Se per caso vi capiterà di vedere i calciatori della Nazionale indossare in blocco
lacci color arcobaleno, non preoccupatevi: semplicemente, la FIGC ha aderito alla campagna anti-omofobia lanciata dal sito internazionale di scommesse Paddy Power (sic!). Già
alcuni calciatori, come Dessena del Cagliari e Moscardelli del Bologna, avevano
manifestato a titolo individuale il loro sostegno verso la causa
omosessualista; ora sono le massime istituzioni pallonare a scendere in campo
per consacrare l’iniziativa.
Sembrerebbe un fatterello da niente,
invece è un importante segno dei tempi che corrono. Fa il paio con una notizia
proveniente dagli States, dove la Lockheed Martin, gigante dell’industria degli
armamenti, ha annunciato il taglio delle proprie donazioni ai boy scout
statunitensi, data la loro policy contraria alla presenza di omosessuali
dichiarati tra i capi. La capacità di penetrazione dell’ideologia
omosessualista, o per meglio dire l’influenza della lobby gay, è dunque tale da
coinvolgere persino il potentissimo complesso militare-industriale a stelle e
strisce e il suo equivalente italiano, ossia l’industria del pallone (e delle
scommesse).
In Italia la c.d. “legge
anti-omofobia” sta suscitando una durissima battaglia politica e culturale, da
parte di chi comprende il suo carattere ideologico e intravede il suo vero
obiettivo, cioè la piena legittimazione dell’ideologia del gender. Questo è
sempre stato il significato della bandiera arcobaleno, che Abete e i suoi
compari vogliono ora far indossare in massa ai giocatori della Nazionale. E’
inaudito e gravissimo che istituzioni sportive che dovrebbero mantenersi assolutamente
neutre rispetto allo scontro politico, e addirittura simboli dell’intero Paese come la
Nazionale di calcio, scendano in campo sostenendo una discutibile visione
ideologica, condivisa peraltro da una minoranza dei cittadini italiani.Ci troviamo oramai al cospetto di una vera e propria dittatura del politicamente corretto, che prelude a esiti totalitari, a vere e proprie forme di culto pubblico della menzogna. Come ha scritto Maurizio Blondet, nei confronti di tali superdogmi del tempo presente rimane solo la libertà “di parlarne bene, di mostrare di crederci, di compiere gli atti rituali che manifestino la fede in pubblico”. E’ il nuovo Depositum fidei, bellezza, e in questo caso non ci saranno Concili Vaticani II a prescrivere la “medicina della misericordia”, ma solo roghi (oggi mediatici, domani chissà) per gli eretici impenitenti.
Non è la prima volta che capita:
è già successo con i totalitarismi del XX secolo, ma anche con l’ideologia
della Rivoluzione francese, in particolare nei suoi caratteri antireligiosi,
che si erano fatti strada già nel corso del Settecento. Scrive Tocqueville
nell’Antico Regime e la Rivoluzione, con parole che suonano attualissime:
“Quelli che negavano il cristianesimo alzavano la voce e quelli che vi
credevano ancora tacevano; accadde quanto abbiamo visto accadere spesso da
allora, e non soltanto in fatto di religione, ma in ogni altra materia. Gli
uomini che serbavano l’antica fede temettero di essere soli e, temendo più
l’isolamento che l’errore, si unirono alla folla pur senza pensare come essa.
Per tal modo quello che non era ancora se non il sentimento di una parte della
nazione parve l’opinione di tutti; da allora apparve irresistibile anche agli
occhi di coloro che le davano falsa apparenza”. Sembra di vederli, i Buffon, i
De Rossi, i Chiellini, pronti a indossare i lacci arcobaleno, ad adeguarsi in silenzio alla banalità del Male per il timore di
apparire fuori moda, per la paura di non uniformarsi al conformismo imperante e
di essere così esposti alla pubblica disapprovazione, all’isolamento, o peggio.
Si avverte la tragica mancanza di
un’elite politica, culturale, anche religiosa, in grado di parlare fuori dal coro, di
aggregare attorno a sé la maggioranza che tace, posta sotto lo schiaffo del
ricatto morale, e dare ragione della propria visione del mondo. Possibile che nessun ministro, parlamentare, Vescovo, abbia da obiettare nulla rispetto a una notizia del genere? Siamo arrivati già a un tale livello di intimidazione intellettuale? Di tutte queste
mancanze, delle omissioni di quella che dovrebbe essere la classe dirigente, la
storia presenterà il conto.
C’è poi la questione meno
drammatica, ma non per questo meno seria, relativa al mondo del calcio in sé
considerato. I signori della Federazione aderiscono alla campagna
omosessualista in nome della “sensibilità e [del]l'impegno civile” che da
sempre contraddistinguerebbero la gestione del calcio italiano. Non si sa se
ridere o piangere. Sono proprio loro a dirlo: i burocrati del pallone, i
parassiti che hanno trasformato il gioco più bello del mondo in puro business, spesso
corrotto, che hanno cancellato la passione, la goliardia, i colori e lo
spettacolo del tifo. Loro che, insieme alla politica, hanno trasformato i
tifosi in cavie su cui sperimentare sospensioni di diritti, anche
costituzionalmente garantiti; che insieme agli Amato e ai Maroni – la Lega
Nord, insieme a certi partiti sedicenti “liberali”, non si vergognerà mai
abbastanza per una tale porcata – hanno imposto ai supporter la Tessera del
Tifoso e continuano a accanirsi su di loro con infiniti altri intralci, con un
sadismo da pervertiti, da personalità mentalmente disturbate. Da questi abissi
di stupidità è venuta ultimamente pure la trovata di punire la c.d.
“discriminazione territoriale”: gli sfottò tra tifoserie, nell’Italia dei mille
campanili, sono divenuti ora materia criminale, da sanzionare con la chiusura
di interi settori degli stadi. Presto questi stessi idioti ci imporranno di
censurare la Commedia dantesca, laddove si apostrofa Pisa come “vituperio delle
genti”, o di sanzionare penalmente detti e usanze del folklore italiano. Così sono
stati ridotti il calcio e il costume del Belpaese da questa nomenklatura di
amebe, senza intelligenza e senza fantasia. C’è forse da stupirsi che,
in nome dei “valori sociali che lo sport deve rappresentare”, ora sventolino
orgogliosi la bandiera arcobaleno?

Ma possibile che non ci sia uno, dico uno, dei tesserati che si ribelli al ricatto della dittatura delle lobby sodomitiche? Che abbia il coraggio, etico e politico, di denunciare l'aberrante apologia della perversione? E' purtroppo la dimostrazione che la malvagità trionfa non solo per la violenza che esercita, ma soprattutto per la viltà, l'ignoranza e l'ignavia delle cosiddette "persone normali". Sono consapevole del clima di feroce intimidazione si è instaurato verso chi ancora crede della morale naturale (il caso Barilla, e non solo, docet), ma vivaddio, si tratta di difendere le nostre famiglie e il nostro futuro.
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