Da qualche anno, e con una accelerazione massima, negli ultimi mesi, la
mass-medio-crazia occidentale ci sta ammorbando tutti con una spettacolare
fake new: alle porte, ci sarebbe niente di meno che lo spettro del
fascismo!
Ovviamente, se il fascismo è ridotto da storia a metafisica del Male, da
teoria politica a disturbo psichiatrico, tutto diventa fascistizzabile: lo
stupratore seriale, il killer, il corrotto, l’hooligan, il razzista, etc.
Infondo l’Ur-Faschismus di Umberto Eco, recentemente riedito in pamphlet e
rilanciato dalla stampa per fini politici non dichiarati, era proprio
questo. Il fascismo visto non come un periodo storico ventennale e decisivo
per la storia d’Italia, con luci e ombre, sanguinari ed eroi, riuscite e
sconfitte. Ma qualcosa di metastorico e difficilmente definibile senza
l’aiuto della teologia: il male assoluto (nozione poi contraddittoria).
Certo, se la destra e ogni destra, è fascismo allora il movimento fondato
dal Duce non si porta troppo male nel mondo, al di là e al di qua
dell’Oceano. Ma questa lettura delle cose, si apparenta molto al
manicheismo tipico dei Soviet, espresso da Jean-Paul Sartre nel 1965, con
il celebre slogan “Tout anticommuniste est un chien”. Ovvero ogni
anticomunista è un cane, o almeno è un fascista. E quindi tutti i
conservatori, i liberali, i borghesi, i capitalisti, i reazionari, i
cattolici (non progressisti) comporrebbero, in qualche modo e forse
inconsciamente, l’esercito del neo-fascismo mondiale!!
Marcello Veneziani ha notato più volte che l’antifascismo di maniera e
davvero borghese e modaiolo è ciò che resta a chi non ha altre bandiere da
difendere, a chi risulta sconfitto dalla storia o almeno assai in declino
nei sondaggi. Ci si perdoni la lunga citazione ma è meritata e
difficilmente riproducibile. “L’antifascismo è diventato l’ultimo rifugio
dei farabutti.
Quando non hai più niente da dire, nulla di vero, di
concreto, di significativo da esprimere, quando non hai nulla di serio su
cui fondare la tua legittimità, il tuo ruolo e la tua superiorità, quando
non hai motivo per occupare un posto di potere – di sindaco, di ministro,
di presidente, di qualche cosa – e non hai un merito, una capacità, un
valore per essere quello che immeritatamente sei, quando vuoi sedare i
conflitti e i mugugni, quando vuoi vincere facile con un avversario che non
sta in piedi, perché non c’è più, perché non si regge, e se esistesse una
sua estrema traccia, non avrebbe nemmeno la possibilità di esprimersi e di
contendere, allora tiri fuori l’antifascismo (Il Tempo, 27 gennaio 2018).
Ecco uno degli ultimi esempi dell’antifascismo istituzionale e di bon ton.
Se il fascismo è sinonimo di violenza e la destra non può che essere
fascismo, un guru della sinistra come Roberto Saviano, può impunemente
scrivere in un tweet, poi rimosso, che “Il mandante morale dei fatti di
Macerata è Matteo Salvini” (3.2.2018).
Che c’entra Salvini con uno squilibrato che spara all’impazzata per strada?
C’entra eccome! E’ un politico di destra, quindi è fascismo. Come quel Luca
Traini che ha sparato ovviamente. Spari? Sei fascista. (Forse per costoro
vale anche la correlativa, ma non osano dirlo per pudore: aiuti la
vecchietta ad attraversare la strada? Sei comunista, o almeno del PD).
La Chiesa, ultima e ritardataria nell’UR-Antifascismo, avendo flirtato col
fascismo vero e proprio, in carne ed ossa, da tempo cerca di farsi
perdonare il suo passato. Così, oggi ha parole durissime sulla presunta
xenofobia dilagante, il razzismo (che sarebbe prerogativa della destra), il
populismo, la critica all’Unione Europea perfino…
Ma è sempre stato così nel mondo cattolico?
Molti conoscono la celebre invocazione di Pio XI (1922-1939) che indicò
Mussolini come colui che aveva ridato l’Italia a Dio e Dio all’Italia,
attraverso la soluzione della Questione Romana (apertasi il 20 settembre
1870), il Concordato e i Patti Lateranensi. Patti celebrati comunque da
tutti i Pontefici successivi a Pio XI (da Pio XII a Bergoglio incluso).
Ma ci fu un’altra affermazione, meno nota, che farebbe tremare le vene e i
polsi di Saviano, dei cattolici più aggiornati e dei benpensanti di ogni
schieramento.
Il 24 dicembre 1938, nella Vigilia del Natale, Papa Pio XI fece come da
tradizione un discorso ai cardinali e ai prelati della Curia Romana, in
Vaticano.
Fra i vari temi toccati dal Pontefice, c’era quello della Conciliazione,
siglata a Roma l’11 febbraio 1929, tra Mussolini, capo del Governo italiano
e rappresentante del re d’Italia, e il cardinal Pietro Gasparri, Segretario
di Stato del pontefice.
Il Papa, che sarebbe morto il 10 febbraio seguente, quindi alla vigilia dei
10 anni della storica pacificazione tra Stato e Chiesa, in modo
‘provvidenziale’ anticipò la commemorazione del Concordato. Forse sentendo
arrivare l’ora della fine, poiché aveva già superato gli 80 anni.
In ogni caso, Pio XI nonostante le varie traversie nei rapporti non sempre
lisci con il regime, in quell’occasione disse così: “Ci affrettiamo a dire,
anzi a proclamare da quest’alto luogo che la Nostra celebrazione del detto
decennale vuol essere un inno di vivissimo ringraziamento (…). Occorre
appena dire, ma pur diciamo altamente, che dopo che a Dio, la Nostra
riconoscenza e i Nostri ringraziamenti vanno alle altissime persone –
diciamo il nobilissimo Sovrano ed il suo incomparabile Ministro – ai quali
si deve se l’opera tanto importante e tanto benefica ha potuto essere
coronata da buon fine e felice successo” (Discorsi di Pio XI, volume III,
SEI, 1961, p. 870).
E’ ovvio che il “nobilissimo Sovrano” era Vittorio Emanuele III e il suo
“incomparabile Ministro”, Benito Mussolini.
Sarà anche per questo passato che artificiosamente non passa mai, che nella
Chiesa odierna i mantra dell’antifascismo eterno, come Eugenio Scalfari,
Marco Pannella, Giorgio Napolitano e molti altri vengono lodati, invitati,
benedetti ed esaltati?

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