di Marco Mancini
Sta per essere trasferita
altrove (o cremata), dunque, la salma di Enrico De Pedis, detto Renatino
(Dandi per i fan del film e della serie “Romanzo criminale”), esponente della
banda della Magliana, ammazzato nel 1990 e sepolto all’interno della Basilica
romana di Sant’Apollinare.
Al fatto, pubblicamente emerso nel 1997, aveva dato risalto una puntata di “Chi l’ha visto?” di qualche anno fa, legandolo alla misteriosa vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi, nella quale De Pedis sarebbe stato implicato, stando anche alle dichiarazioni, di dubbia attendibilità, della sua ex-amante Sabrina Minardi.
Nel marzo del 1990, un mese dopo
l’uccisione di Renatino, il rettore della Basilica mons. Piero Vergari, che lo
aveva conosciuto durante una sua visita in carcere, attestò che il defunto si
era prodigato nell’ultima fase della sua vita in numerose opere di carità a
beneficio dei poveri e in iniziative di formazione cristiana per i giovani. Per
questo, sulla base del desiderio espresso dalla moglie, chiedeva che la sua
salma potesse essere inumata all’interno di Sant’Apollinare, ottenendo una
pronta risposta positiva dal card. Ugo Poletti, che ricopriva gli incarichi di
Vicario della Diocesi di Roma e presidente della CEI.
Quando la bomba era deflagrata
per la prima volta con una certa intensità, cioè nel 2005, il Vicariato di Roma
rilasciò un sintetico comunicato, giudicando infondate le voci sul legame tra la
sepoltura di De Pedis e il sequestro della Orlandi e ritenendo, in ogni caso,
di non “dover
procedere all'estumulazione, stante l'autorizzazione concessa dall'allora
cardinale Vicario, oltre che per il rispetto che comunque si deve a ogni
defunto”.
Nelle settimane scorse, dopo le
nuove indagini della magistratura e la riapertura del caso, Padre Lombardi si è
espresso invece in termini differenti: ha ribadito che il Vaticano non ha nulla
da nascondere sull’affaire Orlandi,
ma riguardo a De Pedis ha anche osservato come “da
parte ecclesiastica non si frappone nessun ostacolo a che la tomba sia
ispezionata e che la salma sia tumulata altrove”. Detto, fatto: mentre la
magistratura della capitale ha provveduto a esaminare il sepolcro con
esiti piuttosto deludenti, anche se già prima nessuno si illudeva “di
trovare qualcosa che sia riconducibile alla Orlandi” (a che pro, dunque?), è
questione di giorni perché venga assegnata alla salma di Renatino un’altra
sistemazione.
Questi sono i fatti, che fanno
sorgere alcune riflessioni. Enrico De Pedis era un criminale efferato, eppure è
stato un benefattore della Basilica di Sant’Apollinare (a detta di Padre
Lombardi, senza alcun misterioso retroscena). Egli ha vissuto per lunghissimi
anni come se Dio non esistesse, eppure pare abbia espresso il desiderio di
essere sepolto nella cripta di una Basilica. Ricorda quei nobili del Medioevo
che, dopo una vita di violenze e di bagordi, decidevano di donare in tutto o in
parte il frutto delle loro malefatte alla Chiesa e di morire indossando l’abito
di qualche ordine monastico, sperando nella misericordia del Signore. Come i
signorotti feudali, presero a comportarsi così anche banchieri ed usurai:
Enrico degli Scrovegni, figlio di Reginaldo, decise di espiare le colpe del
padre attraverso la costruzione della celebre cappella, affrescata da
Giotto.
Tutto questo, che nel Medioevo
appariva perfettamente normale, oggi dà scandalo. La Chiesa conserva ancora i
resti di una concezione della giustizia che non è di questo mondo: è quella del
lasciare che il grano e la zizzania crescano insieme (Mt 13, 24-30), della
coscienza che “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio”
(Mt 21, 31), del diritto d’asilo applicato ai criminali. Questo la rende oggi
estremamente fragile e vulnerabile, esponendo il suo fianco agli attacchi di un
mondo secolarizzato che non riesce più, anche comprensibilmente, a capacitarsi
di taluni atteggiamenti, giudicati ambigui e scarsamente trasparenti. Ed è
difficile stabilire con esattezza quanto tali resti siano l’ultima, negativa
eredità di un’epoca rozza ed oscura, o quanto invece costituiscano il portato
di una saggezza millenaria, che conosce la misteriosa e indicibile mescolanza
di bene e male presente nel cuore umano e rifugge dai comodi schematismi. Sia
come sia, pare che la Chiesa di Roma abbia deciso di scrollarseli di dosso,
perché essi rischiano di farla apparire poco presentabile agli occhi degli
uomini di questo tempo.
In tutto questo, però, il rischio
è quello di dimenticare uno dei precetti che ha contraddistinto la nostra
civiltà sin dai tempi di Virgilio, con buona pace del necrofilo Veltroni:
parce sepulto (Eneide III, 41), abbi
pietà per il defunto. Requiescant in pace:
è un auspicio che vale per l’aldilà, ma anche qui sulla terra. Vale – o sarebbe
dovuto valere – anche per Renatino.
Pubblicato il 17 maggio 2012

Non mi pare proprio che la riesumazione della salma abbia dato esiti deludenti,visto che sono state trovate le ossa di un'altra persona.
RispondiEliminaGianni
Non sono state affatto trovate ossa "di un'altra persona". Nella cripta dove era sepolto De Pedis è stato trovato un ossario, con ossa risalenti probabilmente all'età pre-napoleonica.
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=hILBRfdOgyo&feature=player_embedded
RispondiEliminaa me dispiace, ma indagare l'ex rettore dell'Apollinaire non porterà a nulla, sembra più una mossa mediatica, tra l'altro a parecchi anni di sitanza. Mi dispiace per quella povera ragazza e per la sua famiglia.
sì, il problema è che De Pedis non è morto mentre in cilicio stava percorrendo la scala santa. E' morto in un regolamento di conti, mentre si trova a gestire i suoi affari, a cavallo tra l'illecito ed il lecito (lecito comunque provente di riciclaggio)
RispondiEliminaComunque sono contento che a seguito di questa vicenda la carogna di "Renatino" venga spostata in un luogo più adatto.