01 settembre 2019

L’Unione Democratica di Centro, un populismo svizzero e gentile

di Enrico Maria Romano
Tra i tanti partiti e movimenti che compongono il populismo europeo, ce n’è uno di cui si parla poco, forse anche perché il nome risulta poco accattivante per coloro che intendono stabilire una precisa identità tra populismo e destra più o meno estrema.

Tale partito, è l’Unione Democratica di Centro, fondato nel 1971 in Svizzera e oggi guidato dall’ingegnere agronomo Albert Rösti. Le tematiche forti del partito – riassumibili nello slogano più società, famiglia e tradizione, e meno tasse e burocrazia di Stato – stanno nella difesa della cultura elvetica, nel mantenimento della Svizzera rigorosamente fuori dalla Unione Europea (e dall’euro), e nella sicurezza delle strade e del domicilio come prime libertà dei cittadini.

Oltre ovviamente, alla lotta - pacata nei modi ma ferma nella sostanza - contro l’immigrazione (illegale, non scelta e senza regole e principi che la contengano). E proprio su quest’ultimo tema si è svolta a Berna, il 13 agosto scorso, la conferenza stampa del partito per programmare l’agenda politica del 2019-2020.

Secondo Rösti, nel 2018 nella tranquilla ma forse un po’ idealizzata Svizzera, ci sono state oltre 432.000 infrazioni del Codice penale vigente e 76.308 violazioni della legge sugli stupefacenti. Gli indagati di origine straniera sono aumentati del 4% in un solo anno, e la proporzione dei crimini commessi dagli stranieri non integrati o giunti da poco è certamente superiore, anche lì, al loro numero effettivo.

In particolare, il presidente dell’UDC ha reso noto che nel 2018 sono stati denunciati alla polizia elvetica ben 626 stupri. Quasi 2 al giorno, per una nazione che facilmente ci immaginiamo crime free e che conta appena 8.500.000 abitanti (in pratica meno della sola Lombardia).
Ebbene, “sui 527 accusati, 317, quindi il 60%, erano stranieri” e la proporzione tocca i due terzi, se si contano gli atti analoghi allo stupro (toccamenti, esibizionismo, etc.), ma comunque di natura sessuale. Anche i casi di violenza domestica, a cui gli svizzeri sono particolarmente attenti, riguardano principalmente i residenti di origine straniera, fino a superare il triplo di quanto commesso dai cittadini elvetici.

Un conto quindi è dire con i poeti alla Saviano che l’immigrazione favorisce la pace e il progresso, un conto è citare i numeri, anche perché come diceva qualcuno “i numeri sono ostinati”…
Virna Conti, presidente dei giovani dell’UDC di Ginevra, nella stessa conferenza stampa, ha dichiarato che le donne in genere, e in particolare quelle più giovani, si sentono sempre meno sicure sulle strade delle città elvetiche. E si registra anche nella nostra civile vicina, di anno in anno, un aumento degli insulti misogini verso le donne “senza onore”, che per certi stranieri sarebbero le occidentali, specie se fumano, bevono o mettono una minigonna… Nell’abituale assordante silenzio delle femministe, ovviamente.

Secondo il consigliere nazionale Mauro Tuena, l’immigrazione di massa o non selezionata alla fonte e all’ingresso in Svizzera, ha introdotto nuove forme di criminalità prima sconosciuta. Come quella dei clan turchi o rumeni che agiscono come piccole mafie, chiuse e ben organizzate, dandosi allo spaccio di droga, allo sfruttamento della prostituzione e al riciclaggio del denaro sporco.
A tutto ciò, fa riscontro un sensibile aumento, riportato dal funzionario della polizia di Zurigo Thomas Werner, delle violenze e delle ingiurie contro gli uomini in divisa: militari, poliziotti, e perfino pompieri e finanzieri. E molto spesso tali delitti vengono commessi da stranieri ubriachi o sotto l’effetto di droghe.

Insomma l’abolizione dei confini, l’immaginario propagandato ad arte dell’uomo cittadino del mondo e dell’immigrazione e la multiculturalità come futuro meraviglioso per tutti, si rivelano più o meno ovunque delle pie leggende, fabbricate però con bassi intenti politici.
La conclusione di Albert Rösti è che i delinquenti stranieri condannati a pene severe “devono essere sistematicamente espulsi dopo aver scontato la pena”. E anche su questo non si vede come dar torto allo svizzero.
Infine, una domanda finora senza risposta. Perché sarebbe assurdo per noi italiani o per altri proporre un’uscita dall’UE, se coloro che hanno certamente un’economia più florida della nostra e una minore disoccupazione, della UE non vogliono far parte?

 

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