto uomo”. E poi aggiunge,
con la presunzione tipica di chi si permette di dare consigli non richiesti
niente di meno che a Nostro Signore: “Intendo dire che, se avesse voluto,
avrebbe potuto farci commemorare il Suo sacrificio per noi con una pratica
meno cruenta [...] mi rimane difficile concentrarmi nella preghiera quando
La ricevo perché penso che sia non giusto mangiare e masticare un pezzo del
mio Creatore che ha già fatto tanto per me”.
Altrove, c’è chi si preoccupa di poter consumare
l’ostia senza glutine
e chi si infervora e protesta per consentire ai
cani
di poter assistere alla Santa Messa. Non sono più fenomeni di sparuta
minoranza, mattane di buontemponi, stranezze da illuministi fuori tempo
massimo. È la quotidianità, ormai. Il dibattito, sempre più scemo, che
piglia in considerazione le panzane dei tantissimi invece che rigettarle
senza remore. Per strappare uno spettatore in più a messa, perché questi
tutto sono men che fedeli, dal momento che la loro egotica bontà ha bisogno
di far scuola persino alla Chiesa, sposa di Cristo.
Spero che il lettore stia sorridendo di tutto questo, temo che invece si
sia messo a pensare, magari pensa che sono troppo duro, che nulla mi
costerebbe un’apertura piccola piccola: massì, che male può fare tutto ciò,
dimostrarsi aperti alla sensibilità contemporanea?
Ce lo dice Anatole France. Il grande scrittore francese, ignominiosamente
“schiaffeggiato da morto”, ebbe a scrivere pagine grandiose, profetiche.
Nel racconto “Il miracolo del Gran Santo Nicola”, immagina il destino dei
tre bimbi salvati dal salatoio dell’oste infame grazie alla preghiera del
Vescovo (che nel racconto non è più il santo di Licia ma un altro e
favolistico personaggio), intrecciato a quello della bella e virtuosa
Miranda, nipote orfana del Santo, cresciuta negli ottimi insegnamenti della
Fede da una buona vedova.
Dei tre bambini, uno, Massimo, diventa un militare tanto feroce quanto
imbecille che violenterà Miranda. Un altro, Robin, diventa un truffaldino,
strozzino al soldo dei grandi usurai internazionali che detengono il (vero)
potere, lui a Miranda strapperà via persino l’ultima collanina, l’ultima
veste. L’ultimo, Sulpicio, si fa prete. E a Miranda la farà ancora più
sporca:
“Un giorno che l’uomo di Dio (Nicola ndr) piangeva sul chiostro della
cattedrale sul deplorevole stato della Chiesa di Vervignole, fu distratto
nelle sue meditazioni da strane urla e vide una donna interamente nuda che
camminava a quattro zampe, con una piuma di pavone piantata a guisa di
coda. Ella s’avvicinava abbaiando, leccando la terra e sbuffando. I suoi
capelli biondi erano coperti di fango e tutto il corpo sudicio di
immondizie. Il santo vescovo Nicola riconobbe in quell’infelice creature la
nipote Miranda”.
Miranda, interrogata da San Nicola suo zio, risponde:
“No, zio mio, non ho affatto vergogna. Avrei, anzi, vergogna d’un altro
contegno e d’un’altra andatura. Così bisogna mettersi e tenersi se si vuol
piacere a Dio. Il santo fratello Sulpicio m’ha insegnato a rassomigliare
alle bestie, che sono più vicine a Dio degli uomini, perché non hanno
peccato”.
Solo lei? Macché: “Ben presto la città di Trinqueballe fu piena di uomini e
donne nudi che camminavano a quattro zampe abbaiando; si chiamavano gli
Edenici e volevano ricondurre il mondo ai tempi della perfetta innocenza,
prima della sventurata creazione di Adamo ed Eva”.
Ecco, adesso ditemi se nell’era delle libertà sempre più compresse,
nell’epoca del primato assoluto della finanza e nel tempo del
fraintedimento più totale del cristianesimo, non vi pare d’essere finiti
anche voi a Trinqueballe.
Pubblicato il 06 marzo 2018
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