di Giuliano Guzzo
In passato si sono formulate molte ipotesi senza che nessuna, però, abbia portato alle conclusioni sperate. Si è cioè partiti dalla teoria, ma una volta davanti alla Sindone si è riscontrata l’impossibilità di una spiegazione concreta. C’è anche chi, in questi anni, ha provato a realizzarne una copia, come il dottor Luigi Garlaschelli, chimico e docente di chimica organica all’Università di Pavia, il quale – pur non avendo mai studiato direttamente il celebre sudario – si è reso autore di un manufatto che però ha sollevato molte perplessità, a partire dalla mancata verifica del suo lavoro: sarebbe stato interessante farlo esaminare da altri per vedere, per esempio, se anche l’immagine da lui ricavata, al pari di quella della Sindone, resista a 25 solventi da laboratorio. Al momento, però, pare non siano ammessi controlli “esterni”. Peccato.
Tornando
al Sacro Lino, se da un lato non sappiamo come sia stata realizzata,
dall’altro possiamo serenamente affermare che è assai inverosimile che
sia – come alcuni seguitano a ritenere – un falso medievale. Prima di
vedere perché, ricordiamo che è provato come abbia ospitato un cadavere
insanguinato. Lo provano le numerosissime ferite, il test positivo
dell’emocromo, della bilirubina [1], della cianoemoglobina,
dell’albumina, la dimostrazione dell’esistenza di proteine [2] nonché la
verifica della fibrinolisi interrotta dopo 36-40 ore [3]. Del sangue
rinvenuto abbiamo anche l’identificazione: gruppo AB [4]. Chiunque
fosse, l’uomo della Sindone venne quindi torturato. Ragion per cui chi è
per la datazione medievale del sudario non può che supporre che il suo
autore si sia procurato il cadavere di un uomo crocifisso, impresa
tutt’altro che scontata nel Medioevo, oppure che lo abbia crocifisso con
le proprie mani. Inoltre il misterioso uomo medievale – secondo questa teoria – avrebbe dovuto, anticipando l’invenzione del microscopio, aggiungere sul telo svariate decine di elementi invisibili a
occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura,
aragonite e altro ancora; avrebbe dovuto conoscere la fotografia,
inventata la XIX secolo – perché la Sindone è un’immagine in negativo;
avrebbe dovuto pure saper distinguere tra circolazione venosa e
arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado
di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la
vita e in altri con sangue post-mortale. Insomma, il falsario della
Sindone avrebbe dovuto essere un gigante della scienza, un genio assoluto; un genio del quale, stranamente, non si ha la benché minima traccia storica. Una teoria, converrete, piuttosto curiosa. Del
resto la stessa datazione medievale – la datazione al Carbonio 14
eseguita nel 1988 per la quale il sudario risalirebbe al periodo fra il
1290 e il 1360 – presenta non poche lacune.
Al di là di numerose anomalie procedurali che non stiamo qui a
ricordare, i “dati grezzi” degli esami, per esempio, vale a dire le
cifre di base che sono servite a stilare il rapporto, a dispetto di
numerose richieste non sono mai stati resi pubblici.
Senza dimenticare quanto affermato dal chimico Raymond N. Rogers, uno
dei maggiori esperti a livello internazionale in analisi termica, che ha
individuato nella zona in cui è stato prelevato il campione per quella
datazione delle inserzioni di rammendo invisibile con filo di cotone,
probabilmente questo sì di origine medioevale, arrivando ad dire: «La data emersa dall’esame al radiocarbonio non è da considerarsi valida per determinare la vera età della Sindone».
Ma
cosa sappiamo, allora, di questo lino di 4,4 x 1,13 metri? Anzitutto
che è un prodotto filato a mano e che mostra le caratteristiche di
tessuti antichissimi risalenti I secolo d.C, come la torcitura «Z»,
tipica dell’area siro-palestinese dell’epoca di Cristo [5]. Grazie alle
ricerche di Max Frei Sulzer [6], esperto in microtracce e criminologo
di fama internazionale, sappiamo poi che il sudario contiene granuli di
polline – come il Zygophyllum dumosum – assenti in Europa e abbondanti nei
sedimenti del Lago di Genezareth e del Mar Morto. Dunque certamente la
Sindone è stata sui luoghi dove visse Gesù. Sappiamo che il sudario – ne
accennavamo poc’anzi – ha certamente avvolto il cadavere di un uomo le
cui caratteristiche presentano impressionanti analogie con quella che è la cronaca evangelica della crocifissione e della sepoltura.
Infatti,
oltre a presentare le ferite su mani e piedi tipiche dei condannati
alla crocifissione (come Gesù), l’uomo della Sindone deve aver subito –
stando a quel che “racconta” il sudario – oltre cento colpi di flagello
(come Gesù), presentava una ferita al costato (come Gesù: Gv. 19, 34), a
giudicare dalle ferite al capo indossava una corona di spine (come Gesù), rimase disidratato (come Gesù: Mt. 27,48; Mc 15,36), e come appurarono gli scienziati americani dello STURP nel 1978 non rimase più di quaranta ore avvolto in quel sudario (come Gesù). E qui inizia un nuovo mistero: come uscì il
cadavere dalla Sindone? Come venne estratto? Non vi sono segni di
trascinamento, come se fosse scomparso, imploso, dissolto. Un mistero,
questo, che rimarrebbe tale anche nell’ipotesi – piuttosto incerta, abbiamo visto – di una effettiva datazione medievale della reliquia.
Mistero che non può – sommato alle numerose analogie che abbiamo ricordato fra Sindone e cronaca evangelica – che portare anche lo scettico ad ammettere che «quando
gli indizi si moltiplicano, concordano fra loro e confluiscono verso
una conclusione, si fa strada una ragionevole certezza» [7]. Anche
perché, allo stato, l’ipotesi che pare più accettabile per spiegare la
formazione dell’immagine della Sindone è quella, impensabile
nell’antichità, della radiazione ultravioletta (UV), la sola – ha
spiegato il prof. Di Lazzaro dirigente presso il Centro Ricerche Enea di Frascati –
in grado di colorare un tessuto di lino in modo similsindonico. Fermo
restando, comunque, che un’immagine come quella della Sindone,
specificano gli studiosi dell’Enea, rimane «ad oggi impossibile» da «ottenere in laboratorio» [8].
Per
concludere, sappiamo che la Chiesa non si è mai pronunciata
sull’autenticità della Sindone – anche se Papa Ratti (1857-1938), ad
esempio, si disse persuaso «dell’autenticità» [9] – e quindi a
nessuno, nemmeno fra i cattolici, è chiesto di venerarla. Tuttavia ciò
nulla toglie, soprattutto alla luce delle cose sopra ricordate e che fra
l’altro rappresentano solo una parte delle
curiosità della Sindone, al fascino di questa reliquia misteriosa.
Misteriosa perché non sappiamo precisamente da dove venga. Perché non
sappiamo chi, se non Gesù, possa aver avvolto. Misteriosa perché, per le
caratteristiche che presenta, non dovrebbe neppure esistere. Lo
studioso J.Jackson ha detto: «Sulla base dei processi fisico-chimici
fino a oggi conosciuti, avremmo motivo di dire che l’immagine sindonica
non può esistere, ma essa è reale» [10]. Come reale, e concreto, è il nostro stupore per quel volto sofferente. Che non parla, eppure ci dice tutto.
Note:[1] Cfr.Adler A. Aspetti fisico chimici delle immagini sindoniche in Sindone, cento anni di ricerca, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma 1998, pp. 165-184; [2] Cfr. Esame di Heller ed Adler, 1978; [3] Cfr. Esame di Brillante – Baima Bollone, 1982; [4] Cfr. Baima Bollone, Indagini identificative su fili della Sindone – Giornale dell’Accademia di Medicina di Torino, n. 1-12, 1982, pp. 228 – 239; [5] Cfr. Marinelli E. La Sindone. Il mistero di un’immagine, I Quaderni del Timone, Edizioni Art 2007, p. 15; [6] Cfr. Frei M. in La Sindone, Scienza e Fede. Atti del II Convegno Nazionale di Sindonologia, Bologna 1981, Clueb, pp. 277-281; [7] Moroni M. – Barbesino F. Apologia di un falsario, Maurizio Minchella, Milano 1997, p. 5; [8] Di Lazzaro P. – Murra D. – Santoni A. – Nichelatti E. – Baldacchini G. Riassunto dei risultati ottenuti presso il Centro ENEA di Frascati negli anni 2005 – 2010, RT/2011/14/ENEA; [9] Ratti A. cit in Fossati M. Pio XI e la Santa Sindone cit. in. Cappi M. Tutto sulla Sindone, Edizioni Messaggero Padova 1997, p. 319; [10] Jackson J. in «Famiglia Cristiana», 6/11/1983, n. 44.
http://giulianoguzzo.com/2014/04/19/il-mistero-della-sindone-2/
Pubblicato il 20 aprile 2015
approfittando della visibilità mediatica il cardinale nella predica ne ha approfittato per insultare salvini. incoprensibile. questi pastori li sento tanto troppo lontani. vivo a torino e tra l'altro da quando ha rivinto la sinistra i rimborsi regionali per le scuole cattoliche sono ancora bloccati. su questo tutto tace. luca
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