Di Paolo Maria Filipazzi
5 - Del CSM e del mandarinato
Il Consiglio superiore della magistratura è un organo di alta amministrazione deputato al governo autonomo della magistratura. Il concetto di governo autonomo sta ad indicare che tutte le decisioni sulla carriera di un magistrato (assunzioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità, avanzamenti di carriera etc.) devono essere prese da un altro magistrato. Nulla di meno, nulla di più.
Nell’attuale assetto il Csm è composto da trenta membri elettivi e tre di diritto. I membri elettivi si dividono tra venti membri “togati”, vale a dire magistrati eletti da altri magistrati, e per la precisione tredici giudici, cinque pubblici ministeri e due magistrati di cassazione, e dieci “laici”, vale a dire non magistrati, eletti dal parlamento in seduta comune fra professori di diritto e avvocati con almeno quindici anni di professione all’attivo. Membri di diritto sono il primo presidente della Corte di Cassazione, il procuratore generale presso la Corte di Cassazione e il presidente della Repubblica, quest’ultimo presidente del Csm stesso.
Già in seno all’ Assemblea Costituente erano sorte perplessità circa questo assetto, ben riassunte dall’ espressione dell’onorevole Giovanni Persico, demolaburista e poi saragatiano, che aveva paventato la trasformazione dell’ organo in un mandarinato (nell’antica Cina, i mandarini erano personaggi aventi un potere non soggetto a limitazioni e controllo). Ebbene, è accaduto. Ma come è stato possibile?
6 - Dell’ ANM ovvero del controllo di un soggetto privato su di un organo di rilevanza costituzionale.
L’ Associazione Nazionale Magistrati è un’ associazione privata, al pari di una bocciofila o di una pro loco. Al suo interno è suddivisa in sotto- associazioni, le “correnti”, ognuna con una precisa impostazione ideologia. Per farla breve, si tratta di movimenti politici formati da magistrati.
Questi movimenti non si limitano a concorrere fra loro nelle elezioni interne per gli organi statutari dell’ ANM: sono gli stessi soggetti che presentano i propri candidati alle elezioni per il CSM.
In tal modo il CSM è da sempre soggetto al controllo delle correnti e, in definitiva, dell’ ANM. Questo porta a storture sistematiche sia nelle dinamiche su nomine, promozioni e spostamenti, che di fatto rispondono a criteri di lottizzazione che rispecchiano gli equilibri correntizi in seno al CSM, sia nelle dinamiche dei procedimenti disciplinari, dove l’incolpato verrà giudicato da un collegio alla cui elezione ha partecipato e del cui operato, da elettore, sarà chiamato ad esprimere un giudizio. Il problema del non funzionamento dei procedimenti disciplinari origina da qui.
E’ il motivo per cui, nonostante l’adesione dei magistrati all’ ANM non sia obbligatoria, di fatto, vi aderisce quasi la totalità dei magistrati: chi non è protetto dall’ appartenenza correntizia, è di fatto escluso ed emarginato.
Si va, però, oltre a questo: il CSM, esondando dalle proprie prerogative costituzionali, si è di fatto autoconferito un ruolo di organo di rappresentanza politica, trasformando il concetto di governo autonomo in quello di autogoverno. Questo lo porta a interferire costantemente nel dibattito pubblico prendendo posizione anche riguardo ai disegni di legge in discussione. La legge, in effetti, prevede che il CSM possa essere chiamato ad esprimere pareri su disegni di legge su richiesta del Ministro di Grazia e Giustizia, limitatamente al tema posto dal ministro stesso. Non è questo che avviene: il CSM si esprime costantemente senza che nessuno lo abbia formalmente richiesto e con pareri che non hanno carattere giuridico o tecnico, ma politico.
Sull’azione politica delle procure non crediamo che sia il caso di soffermarsi. Se ne è parlato fino alla nausea e tutti da trentaquattro anni conosciamo questa realtà.
Ecco, allora, dove sta la radice dell’ intervento massiccio dell’ ANM nella campagna referendaria. Il vero problema, il cuore della battaglia, sta nell’introduzione del sorteggio come criterio di selezione dei membri in luogo dell’elezione.
7 - Sorteggio per la libertà
La riforma per cui saremo chiamati a votare prevede che entrambi i due CSM saranno composti da una quota di membri sorteggiati, due terzi dei quali composti da “togati”sorteggiati fra i magistrati e un terzo da “laici”, sorteggiati in una lista predisposta dal parlamento in seduta comune fra professori di diritto e avvocati con almeno quindici anni di attività. A questi si aggiungeranno due membri di diritto: il presidente della repubblica, che presiederà entrambi, il primo presidente della Corte di Cassazione per il CSM giudicante e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione per il CSM requirente
L’ Alta Corte sarà composta da sedici membri: nove togati, sorteggiati fra magistrati con almeno venti anni di attività e che abbiano esercitato funzioni di legittimità, e sei laici, con gli stessi requisiti previsti per i membri del CSM, di cui tre nominati dal presidente della repubblica e tre sorteggiati in una lista predisposta dal parlamento in seduta comune.
In sintesi: la riforma è pensata per porre fine al dominio delle correnti e al controllo di un soggetto privato su di un organo di rilevanza costituzionale. Sarebbe la fine del potere dei mandarini.
Ecco il motivo dell’ intervento massiccio dell’ ANM nella campagna referendaria: un sistema di potere autoreferenziale sta lottando per la propria sopravvivenza.
Ed ecco un altro motivo per cui è necessario votare SI.
8 - Continua
Proprio al tema decisivo della lotta alle correnti e alla politicizzazione della magistratura è legato il motivo più segnatamente cattolico per votare SI. Un motivo che ha un nome e un cognome: Magistratura Democratica.
Di questo, però, parleremo ne
lla prossima puntata.
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