Concediamoci una breve digressione estiva sul battimano in chiesa e durante la sacra Liturgia. Mi limito a prendere spunto dalla parola di due buoni pontefici, commentando peraltro frasi più che celebri.
Il primo dei due testimoni è già santo: Giovanni XXIII. Noto il suo intervento ad Ostia, quando rispose ai battimani festevoli di popolo e clero, dicendo: «Sono molto contento di essere arrivato sin qua, ma, se vi debbo esprimere un desiderio, è quello che in chiesa non gridiate, non battiate le mani e non salutiate neanche il Papa, perché templum Dei templum Dei. Ora, se voi siete contenti di trovarvi in questa bella Chiesa, immaginate se non è contento il Papa di vedere i suoi figlioli, ma, appena li vede i buoni figliuoli, mica batte loro le mani in faccia. E questo che sta davanti a voi è il successore di san Pietro».
Viva la franchezza, che dunque non si
contrappone alla bontà. In poche parole il Papa ci insegna molte
cose. Anzitutto indica che il battimano è un gesto grezzo, un
“battere le mani in faccia” ad altri. Ora, la Chiesa è fatta
soprattutto di e per i piccoli, ma è antico e bellissimo uso che la
Chiesa questi piccoli cerchi da sempre di nobilitarli ed educarli fin
nel loro lato più secolare e mondano. In secondo luogo il battimano
risulta un atto umano troppo umano, al punto da indurre a salutare
l'uomo di Chiesa, però dimenticandosi del Padrone di casa: Dio; e
invece dobbiamo sempre ricordarci che siamo nel Suo Tempio per
adorare la Sua presenza. Tenendo conto del fatto che accorgerci di
questa presenza è quanto di più difficile ci sia, distrarsene è
quanto di più facile! Infine è bello l’inciso del Papa “e
questo che sta davanti a voi è il successore di san Pietro”: quasi
a mostrare come l’apparato cerimoniale che la tradizione ci
tramanda, decisamente volto a sottolineare l’importanza del Romano
Pontefice, intende precisamente con ciò esaltare la missione del
Papa, quella cioè di condurci a Dio e di insegnarsi a lodare sempre
e solo il nostro Creatore. Fraintendere questo aspetto nuoce allo
spirito del cattolicesimo.
Veniamo ora al secondo contributo, è
quello trito e ritrito (ma non molto applicato) del card. Ratzinger,
non ancora santo: «Là, dove irrompe l’applauso per l’opera
umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è
del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita
con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso».
Il card. Ratzinger illustra una
ulteriore inadeguatezza del battimano in chiesa: non è liturgico.
Come spiegarlo? Forse perché, per dirla con Roberto Calasso, esso
risalirebbe al clamore che accompagnava gli antichi sacrifici umani? O
appunto perché, e rimaniamo sulla scia del Papa buono, in esso si
riconosce un gesto grezzo che mette al centro l'uomo e non Dio? Non
basta. Il punto è che in esso vediamo il gesto dello spettatore da
cinema o da teatro, mentre nella liturgia tutti siamo chiamati ad
actuosa participatio, a divenire compartecipi del Mistero, a
immedesimarci cioè nel sacrificio di Cristo, a prendere la Croce.
Paradossale, vero? Quell’applaudire che a detta di molti
contribuirebbe a una partecipazione del popolo, in realtà lo
esautora dall’unica e degna participatio che la sacra
Liturgia vorrebbe offrirgli.

Concordo pienamente!
RispondiEliminaAnch'io...ma non vedo l'intervento di Domenico Ecumenico.... Quando l'argomento non gli conviene si eclissa? O forse considera le parole di San Giovanni XXIII un attentato alla maestà di Papa Francesco, tanto amante del battimani?
Elimina