di Fabrizio Cannone
Il documento più attuale
dell’immenso Magistero morale di Giovanni Paolo II è probabilmente l’enciclica Evangelium vitae, pubblicata a Roma il
25 marzo del 1995, esattamente 20 anni fa.
In questi 20 anni la società
italiana, europea e mondiale hanno vissuto moltissimi fatti, episodi ed
accadimenti che di sicuro confermano l’aspetto “profetico” di quell’importante
documento. 10 anni fa del resto si concludeva il Pontificato di Papa Wojtyla e
iniziava quello non meno cruciale di Benedetto XVI, eletto Vicario di Cristo nel
2005. Ora da quasi due anni è stato chiamato Francesco a governare la Navicella
di Pietro.
Nel mondo purtroppo, e
soprattutto in quel mondo occidentale che fu cristiano, il tema della difesa
della vita è divenuto ora assai più fondamentale di quanto non lo fosse 4
lustri fa: la lotta accanita dei poteri forti e dei gruppi internazionali contro
il diritto naturale e la vita umana, in nome dell’ineffabile ideale del
“progresso storico”, continua e sembra essere approdata ad un punto di non
ritorno.
L’enciclica di Giovanni Paolo II indirizzata
a tutta la Chiesa assume oggi un valore di immane portata etica, antropologica
e perfino “politica”. In un modo oggi ancora più evidente di 20 anni fa, il
documento pontificio delinea una lotta all’ultimo sangue tra le forze della luce e le forze delle tenebre, i custodi
dell’ordine, della pace e della vera morale, contro i fautori dell’eversione,
della violenza e dell’inganno. Certo, l’infinita misericordia di Dio che fa
piovere sui giusti e sugli ingiusti, ci fa dire che Dio ama tutti, anche coloro
che (al momento…) si trovano a seguire la via larga del male e del peccato. Ma
la verità non si riflette ugualmente sui vessilli dei due campi che si
contendono la vittoria: essa sta totalmente dalla parte dei difensori della
vita e la luce della verità è completamente assente nei propugnatori
dell’aborto, dell’eutanasia e delle sperimentazioni genetiche.
“Il Vangelo della vita sta al
cuore del messaggio di Gesù” (n. 1), dichiara in apertura il testo, che
conclude con una splendida invocazione alla Vergine Maria, definita giustamente
“Madre dei viventi”, specie dei “bimbi cui viene impedito di nascere” e degli
“anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà”
(conclusione). La Chiesa, guidata dal Papa e da
Maria, e con l’ausilio di persone di buona volontà (a volte ancora senza una
fede esplicita), sta dalla parte della vita, senza compromessi, dalla parte dei
bambini innocenti, dalla parte degli anziani abbandonati o soppressi, dalla
parte, soprattutto, del bene, della luce e della verità. Il mondo attuale – quello
in cui “larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro
la vita in nome dei diritti della libertà individuale” (n. 4) – sta invece dalla
parte della “cultura di morte” e della “congiura contro la vita” (n. 12). Se il
campo dei buoni forma naturalmente una Chiesa, una comunità d’intenti o una
famiglia d’anime, insomma un esercito del bene guidato da Dio, verità e vita
per antonomasia, il campo dei tristi è tutto intento nella “organizzazione di
un nuovo ordine mondiale” (n. 5). Ordine per modo di dire: sarà il regno del
caos e del pandemonio. Giovanni Paolo II paragona
chiaramente i legislatori abortisti alla figura emblematica di Caino, vile uccisore
del fratello Abele. Ma fa notare il Papa, “Dio interviene a vendicare l’ucciso”
(n. 8). Infatti, checché se ne dica: “Dio
non può lasciare impunito il delitto: dal suolo su cui il sangue è stato
versato, il sangue dell’ucciso esige che Egli faccia giustizia” (n. 9).
Ebbene, come vendicare oggi,
seguendo lo spirito di san Giovanni Paolo II, i milioni e milioni di Abeli
trucidati negli ospedali pubblici delle democrazie relativiste, dai nuovi
maledetti Caini? Come ricordare all’umanità di oggi, la quale “offre uno
spettacolo davvero allarmante” (n. 17), il fatto che esistono “peccati che
gridano vendetta al cospetto di Dio” (n. 9), come anzitutto l’aborto
volontario?
Ebbene, Dio alcuni anni fa pare
aver suscitato ex nihilo, come ama fare Lui, la Marcia per la Vita, per svolgere questo ruolo di giustizia e di
santa “vindicatio”. Essa non si propone anzitutto di abrogare la legislazione
abortista, benché questo ovviamente sia sempre stato tra i suoi dichiarati scopi
di fondo. La Marcia, che in 4 edizioni (di cui 3 a Roma, capitale della
cristianità) ha già mobilitato oltre 100.000 persone, vuole tenere accesa la
speranza di un mondo migliore, più giusto, più sano, più pacifico e più
prolifico dell’attuale. Nella temperie culturale della contemporaneità,
caratterizzata più che mai dalla “dittatura del relativismo” (Benedetto XVI), i
marciatori per la vita desiderano costituire quell’avanguardia di bene che
desta le coscienze, che sprona i buoni alla resistenza morale e sociale (e
prima di tutto interiore) davanti all’invasiva cultura di morte propagandata
per ogni dove dai mass media e dai centri del potere.
Costituire un’avanguardia
cosciente e critica, staremmo per dire rivoluzionaria, significa come ha detto
varie volte ai giovani Papa Francesco, andare contro la limacciosa corrente del
mondo, anche di quel mondo cattolico, in preda allo sterile “progressismo
adolescente” e alla contraddittoria “mondanità spirituale”. Significa anche,
citando papa Ratzinger, essere una “minoranza creativa” e vigile, che nei
flussi e riflussi della storia, sa mettere un punto fermo e solido di bene:
qui, ovvero sopra la vita innocente degli infanti, non si passa! Noi tutti che
sin dal primo anno abbiamo avuto la gioia e la grazia di collaborare alla
Marcia possiamo e dobbiamo dire, all’iper-diviso mondo cattolico, che uniti si vince: uniti tra noi certo, ma
anzitutto uniti alla verità, al bene, al Vangelo che sta ben al di sopra del
tempo, dello spazio, dei “posizionamenti” e delle involuzioni della modernità. Certo, tutte le battaglie
pubbliche possono essere condotte meglio di come vengono condotte ora. Ed è anche
vero che i mezzi e i modi della lotta politica cattolica sono variabili e
contingenti, e dunque opinabili. Resta il fatto, credo visibile a tutti, che la
Marcia per la vita, nel suo piccolo ha segnato, già dal suo sorgere l’inizio di
un nuovo inizio. La nascita di una nuova modalità d’azione nella difesa della
vita umana, già prima di noi intrapresa dal Movimento per la vita, dai CAV e
dallo stesso importantissimo magistero pontificio ed episcopale, teso ad
illuminare le coscienze. Però il marciare a viso scoperto, a Roma, dinanzi si
può dire al Vicario di Cristo e Custode di Abele e ai massimi vertici del Partito
di Caino, ha rappresentato un fatto storico di cui nessuno dei validissimi
iniziatori della Marcia all’inizio aveva pienamente misurato la valenza. Tempus fugit: il tempo per discutere e per confrontarsi, anche con
vigore, c’è e ci sarà sempre. Il tempo della lotta invece non sempre è con noi.
Si tratta di un tempo che come una grazia inattesa va colto al volo senza
troppi distinguo e troppi ragionamenti (basta questo: l’aborto è male; la
Marcia lo combatte e lo esecra; quindi la Marcia è bene). Quante volte
rischiamo invece noi cattolici di mettere il nostro gruppo, la nostra scuola di
pensiero, le nostre pur legittime vedute davanti ai principi assoluti della
verità e del bene, principi assolutamente non negoziabili e che perciò sono
fondativi di ogni azione politica nel senso alto del Vangelo.
Il 10 maggio 2015, la Marcia per
la vita si snoderà nella cornice unica della primavera romana, da Castel s.
Angelo sino alla Bocca della Verità… Quale migliori segni propizi dell’Angelo
che annuncia la vittoria futura che stiamo preparando tutti assieme, ciascuno
col suo stile e le sue doti, e la verità di cui migliaia e migliaia di uomini e
di donne quei giorni saranno veramente la bocca?
Uniti dunque a Roma, per la vita
senza compromessi!
Pubblicato il 13 marzo 2015

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