di Giuliano Guzzo
Si può privare un bambino del diritto di avere un padre? In Svezia
pensano di sì e pare siano decisi, entro l’anno, a discutere una
proposta finalizzata ad estendere il ricorso alla fecondazione
extracorporea anche alle donne single. Per
simulare attenzione verso i diritti del figlio – e per depotenziare
parzialmente la gravità di una simile pratica, che verrà salutata come
l’ennesimo trionfo dell’autodeterminazione femminile – probabilmente si
sottoporranno le aspiranti madri single, che potrebbero essere 2.000
l’anno, all’esame di medici che avranno il compito di verificare quali
di queste saranno in possesso dei requisiti per diventare genitori
affidabili. Nella speranza che detta proposta non divenga mai realtà –
ed anche sorvolando sui pericoli della fecondazione in vitro, che per i
figli comporta rischi quali parti prematuri (Hum Reprod Update, 2013), malformazioni (Int J Fertil Steril, 2013) basso peso e conseguenti rischi di mortalità (Hum Reprod, 2013) – le considerazioni critiche che sorgono spontanee rispetto alla stessa sono almeno tre.
La prima riguarda il paradosso di affidare l’autorizzazione che
sottrarrà a dei bambini la possibilità di avere un padre a dei medici,
vale a dire a persone consapevoli di come l’assenza della figura
paterna sia elemento destabilizzante, tanto è vero che tra i fanciulli
provenienti da famiglie senza padre si conta il 63% dei suicidi
giovanili (US Dept. of Health & Human Services, Bureau of the Census), il 71% delle adolescenti incinte (US Dept. of Health & Human Services), l’85% dei soggetti che mostrano disordini del comportamento (Center for Disease Control), il 75% dei pazienti adolescenti presso i centri per abuso di droghe (Rainbows for all God`s Children) e l’85% della gioventù rinchiusa in prigione (Fulton Co. Georgia jail populations Texas Dept. of Corrections).
Possono dunque dei medici, senza tradire la propria deontologia,
rendersi corresponsabili di un fatto grave com’è la sottrazione
preventiva del sacrosanto diritto di un figlio ad avere un padre? Si
ribatterà che la madre single potrebbe trovare anche un partner.
D’accordo, ma – a parte che non si tratterebbe comunque del padre
biologico – se ciò non accadesse?
Il secondo elemento critico concerne il fatto che già oggi – anche in
assenza della proposta che la Svezia pare intenzionata a discutere – si
registra una preoccupante crescita del numero di figli destinati a
crescere senza padre. In una grande capitale europea come Berlino, per
esempio, ben 134.000 nuclei familiari su 430.000 (quasi un terzo!)
risultano già oggi, purtroppo, composti da ragazze madri sole con il
loro bambino (Cfr. Repubblica, 20/4/2011) e negli Stati Uniti,
per facilitare ai figli che la ignorano la possibilità di conoscere
l’identità dei loro genitori ed in particolare quella dei loro padre,
sono arrivati a pensare iniziative come la grottesca eppure utile “Who’s Your Daddy”, camper che, mediante apposito test del Dna, offre on the road
la possibilità di scoprire o comunque provare a scoprire l’identità
genitoriale. Ha quindi senso, dinnanzi ad un quadro di frammentazione
affettiva già così vasto nella sua gravità, peggiorare la situazione
prevedendo la possibilità, per l’appunto, a donne single di concepire un
figlio senza che questi abbia un padre?
L’ultima considerazione, di carattere più generale, mira a
sottolineare come il vero bersaglio di ogni presunto progresso civile –
dal “divorzio breve” alla parificazione fra coppie sposate e coppie di
fatto, dall’utero in affitto alla futura, probabile fecondazione estesa
alle donne single – coincida puntualmente con la marginalizzazione e con
la frammentazione dell’unicità familiare. No signori, qui non si tratta
di un oscuro complotto: è molto peggio. Questa è ormai una guerra
aperta, che si combatte alla luce del sole piegando sistematicamente il
diritto al desiderio, l’ordine naturale al disordine artificiale. Mario
Adinolfi, la cui coraggiosa battaglia sta risvegliando dal torpore tanta
gente, da mesi ripete «Voglio la mamma». E fa bene, anzi
benissimo. Ma ricordiamoci che la sua, la nostra battaglia è anche
quella per i tantissimi figli a cui viene e verrà sempre più negato il
diritto di avere quel padre che magari subito non cercano con la stessa
tensione con cui bramano il seno materno, ma del quale hanno
fondamentale bisogno; la sua, la nostra battaglia è anche questa: «Voglio il papà».

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