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13 gennaio 2017

Il vescovo e l'imperatore: la resistenza cattolica di Sant'Ilario di Poitiers


di Alfredo Incollingo

La Chiesa Cattolica cresce paradossalmente nella persecuzione e nei momenti di smarrimento. E' in questi frangenti che i giusti e i santi si differenziano dai malvagi. Questi uomini e queste donne hanno salvato il gregge dei buoni e lo hanno guidato nella selva oscura del peccato. Il male fu arginato e la Chiesa resistette agli errori.
Sant'Ilario di Poitiers, dottore della Chiesa, era un pagano, di buona famiglia, che cercò Dio nel neoplatonismo del IV secolo. Insoddisfatto, si accostò alla Bibbia e riconobbe in Cristo la verità che andava cercando in vane dottrine. Si convertì al cattolicesimo in età ormai adulta, dedicandosi alla vita ecclesiale, nonostante avesse già una famiglia. Il suo zelo nella preghiera e nello studio delle Scritture erano virtù agli occhi degli abitanti di Poitiers che lo acclamarono vescovo nel 353. La sua santità crebbe e il suo nome era la garanzia di certezza nello smarrimento dottrinale per le numerose eresie teologiche.
L'arianesimo, che negava la consustanzialità del Figlio e del Padre, era la minaccia che incombeva più di tutte sulla Chiesa Cattolica. A oriente e a occidente i fedeli di Ario crescevano e la verità evangelica rischiava di essere adombrata dall'errore. L'imperatore Costanzo, figlio di Costantino il Grande, intendeva porre fine ai dissidi unificando religiosamente l'impero con l'insegnamento dell'eresiarca alessandrino. Il suo progetto fu ostacolato da due vescovi: Atanasio d'Alessandria a oriente e Ilario di Poitiers a occidente. Questi due leoni non cedettero alle lusinghe imperiali e neanche alle pretese di papa Liberio che, sedotto dalle ricompense imperiali, aveva accettato le volontà di Costanzo, nonostante rappresentasse la Chiesa Cattolica. Dettaglio non trascurabile!
Ilario condusse la sua polemica in diverse opere esegetiche e teologiche, la più nota è il De Trinitate. Si può ben comprendere dal titolo l'argomento trattato: la Trinità che andava difesa dagli errori ariani. Il suo zelo suscitò la resistenza cattolica, ma anche il rancore dell'imperatore. Nel 356 Costanzo e un sinodo nella località francese di Beziers accusarono Ilario di deviazionismo e lo condannarono all'esilio in Frigia (è interessante notare come nel corso della storia i veri eretici accusino i fedeli ortodossi di eresie contrarie alla loro...). Fino al 360 il vescovo rimase in Asia Minore, cogliendo l'occasione per continuare i suoi studi e approfondire il credo niceno. Nel concilio di Seleucia, in Isauria, ottenne il perdono imperiale riuscendo a dimostrare la verità dell'ortodossia cattolica. Ritornò in Gallia e negli anni successivi si impegnò attivamente per diffondere il credo niceno con il supporto dell'imperatore cattolico Valentiniano I e contrastando l'influenza del vescovo ariano Aussenzio a Milano. Morì nella città francese nel 367. La sua verve polemica e la totale adesione all'ortodossia gli hanno permesso di essere riconosciuto nel Cielo dei Dottori nel 1851 per volere di Pio IX, nelle schiere dei grandi teologici che difesero la Chiesa Cattolica dalle eresie.
 

02 maggio 2016

Sant'Atanasio di Alessandria nella dura difesa dell'ortodossia.

di Alfredo Incollingo

I primi secoli della cristianità furono turbati da continui conflitti dottrinali sulla natura di Cristo. Chi era Gesù? Vero Dio o Vero Uomo o entrambe le Sostanze? Era “della stessa sostanza del Padre” o erano due Persone differenti?
Queste domane, naturali per la Chiesa nascente in cerca di identità e dell'ortodossia, infiammarono gli scritti di polemisti, gli imperatori e i fedeli. Scismi e divergenze, spesso seguite da atti di forza, suscitarono gli animi dei cristiani.
In questo marasma di voci e dottrine Sant'Atanasio di Alessandria si erge come il difensore dell'ortodossia cattolica, impegnando tutta la sua vita nella difesa della verità che risiede nel dogma della Trinità.
Sul finire del III secolo Atanasio nasce ad Alessandria d'Egitto, una delle capitali culturali dell'Impero Romano. La città egiziana era rinomata per ospitare una scuola teologica molto fervida e ambiziosa. Mosse i primi passi nel mondo ecclesiastico in questa città, divenendo in pochi anni segretario del vescovo Alessandro. Immediato fu anche il suo coinvolgimento nelle dispute dottrinali che occuperanno poi tutta la sua vita. Partecipò al Concilio di Nicea nel 325, contribuendo ai dibattimenti sull'eresia di Ario.

Ario, anche lui di origini alessandrine, negava la natura “consustanziale” di Cristo. Il presbitero rifiutava l'idea che Cristo fosse della stessa sostanza del Padre: Cristo è stato creato da Dio Padre. Sono quindi due Persone differenti. Atanasio contribuì attivamente nella definizione del dogma della Trinità, rispondendo agli attacchi eterodossi e subendo continui oltraggi.
La proclamazione del Credo Niceno tuttavia non aveva posto fine alle polemiche che continuarono imperterrite. Atanasio affrontò vari scismatici sempre con la lucidità che gli era propria.
Nonostante avesse sconfessato i suoi avversari, costoro riuscirono ad attirare su di lui la disapprovazione dell'imperatore Costantino (con l'accusa di aver rotto la tregua teologica imposta a Nicea). Diversi sinodi lo giudicarono colpevole e, onde porre fine alle sue critiche, fu deposto come vescovo di Alessandria ed esiliato.

A Treviri, dove si rifugiò, continuo la sua polemica nella strenua difesa della Chiesa di Roma e nel dimostrare gli errori delle chiese orientali, ree di avvicinarsi alle dottrine ariane. Subì continue condanne, perpetuate anche da imperatori compiacenti di Ario, e si vide negare dai successori di Costantino la sua riabilitazione a vescovo di Alessandria. Era una figura troppo scomoda che avrebbe causato non pochi problemi all'ordine pubblico.
La situazione migliorò con Costanzo I, molto vicino alla Chiesa di Roma, che reintegrò Atanasio e tutti i vescovi fedeli al Credo Niceno. Alla morte dell'imperatore le tensioni tra le chiese orientali, che avevano quindi in parte abbracciato le tesi di Ario, e la Chiesa di Roma si acuirono. Il protagonista fu il nostro “nemico pubblico numero uno”, Atanasio.
Costanzo II aveva riabilitato i vescovi ariani e aveva colpito con anatemi ed esili i fedeli alla Chiesa di Roma. Atanasio subì processi e condanne per il suo rispetto dell'ortodossia. Condanne, corruzione ai suoi danni e tradimenti non piegarono la tenacia di Atanasio.
Con Giuliano l'Apostata fu indetta una generale tolleranza che permise ai vescovi esiliati di rientrare nelle proprie sedi. Fu così che Atanasio si insediò di nuovo ad Alessandria e convocò un ultimo concilio per sedare le turbolenze dottrinali intorno al Credo Niceno. Morì qualche anno dopo.
La frattura tra la cristianità occidentale e orientale era ormai evidente e irrisolvibile. La stessa azione di Atanasio aveva riscontrato le divergenze dottrinali e sancito la polarizzazione dell'occidente intono alla Chiesa di Roma.
La sua fede, la sua penna chiara e colta e la sua tenacia vennero riconosciute e santificate nel medioevo e nei secoli successivi. Fu proclamato Dottore della Chiesa da San Pio V nel 1578, in un epoca di eresie ed eresiarchi, per rinnovare l'impegno a purificare e a rinnovare la Chiesa di Cristo.