di Marco Begato
“Fu la
tirannide e non il cattolicesimo a impedire lo svilupparsi del capitalismo in Francia
e Spagna e a soffocarlo in Italia e nei Paesi Bassi meridionali. Ironicamente,
forse nella storia non vi furono monarchi più scrupolosi, onesti e instancabili
di Carlo V e del figlio Filippo II. Furono loro a costruire l’impero spagnolo e
a governarlo per più di ottant’anni. Si svegliavano quasi ogni giorno all’alba
e lavoravano in modo diligente all’amministrazione dei loro immensi territori. Se
fossero stati fannulloni o donnaioli, avrebbero arrecato meno danni alle
economie di cui erano responsabili. Invece i sovrani francesi erano
abbastanza pigri e molto meno onesti; eppure, in termini di progresso
economico, sotto il loro dominio la Francia andò meglio della Spagna. Questa è
la più grande ironia: dato un dominio tirannico, una dilagante corruzione
governativa procura gradi di libertà che non esistono sotto tiranni onesti e
scrupolosi”. (R. Stark, La vittoria della ragione, Lindau, Torino 2006, 287-288)
Questa è la
tesi di Stark, che dunque vorrebbe ricondurre l’evoluzione
economico-capitalista a queste condizioni: assenza di tirannide; o, al massimo,
tirannia dissoluta con diffusa corruzione negli apparati amministrativi.
Il tutto,
sempre mantenendo l’assunto principale affermato dal battista Stark: “fu la
tirannide e non il cattolicesimo a impedire lo svilupparsi del
capitalismo”.
È una
citazione sulla quale torno periodicamente e che tengo a mente nel modo di
impostare il mio lavoro quotidiano: un eccesso di controllo e di zelo risulta
deleterio per uno sviluppo cooperativo in un contesto multi-culturale.
Un eccesso
di controllo e di moralità diviene soffocante e controproducente. Inaridisce
l’esperienza quotidiana.
Ora mi
chiedo se tale riferimento possa tornare utile per diagnosticare i problemi del
tempo presente, pur sempre ammesso e non concesso che l’intuizione starkiana
sia corretta.
Siamo
certamente in un tempo di tirannide e di controllo.
Quegli
organismi sorti per favorire la cooperazione dei popoli si sono tramutati in
enti di rigido controllo trans-nazionale, a oltraggio del diritto sovrano dei
popoli e quindi della libertà autentica dei cittadini. La NATO decide se e
quali guerre condurre. L’OMS impone lock-down e vaccinazioni pericolose. La UE interviene a modificare la
cultura dei singoli Paesi (Agenda2030) e prepara la censura mediatica su larga
scala.
Verrebbe
allora da consolarsi, perché sembrerebbe di essere dunque, sì, sotto tirannide,
ma in una tirannide di “donnaioli e fannulloni” (per citare sempre Stark).
È che i
nostri governanti sono proprio andati oltre rispetto ai secoli passati, su
tutto.
I livelli di
controllo cui siamo sottoposti sono saliti in modo vertiginoso.
E i vizi
delle élites dominanti sono piuttosto trasbordati in forme di grave disturbo o
di ritualità negativa, cosicché si parla ormai di politici drogati o votati a Satana (Epstein docet).
Giustamente
dunque da più parti si lancia l’allarme: “Me parece que la humanidad nunca ha
estado en un momento más peligroso que el que vivimos ahora”. (fonte)
Strumenti
troppo potenti, soggetti troppo corrotti, società troppo controllate.
E
ostinatamente in lotta contro l’unica chiave risolutiva: la fede in Cristo
testimoniata dalla Tradizione cattolica.
Dove invece
l’Impero si sottomette alla Croce, la virtù è presupposta al comando e la
libertà è donata ai singoli e vissuta nella varietà dei carismi.
Pubblicato il 10 luglio 2026

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