di Enrico Maria Romano
Non c’è più bisogno di presentare ai lettori attenti la figura di Francesco Agnoli vista la sua poliedrica e diuturna attività intellettuale, in difesa della ragione e della fede. Studioso cattolico di ampi e variegatissimi interessi (come la storia, le scienze naturali, la politica, la filosofia, la letteratura e la cultura in tutti i suoi aspetti), giornalista sia sulla carta stampata che sul web, sulle onde radiofoniche e in tv, il Nostro spicca per l’opera di intelligente e metodica divulgazione scientifica, con uno sguardo di fondo al rapporto centrale tra fede e ragione, scienza ed epistemologia. Questo nesso imprescindibile e direi insuperabile – poiché interno alla ragione stessa che in virtù delle sue proprie forze scopre l’esistenza di un Limite superiore invalicabile – viene messo in luce attraverso la riproposizione di una lunga serie di figure storiche, autorevoli per i meriti scientifici acquisiti, ma trascurate nella loro propensione spirituale.
Non c’è più bisogno di presentare ai lettori attenti la figura di Francesco Agnoli vista la sua poliedrica e diuturna attività intellettuale, in difesa della ragione e della fede. Studioso cattolico di ampi e variegatissimi interessi (come la storia, le scienze naturali, la politica, la filosofia, la letteratura e la cultura in tutti i suoi aspetti), giornalista sia sulla carta stampata che sul web, sulle onde radiofoniche e in tv, il Nostro spicca per l’opera di intelligente e metodica divulgazione scientifica, con uno sguardo di fondo al rapporto centrale tra fede e ragione, scienza ed epistemologia. Questo nesso imprescindibile e direi insuperabile – poiché interno alla ragione stessa che in virtù delle sue proprie forze scopre l’esistenza di un Limite superiore invalicabile – viene messo in luce attraverso la riproposizione di una lunga serie di figure storiche, autorevoli per i meriti scientifici acquisiti, ma trascurate nella loro propensione spirituale.
Sotto questo punto di vista, Agnoli ha già indagato,
in modo sistematico, i grandi nomi di Roberto Grossatesta, Stenone, Wallace,
Lemaître, Einstein (cf. F. Agnoli, Filosofia, religione, politica in Albert Einstein, ESD, Bologna,
2015) ed ora il matematico del
Settecento Leonardo Eulero (cf. Francesco Agnoli, Leonardo Eulero, il matematico dell’età illuminista, Cantagalli,
Siena, 2016, pp. 98. € 8).
Il lavoro fin qui prodotto dallo studioso
trentino è così sostanzioso e promettente che c’è da augurarsi una lunga e
feconda vita intellettuale al Nostro, stimato a livello ecclesiale fino ai più
alti ranghi, ma temuto e combattuto dalla cricca del laicismo italico, quella
cricca che ha in Repubblica più che
un quotidiano di riferimento una Bibbia (fallace) e uno stendardo.
Non si tratta di elogiare oltre modo un grande amico
e un apologeta hors pair come il
professor Agnoli (di cui riusciamo a scorgere anche dei limiti, per esempio nella
visione esageratamente critica e troppo univoca nell’approccio ai vari e
irriducibilmente diversi totalitarismi del Novecento); si tratta però di notare
che nella cultura italiana ed europea di oggi, forse più che un Einstein
cattolico o un nuovo Eulero, un Pascal redivivo o un super Gödel (con una nuovissima e imparabile dimostrazione
dell’esistenza divina), solo per citare alcuni miti agnoliani, servirebbero
tanti piccoli Agnoli, diffusi per ogni dove, onde aiutare i poveri lettori che
noi siamo a riscoprire tutto un passato storico-scientifico volutamente e
perfettamente nascostoci dall’intellighenzia fin dai banchi di scuola.
Quale infatti tra i migliori liceali di oggi, e tra gli stessi studenti universitari d’Occidente, sa che Voltaire commerciava schiavi africani, che Rousseau abbandonò i figli, mentre Newton studiava e commentava la Scrittura ed Eulero definiva “verità indubitabile” (p. 29) la resurrezione di Cristo? Quale matematico in erba sa che Kurt Gödel (1906-1978) il più grande logico del Novecento e forse di tutti i tempi era di destra e si poneva in modo assai critico verso la modernità e i suoi dogmi materialisti? O che Alexander Grothendieck (1928-2014) scrisse dei Dialoghi con il buon Dio? Studiando la letteratura italiana da Dante a Manzoni è difficile celare del tutto l’importanza della teologia cattolica, ma nel paradigma scientista attuale è possibile fare una storia della scienza omettendo meticolosamente i criteri con cui molti grandissimi scienziati furono indotti a studiare la natura e l’universo (a partire dallo stesso Galileo considerato il fondatore del metodo scientifico).
Ma anche le prove dell’esistenza di Dio escogitate
da Cartesio (che andò in pellegrinaggio a Loreto poiché credeva nel volo della
casa di Maria in Italia) o da Kant, Leibniz e Rosmini, come di gran parte della
filosofia moderna, sono sempre più confinate a temi marginali del percorso
formativo e scolastico di oggi.
La riproposta della figura dello svizzero
Eulero (1707-1783) serve dunque mirabilmente alla continuazione
dell’apologetica scientifica di Agnoli. Eulero fu un vero apostolo della scienza
nel XVIII secolo, e grazie alla sua poliedrica genialità, “fondò la meccanica
dei continui, promosse la balistica, la cartografia, la diottrica, la teoria
dell’elasticità, l’idraulica, l’idrodinamica, la teoria della musica, la teoria
dei numeri, l’ottica e la teoria delle navi” (p. 6), ma fu altresì un credente
convinto e sereno nella sua vita di fede.
Come scrive Agnoli, “il suo nome, solitamente
affiancato in ogni storia della matematica ai massimi di sempre (Archimede,
Newton, Gauss, Cauchy…), è noto a tutti ancora oggi per i punti di Eulero, la relazione
di Eulero, la congettura di Eulero,
gli angoli di Eulero, il numero di Eulero, i teoremi di Eulero, la formula di Eulero, il diagramma di Eulero-Venn, le equazioni di Eulero…” (p. 5).
Addirittura, l’opera di Eulero, secondo certi
studiosi “comprende all’incirca un terzo di tutte le ricerche di matematica,
fisica teorica ed ingegneria meccanica pubblicate dal 1726 al 1800” (p. 5)
Membro delle accademie scientifiche di Londra,
Parigi, Torino, Lisbona e Pietroburgo, insegnò lungamente ed operò in Russia e
in Germania, sempre mantenendo riserbo e profonda umiltà, proprio mentre gli
‘scienziati’ dell’illuminismo – che fu una vera auto-limitazione dell’intelligenza
– si vantavano per ogni minima invenzione e scoperta di pubblica utilità (come
la ghigliottina).
Acerrimo nemico del contemporaneo Voltaire (1694-1778), il cui mito è ora definitivamente infranto (grazie alle opere definitive di Xavier Martin), Eulero ebbe 13 figli e molti nipoti a cui insegnò personalmente le grandi verità della vita, della conoscenza umana e della virtù.
Tra i suoi tanti scritti va menzionato il “Saggio di una difesa della Divina
Rivelazione, tradotto dall’idioma
tedesco, coll’aggiunta dell’esame dell’argomento dedotto dall’abbreviamento
dell’Anno Solare e Planetario”, pubblicato a Pavia nel 1777 e ora
ripubblicato nuovamente da Agnoli come appendice e conclusione della sua
introduzione ad Eulero (alle pagine 55-92 del libro).
Si tratta di un documento eccezionale poiché
scritto da un autore di intelligenza eccezionale. Un saggio apologetico redatto
da uno scienziato di primo livello che documenta da sé, contro la vulgata neo-cattolica
presente, quanto scienza e apologetica possano coesistere. Un testo poi a
priori degno di nota anche per il fatto che, guarda caso, dal 1777 ad oggi
nessuno, almeno in Italia (salvo meliori
judicio) aveva mai avuto la briga di ristampare, neppure durante lo
scientifico (ed archeologico) Novecento.Si tratta di un trattatello in 53 paragrafi
brevi che ricorda da vicino le operette apologetiche sette-ottocentesche,
fondate sulla tradizione filosofica occidentale e ispirate al classico pensiero
cattolico tomista, seppur con alcune originalità. A suo modo è un piccolo
capolavoro e vale di per se l’acquisto del libro.
Secondo Eulero la vera felicità, asse portante
del trattato, consiste nella perfezione dell’intelletto e della volontà
(paragrafo 1). La perfezione dell’intelletto sta “nella cognizione della
Verità, d’onde la cognizione del Bene immediatamente deriva” (par. 2). La
perfezione massima dell’intelletto consiste “in una perfetta cognizione di Dio
e delle Opere sue” (par. 3). Nessuno però conosce perfettamente Dio e lo si
conosce “secondo la misura della cognizione accordata” da Dio stesso (par. 17).
L’altra facoltà umana primaria è la volontà ed essa è tenuta a fare il bene,
ovvero a seguire i precetti della “Legge Naturale” (par. 5). “L’osservanza di
questi doveri è (…) oltre modo necessaria al conseguimento della felicità
umana, e l’omissione de’ medesimi, e la trasgressione della Legge le è in sommo
grado contraria” (par. 6). L’uomo di ciò consapevole dovrebbe fare ogni sforzo
per amare la Legge di Dio ed adempierla “con piacere” (par. 7). Nella
sottomissione alla benefica volontà divina sta il bene e “in ciò unicamente
consiste la vera quiete dell’Anima, nella quale non solo i Cristiani, ma molti
ancora dei Filosofi Pagani il Sommo Bene collocarono” (par. 10). La conoscenza
di Dio e della sua Legge è più facile che l’assoggettamento della propria
volontà alla Volontà celeste (par. 11-12). Più si conosce, più si è obbligati,
meno si conosce, meno si è tenuti ad osservare (par. 13). Spesso però le
persone più intelligenti e avanzate nella conoscenza di Dio sono le più lontane
da Lui e le persone più semplici lo seguono di più e meglio (par. 14). Ciò
perché le passioni sviano l’uomo dal suo fine. Come si vede con “i così detti
Spiriti Forti” (par. 15), chiamati anche “Liberi Pensatori” (par. 40), da
riferirsi ovviamente ai philosophes
dell’illuminismo come Voltaire, Condorcet, Robespierre, Marat, etc.
D’altra parte contro le illazioni indebite
degli Spiriti Forti, da cui è derivato il pensiero
debole, “O si dà una Rivelazione Divina, o non si dà” (par. 19). Essa, se
esiste, “ha per scopo la vera Felicità degli Uomini” (par. 20). Nella Bibbia poi
troviamo i segni della Rivelazione in modo così chiaro “che della divina sua
origine non possiamo (…) dubitare” (par. 23).
Forse è proprio per questo che i neo-cattolici
del modernismo fanno di tutto per sabotare la Scrittura, giudicata falsa,
fallace, anti storica, zeppa di errori scientifici, moralista, inutile a meno
che non sia letta in modo da “aggiornarne” i contenuti…
“Ma per quanto evidenti sieno e incontrastabili
tutti questi argomenti (…) non è però da aspettarsi, che la fazione de’
Libertini e Dileggiatori della Religione sia mai per ritirarsi dal suo stolto
disegno. Che anzi la Divina Scrittura ci assicura, che l’inconsideratezza di
costoro, particolarmente nella fine de’ tempi, diventerà sempre maggiore e più
universale: e questo stesso esatto adempimento di siffatta Profezia non poco
contribuisce a confermare la divinità della Bibbia. Frattanto noi desideriamo
di cuore, che queste riflessioni riconducano sul buon sentiero molti non per
anco troppo corrotti, che per le subornazioni di quei miserabili
si sono lasciati incautamente sedurre” (par. 53).
Pubblicato il 09 agosto 2016

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