Il padre domenicano Giovanni Cavalcoli o.p. ha recentemente
affrontato la questione del rapporto tra l’onnipotenza divina e l’esistenza
della calamità naturali, e per aver espresso la sua opinione – che poi è basata
sulla dottrina comune cattolica – è stato sommerso da palate di m…aldicenze.
Con questo articolo intendo anche io esporre la dottrina filosofica riguardante
la Provvidenza e la presenza del male fisico. Tutto sta nel porre bene le
domande, cosa che coloro che si sono occupati del caso (ecclesiastici in
primis) non sono stati capaci di fare; e ciò assimila le loro repliche alle
precedentemente citate “palate di m…aldicenze”.
Per affrontare il tema del rapporto tra il potere divino e
il male fisico del mondo, è necessario porre domande giuste e ben formulate,
poiché non esiste risposta ad una domanda mal posta – se non delle frasi
retoriche. Tutti constatiamo che esistono le calamità naturali, le quali
interrogano apertamente la teologia filosofica, la quale si chiede che rapporto
vi è tra le catastrofi e il governo divino del mondo – ossia la Provvidenza. Va
ricordato che il rapporto tra Dio e il mondo non è come quello che sussiste tra
l’artigiano e la sua opera – ciò implicherebbe che, una volta che l’ente è
stato creato continuerebbe a sussistere da solo, indipendentemente dalla
presenza o meno di chi lo ha fatto – ma è più simile a quello di una musica
suonata da un musicista, la quale smette di esistere non appena quest’ultimo
smette di suonare. Quanto detto va tenuto sempre presente, poiché altrimenti si
rischia di credere che il mondo vada per i fatti suoi e che Dio si limiti a
“mettere una pezza” a certi eventi oppure, peggio, che si limiti a guardare gli
accadimenti (compresi i terremoti). Che gli ecclesiastici ne siano consapevoli
o meno, Dio non è estraneo a *NULLA* di ciò che esiste, poiché ciò che esiste
ha ricevuto l’essere da Dio – perciò il comodissimo escamotage “Dio non c’entra
con le catastrofi” è solo una vuota frase retorica pronunciata da chi non ha
nessuna formazione filosofica (e rivolta a chi non ne ha), la quale non ha
alcun significato preciso.
È sempre necessario porre bene le domande, altrimenti non
avremo mai una risposta vera, ma solo una frase retorica senza alcuna verità.
Perciò la domanda che sorge spontanea e che, questa sì, merita risposta, è “Dio
ha voluto il terremoto?”.
Per capire la questione, occorre ricordare quanto detto sopra: Dio non è un
semplice osservatore che interferisce con lo svolgimento di qualcosa a Lui
esterno, come se io mi mettessi a spostare le lancette di un orologio. Quando
diciamo “Dio ha voluto/non ha voluto” non dobbiamo pensare che nel dare
l’essere a certi eventi abbia fatto un atto di volontà distinto da quello con
cui ha dato l’essere ad ogni cosa. Se vogliamo trovare una risposta a questa
domanda, dobbiamo liberarci dai nostri antropomorfismi, che pongono in Dio una
successione temporale di atti distinti – cosa impossibile, perché Dio è al di
sopra del tempo, nell’eternità. Perciò, anche qui, dire “volere/non volere” non
ha molto significato: una volta eliminati gli antropomorfismi con i quali
affrontiamo la questione, risulta fuori luogo una tale domanda, la quale è alla
fine, una domanda mal posta.
Ma, allora, perché esistono le catastrofi naturali, se
nessun evento è esterno all’azione di Dio? Forse Dio non è buono? Queste due sono
domande poste in maniera più corretta rispetto alle precedenti. Va subito detto
che nessuno conosce il piano divino, e nessuno può rispondere definitivamente
alla prima domanda, poiché nessuno può sapere le conseguenze prossime o remote
di ogni evento, e quindi non possiamo sapere il “perché” preciso e puntuale di
un evento. Cosa voleva ottenere Dio con il terremoto di Amatrice? Solo Dio lo
sa. E quindi si pone la domanda fondamentale: Dio non è buono? Qui la risposta
filosofica è diretta e precisa: Lui è il Bene per essenza, ma noi non sappiamo
cosa sia il Bene. Né cosa sia il Bene in sé stesso, né cosa sia meglio per noi.
Di certo una catastrofe è un male – non ci sono giri di parole a riguardo –, ma
nessun male è assoluto: non esiste alcun evento, persona o cosa di cui si possa
dire “non ha nulla di buono”, e dalle cui azioni non si possa ricavare qualcosa
di buono. Ecco quindi che ha senso dire che l’esistenza del male fisico non
pregiudica la bontà divina: da ogni evento si può ricavare del bene, compreso
il male fisico, che non è mai fine a sé stesso, e soprattutto non è mai
l’ultima parola.
Per ultimo, pongo la domanda che è costata tante avversità a
Giovanni Cavalcoli: il terremoto di Amatrice è un castigo divino? Se avete
seguito fin qui, vi sarete accorti che ho già dato la risposta: nessuno può
conoscere i motivi per cui l’essere è stato donato ad una catastrofe. Perciò,
semplicemente, non possiamo sapere quale evento è un castigo divino e quale no.
Nel prossimo post affronterò la questione da un punto di vista teologico,
ponendo la domanda “esistono i castighi divini?” e affrontando tutta la
retorica che ha sommerso il povero frate domenicano.
Potreste dire che niente di quanto ho esposto sia stato
lontanamente tirato in ballo oppure accennato nella diatriba che ha sommerso
padre Cavalcoli o.p., e ciò è vero, e questo porta a dire che certe
dichiarazioni ecclesiastiche non hanno alcun valore teoretico, e che il povero
Cavalcoli si trova nella condizione attuale solo per colpa della retorica
curiale di chi non è in grado di affrontare questioni filosofiche e di porre
correttamente le domande.

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